Le forze di sicurezza dell’Iran si sono scontrate con i manifestanti che hanno organizzato un sit-in al Gran Bazar di Teheran, lanciando gas lacrimogeni ed espellendo i dimostranti. La violenza di martedì, in un luogo che ha un significato storico, essendo stato un centro importante durante la rivoluzione del 1979, arriva mentre i gruppi per i diritti umani accusano le autorità dell’Iran di reprimere i dissidenti.
Secondo l’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists (HRNA), almeno trentacinque persone sono state uccise negli scontri e nelle proteste, scatenate dalla crisi economica e dall’aumento dei prezzi, e più di milleduecento sono state arrestate dall’esercito del governo. Un video, girato nella provincia di Illam, a sud-ovest della capitale, mostra le forze di sicurezza in assetto antisommossa entrare in un ospedale, alla ricerca dei manifestanti.
Trump minaccia un intervento in Iran
Nonostante la violenza, le proteste non hanno mostrato segni di rallentamento, con dimostrazioni in oltre duecentocinquanta località, in ottantotto città in tutto il Paese, come riportano i dati HRNA. La guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha detto che le richieste dei manifestanti erano legittime, ma che i rivoltosi tra i manifestanti dovevano essere «messi al loro posto». Donald Trump ha minacciato di intervenire in Iran se il governo dovesse uccidere altri rivoltosi, un commento che ha suscitato rabbiosi avvertimenti da parte di alti funzionari iraniani.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha ribadito che gran parte della situazione economica è fuori dal controllo del governo, avvertendo i cittadini in tumulto che qualsiasi intervento da parte dell’esecutivo avrebbe potuto solo peggiorare un’inflazione già in forte crescita. «Il governo fondamentalmente non ha questo potere. Anche se volesse farlo, sarebbe costretto a esercitare una forte pressione sui decili inferiori della società stampando moneta. Il reddito del paese è certo e le nostre risorse non sono illimitate», ha provato a giustificarsi.
Federica Checchia





