Cultura

Isabel Allende, buon compleanno “Mujer del alma mia”

Scrittrice e giornalista cilena, Isabel Allende nasce a Lima, in Perù, nel 1942. Cittadina del mondo già da bambina, si trasferisce in Bolivia, Europa, Libano, poi di nuovo in Cile, per stabilizzarsi negli Stati Uniti dal 1989. Nei suoi mondi racconta storie ispirate a fatti accaduti realmente nel presente e passato, non così remoto, del Cile e del Sud America, e di episodi di vita privata e familiare.

Isabel porta il cognome di Salvador, cugino del padre e futuro presidente del Cile, ucciso l’11 settembre del 1973, durante il Colpo di Stato ad opera del dittatore Pinochet. In seguito al golpe, la Allende si trova costretta ad abbandonare il paese insieme alla famiglia, per trasferirsi a Caracas, Venezuela, fino al 1988.

La forza e la tenerezza della penna di Isabel Allende

Isabel Allende Credits: bookbankpiacenza.com
Isabel Allende

Col suo primo romanzo, La casa de los espíritus, del 1982, si è subito affermata come una delle voci più interessanti della narrativa sudamericana contemporanea. Qui rievoca l’ambiente della casa del nonno, dove ha vissuto nel periodo cileno, insieme con quella fastidiosa concezione strettamente patriarcale che ha respirato. Successivamente, la pubblicazione di De amor y de sombra, nel 1984, Eva Luna, 1987, Los cuentos de Eva Luna, 1989, El plan infinito, 1991. Nel 1992 muore sua figlia Paula, ammalata di porfiria, e nel 1994 esce il libro che porta il suo nome, uno dei suoi romanzi più toccanti dove, in una sorta di diario, la Allende racconta i ricordi degli anni passati insieme.

È il periodo, questo, in cui prende forma lo stile caratteristico della scrittrice, che unisce un linguaggio giornalistico e il realismo magico, la metafora e la brutalità, la responsabilità politica e storica e il romanticismo e la magia, il tutto contornato da un senso dell’umorismo dolce e indulgente. Il suo lavoro è stato classificato nel movimento letterario conosciuto come posboom, definito anche da alcuni critici novisima literatura. I suoi scritti sembrano spesso autobiografici, ma l’autrice stessa definisce quei racconti come “memorias“- ricordi- “collezioni di ricordi più vicine alla finzione che alla realtà”.

“Donne dell’anima mia”, un omaggio da una donna ad altre donne

Quando Isabel era ancora bambina, mamma Panchita è costretta a trasferirsi con i figli a Santiago del Cile, nella casa di famiglia, in una condizione di vulnerabilità e sottomissione ai maschi di famiglia dalla quale l’autrice vorrà sempre emanciparsi “Non perché me l’abbia insegnato lei, ma perché l’ho vista coi miei occhi priva dei diritti che avevano invece i suoi fratelli, i miei zii, mio nonno; costretta in sostanza a vivere di carità. E avrei voluto difenderla“. Dinamiche di questo tipo ispirano i caratteri tipici delle donne protagoniste dei racconti: sono donne che si sposano troppo giovani, inconsapevoli dei piaceri, che vivono tra machismo e repressione.

Femminista da sempre, perfino prima di conoscere il significato del termine, nel 2020 ci fa un grandissimo regalo pubblicando Mujeres del alma mia, una memoria che attraversa alcune tappe della vita dell’Allende, incontri decisivi con donne decisive. Il testo tenta di far comprendere le origini del femminismo dell’autrice, della ribellione al patriarcato, al maschilismo nella sua accezione più ampia.

La scrittrice Isabel Allende presiede una fondazione che “lavora per dare potere alle donne“, come afferma, donne forti, coraggiose, combattenti, che l’hanno ispirata a livello personale e professionale. Mujeres del alma mia nasce proprio da questo, dal confronto con altre donne, dalla ricchezza spirituale di questi incontri, passando per tappe autobiografiche della Isabel adolescente, per arrivare alla donna che è oggi, che afferma con orgoglio:

Non esagero quando dico che sono femminista dai tempi dell’asilo“.

Joelle Cotza

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