Mario Contino è un noto ricercatore ed esperto di fenomeni paranormali, leggende e folklore. Autore poliedrico e artista che vanta numerose pubblicazioni Mario Contino, oltre a essere il Fondatore dell’Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (AIRM) e membro della Federazione Ufologica Italiana (FUI), si occupa di preservare la tradizione popolare in un mondo sempre più minacciato dalla razionalità incitando ad aprirsi a nuove possibilità di pensiero.
Intervista a Mario Contino, esperto e ricercatore di fenomeni paranormali

M.M.: In un mondo che si pone sempre meno domande lei è ormai un punto di riferimento nel campo del mistero, del folklore e del paranormale: Ma come nasce l’esplorazione dei miti, delle leggende, e la passione per il paranormale?
Mario Contino: L’esplorazione dei miti, delle leggende e la mia passione per il paranormale nascono da un profondo desiderio di comprendere ciò che sfugge all’apparenza, ciò che la scienza spesso ignora o etichetta come superstizione. Fin da giovane sono stato affascinato da quei racconti che si tramandano da generazioni, soprattutto nel folklore del Sud Italia, dove le storie di spiriti, creature misteriose e fenomeni inspiegabili si intrecciano con la vita quotidiana delle persone. Quello che per molti è solo fantasia, per me è un patrimonio culturale da preservare e studiare con serietà. Ogni leggenda contiene un frammento della nostra storia, della nostra identità, e forse anche della nostra spiritualità. È da qui che nasce la mia ricerca: dal bisogno di dare voce a ciò che è stato dimenticato e troppo spesso deriso, ma che continua a vivere nel cuore della nostra millenaria tradizione.
M.M.: Lei è uno studioso e ricercatore ma cosa significa fare ricerca e studiare un campo dove non si ha certezza del fenomeno? Il fenomeno paranormale può essere analizzato scientificamente?
Mario Contino: Fare ricerca in un ambito come quello del paranormale significa accettare l’idea che non tutto sia immediatamente misurabile o replicabile secondo i canoni della scienza tradizionale. Questo non implica che si debba rinunciare alla serietà del metodo. Studiare un fenomeno incerto richiede apertura mentale e soprattutto onestà intellettuale: bisogna distinguere ciò che è documentabile da ciò che è frutto di suggestione o invenzione, ma senza escludere nulla a priori come invece fanno alcune note associazioni che operano nel mio medesimo settore.
La ricerca diventa così un lavoro di raccolta, confronto, analisi interdisciplinare — tra antropologia, psicologia, storia e, dove possibile, anche scienza. Il fenomeno paranormale, in alcuni casi, può essere analizzato scientificamente, ma entro certi limiti (lo spiego meglio nel mio libro Paranormale Svelato – Tribal Edizioni, 2025). La scienza si basa su osservabilità e ripetibilità, caratteristiche che spesso mancano nei fenomeni anomali. Tuttavia, ciò non significa che non si possano usare strumenti scientifici per indagarli: registrazioni audio, analisi ambientali, fotografie UV ed IR, testimonianze verificate… tutto può contribuire a creare un quadro più chiaro e rendere questo “paranormale” un po’ più normale. Il problema non è la scienza in sé, ma l’approccio: occorre una scienza più aperta, meno dogmatica, disposta ad ascoltare prima di giudicare.
Manifestazioni di entità e realtà tangibili
M.M: Ha mai avuto una manifestazione di esseri elementali, entità o del paranormale in generale nella sua vita?
Mario Contino: Sì, posso dire di aver vissuto un’esperienza che ancora oggi mi accompagna nei ricordi. Avevo circa 14 anni e mi trovavo in un bosco del Sud Italia, una zona che conoscevo bene e frequentavo spesso durante i picnic estivi, nel Cilento (SA). In quell’occasione, osservai delle sfere luminose muoversi tra gli alberi, in silenzio, con movimenti che all’epoca mi parvero quasi “intenzionali”. Fu un momento suggestivo che mi colpì profondamente.
Ci tengo però a precisare che, all’epoca, non avevo gli strumenti per determinare la natura del fenomeno: non posso dire con certezza se si trattasse di un evento paranormale, di un fulmine globulare, di un fuoco fatuo o di qualche altro fenomeno naturale poco conosciuto. Quell’esperienza sicuramente accese in me una curiosità ancora più profonda verso ciò che si cela oltre il velo dell’apparenza.
M.M: Da bambini, un po’ per citare la filosofia del fanciullino pascoliano, si è molto più propensi a credere nel fantastico; perché, secondo lei, crescendo si diventa più scettici a riguardo e come mai c’è questa ‘’repulsione’’, quasi, al mistero e questo attaccamento viscerale solo alla realtà tangibile?
Mario Contino: Credo che il motivo principale risieda nel peso dei condizionamenti sociali che si rafforzano man mano che si cresce. Da bambini si è naturalmente inclini alla meraviglia, alla fantasia, all’accettazione del mistero come parte integrante della realtà. Col tempo, però, la società ci insegna che per essere credibili, rispettati e “adulti” bisogna essere razionali, concreti, aderenti a una visione del mondo esclusivamente materiale.
Questa trasformazione non nasce solo da un’evoluzione del pensiero, essa infatti è un vero e proprio meccanismo di difesa: il pregiudizio verso ciò che è ignoto o poco spiegabile genera timori, tra cui quello, molto concreto, di essere derisi, isolati, o addirittura penalizzati nel proprio ambiente di lavoro.
Parlare di mistero, di leggende o di paranormale può significare esporsi al rischio di essere etichettati come ingenui, creduloni, o “lo stupido di turno”. Per questo molti scelgono il silenzio, anche quando hanno vissuto esperienze fuori dall’ordinario. Conosco professori universitari molto importanti in ambito internazionale che credono nei fenomeni paranormali, ma non possono ammetterlo pubblicamente, non lo faranno mai. È un peccato, perché in questa chiusura perdiamo una parte essenziale dell’essere umano: la capacità di stupirsi, di interrogarsi, di accettare che non tutto si possa racchiudere in una formula matematica nota, bisogna crearne altre.
Dalle Fate ai Folletti passando per i fenomeni ufologici
M.M: Nel libro ‘’Fate e Folletti’’ lei parla del folklore legato ai miti e alle leggende e di entità con tanto di testimonianze: C’è stato un motivo particolare che l’ha portato a redigere quest’opera?
Mario Contino: Sì, il motivo che mi ha spinto a scrivere Fate e Folletti è stato il desiderio di dare dignità culturale a un patrimonio spesso sottovalutato o relegato al mondo dell’infanzia. Crescendo in una terra come la Puglia, ricca di storie tramandate oralmente, ho compreso quanto queste narrazioni non siano semplici “fiabe”, ma veri e propri frammenti di identità collettiva: reminiscenze di epoche ormai dimenticate, ma in qualche modo ancora vive.
Ho voluto raccogliere e analizzare testimonianze, racconti popolari, ed esperienze personali e altrui, per mostrare come il folklore degli spiriti della natura – fate, folletti, spiritelli – sia ancora presente, seppur spesso celato dietro il velo del ridicolo. L’opera nasce quindi da un’urgenza culturale: restituire voce a queste figure e riconoscerne l’importanza nel tessuto della nostra tradizione. Il mio è un desiderio potente, quello di riscoprire un modo diverso di guardare il mondo, più sensibile, più rispettoso del mistero e dell’invisibile. Più rispettoso delle nostre radici culturali.
M.M: Per quanto riguarda i fenomeni ufologici, anch’essi oggetto di ricerca dei suoi studi, ha raccolto testimonianze dirette a riguardo?
Mario Contino: Sì, nel corso delle mie ricerche mi è capitato di raccogliere alcune testimonianze dirette legate a fenomeni ufologici, ma ci tengo a precisare che mi occupo di questo ambito solo in maniera secondaria. Non mi definisco un ufologo, anche se riconosco l’importanza del tema e la complessità dei fenomeni riportati.
Il mio interesse nasce dal fatto che alcuni eventi di natura ufologica sembrano seguire schemi ricorrenti anche in ambiti diversi, come quelli legati al mondo spiritico o alle manifestazioni paranormali più tradizionali. In alcune testimonianze, ad esempio, emergono elementi come luci intelligenti, interferenze percettive o effetti psicofisici simili a quelli descritti in contesti medianici o mistici. Per questo motivo, ho ritenuto utile includere anche tali fenomeni nei miei studi, cercando connessioni che possano offrire una lettura più ampia e interdisciplinare del mistero.
Mario Contino, investigare sui fenomeni paranormali: Metodi, strumenti e casi mediatici
M.M.: Ci sono degli strumenti o dei metodi appositi per investigare i fenomeni paranormali?
Mario Contino: Sì, esistono strumenti e metodi utilizzati nell’investigazione dei fenomeni paranormali, ma prima di tutto credo che il vero strumento indispensabile sia la mente razionale. È molto importante mantenere un approccio critico e lucido, per evitare che ogni rumore o ombra venga subito interpretato come la manifestazione di un’entità o, peggio, di un demone. Purtroppo, molti gruppi che si definiscono “ghost hunters” cadono proprio in questo errore — e talvolta lo fanno volutamente — alimentando una narrativa sensazionalistica che finisce per danneggiare anche chi affronta questi temi con serietà e metodo.
Detto questo, nell’ambito dell’indagine si possono utilizzare strumenti scientifici in grado di monitorare parametri ambientali e biofisici: rilevatori elettromagnetici, microfoni ad alta sensibilità, registratori capaci di captare infrasuoni o ultrasuoni, telecamere che riprendono nello spettro dell’infrarosso o dell’ultravioletto… Tutti strumenti che permettono di ampliare i limiti della percezione umana e registrare eventuali anomalie. Ma, anche in questo caso, ciò che conta è la capacità di interpretare i dati con senso critico, evitando suggestioni e forzature. La vera indagine è fatta di pazienza e tanta umiltà.
M.M: C’è stato un caso misterioso che ha suscitato attenzione a livello mediatico da cui è stato deluso?
Mario Contino: Sì, devo ammettere che spesso i casi che ricevono grande attenzione mediatica finiscono per deludere. Molti dei cosiddetti “castelli infestati”, ad esempio, si rivelano essere poco più che trovate di marketing, create per attirare turismo e curiosità, piuttosto che basate su reali evidenze di fenomeni anomali. Questo tipo di spettacolarizzazione, purtroppo, svilisce la ricerca seria e alimenta stereotipi che allontanano il pubblico da un approccio autentico e approfondito al mistero.
In passato, sono stato anche aspramente criticato per aver messo in dubbio l’esistenza – presunta o tale – di certi celebri fantasmi italiani, considerati da molti “intoccabili” per il mito costruito attorno a loro. Ma la mia intenzione non è mai stata quella di demolire le credenze popolari, bensì di ricercare la verità, o quantomeno di fare chiarezza.
Trovo molto più interessanti e stimolanti le indagini condotte in luoghi meno noti, lontani dai riflettori: boschi, antichi siti archeologici, o anche alcune dimore private che custodiscono storie e testimonianze poco conosciute ma spesso molto più genuine e suggestive. È lì che, a mio avviso, si nasconde il vero cuore del mistero.
Prove sull’esistenza delle fate: L’importanza di un approccio multidisciplinare
M.M: Nel libro ‘Fate e Folletti’ lei riporta varie testimonianze sull’avvistamento di Fate, appunto; notissima la storia delle foto realizzate dalle cugine di Cottingley, a cui diede credito anche Sir Arthur Conan Doyle. Ma attualmente esistono prove concrete come immagini o video della loro esistenza?
Mario Contino: Parlare di prove concrete in ambito di avvistamenti di fate o entità simili è estremamente complicato, soprattutto perché ci muoviamo in un campo che sfugge al metodo scientifico tradizionale, basato sull’empirismo e sulla ripetibilità del fenomeno. La scienza, giustamente, richiede che un evento sia osservabile, misurabile e ripetibile in condizioni controllate.
Ma come si può applicare questo criterio a fenomeni che sembrano manifestarsi in modo sporadico e, presumibilmente, legati a forme di vita intelligenti e autonome? Come si potrebbe, per esempio, “convincere” una fata (ma potremmo dire un folletto, un fantasma, uno spirito X) a presentarsi di nuovo per soddisfare le esigenze di verifica del metodo scientifico? Fino a quando non cambierà l’approccio a questo tipo di manifestazioni — un approccio che dovrebbe essere più aperto, multidisciplinare, e meno dogmatico — è difficile immaginare che si possa arrivare a ciò che comunemente viene definito “prova certa”.
Personalmente, posso dire di aver raccolto molte testimonianze e documentazioni che considero degne di attenzione, e in certi casi anche convincenti. Ma confesso anche di avere poca voglia di esporle pubblicamente, perché spesso ci si scontra non con uno scetticismo sano, ma con un atteggiamento ostile, fatto di ridicolo gratuito, offese e chiusura mentale. Non si può fare vera ricerca se ogni tentativo di confronto viene accolto con derisione invece che con spirito critico e rispetto.
Mario Contino, il paranormale in Italia e il mondo accademico
- M.M: Secondo lei, in futuro, c’è possibilità che questo campo di studio possa diventare disciplina accademica?
Mario Contino: Sì, credo che in futuro ci sarà sempre più spazio per un approccio accademico allo studio del paranormale anche in Italia, anche se molto dipenderà dalla disponibilità della comunità scientifica a superare pregiudizi radicati e ad aprirsi a nuove possibilità di indagine. In realtà, in diverse università del mondo il paranormale è già materia di studio, trattato da una prospettiva multidisciplinare che coinvolge psicologia, antropologia, filosofia e persino fisica teorica. Questo avviene ad esempio presso l’University of Edinburgh (Scozia) che ospita l’Unit for the Study of Parapsychology, una delle più autorevoli al mondo nello studio scientifico dei fenomeni paranormali. Posso citare anche la University of Virginia, negli Stati Uniti, che attraverso la Division of Perceptual Studies, studia da decenni casi di esperienze di premorte, reincarnazione e coscienza non locale.
Questi esempi (ve ne sono altri) dimostrano che esiste già un’attenzione seria e strutturata al tema, sebbene in Italia — e in generale nei paesi di cultura più rigidamente positivista — questo tipo di ricerca sia ancora guardato con sospetto. Il mio augurio è che si possa arrivare, anche nel nostro Paese, a un’apertura che consenta lo studio del paranormale con rigore ma senza preconcetti, affinché il mistero possa essere indagato, se non spiegato, con strumenti adeguati e rispetto per chi se ne occupa seriamente da decenni.
Stella Grillo
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