Un nuovo attacco israeliano ha colpito il Libano, in serata i sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del gruppo filo-iraniano Hezbollah, per la prima volta dall’entrata in vigore della tregua il 17 aprile. Israele ha colpito in particolare Dahieh, un quartiere a sud della città dove è più presente Hezbollah, il gruppo politico-militare e alleato dell’Iran. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che l’obiettivo era uccidere un comandante della Forza Radwan, un corpo per operazioni speciali di Hezbollah.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rivendicato l’attacco aereo su Beirut, precisando di aver dato l’ordine, insieme al ministro della Difesa Israel Katz, di «neutralizzare» il comandante della Forza Radwan, unità di elite di Hezbollah. «I terroristi della Radwan sono responsabili del lancio di razzi contro gli insediamenti israeliani e dell’attacco ai soldati delle Idf. Nessun terrorista ha l’immunità – la lunga mano di Israele raggiungerà ogni nemico e assassino – ha affermato Netanyahu su X – Abbiamo promesso di portare sicurezza ai residenti del nord e così faremo».

Libano, ucciso il comandante delle unità di elite di Hezbollah 

Malek Ballout, alto comandante di Hezbollah appartenente alla forza d’élite Radwan, è stato ucciso in un attacco israeliano nei sobborghi meridionali di Beirut. Lo ha riferito all’Afp una fonte vicina al gruppo, identificando la vittima come il “comandante delle operazioni della forza Radwan”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva confermato in precedenza che l’obiettivo dell’operazione era “il comandante della forza Radwan di Hezbollah”, senza fornire ulteriori dettagli sull’attacco. 

Dopo l’entrata in vigore dell’accordo per il cessate il fuoco, Israele e Hezbollah hanno continuato ad attaccarsi reciprocamente, soprattutto nel sud del Libano. L’esercito israeliano intanto ha occupato una grossa fascia di territorio a nord della linea di demarcazione internazionale tra i due paesi, dove sta cercando di creare quella che è stata definita una “zona di sicurezza”: un’area che vuole rendere inabitabile, di modo che Hezbollah non possa operarvi, anche con tattiche contrarie al diritto internazionale e che possono essere considerate crimini di guerra.