Cronaca

Istat, Italia: calo dei giovani disoccupati – ritorno al 1977 – anche se prevale il part-time

In Italia il tasso di disoccupazione dei giovani diminuisce fortemente rispetto al novembre 2016. Mai così tanto lavoro dal 1977, anche se la maggior parte degli impieghi sono part-time e anche le quantità di ore di lavoro sono inferiori. Sì all’ottimismo, ma con cautela.

Certamente una buona notizia, quella dell’Istat. Riguarda, i giovani e la disoccupazione in Italia, che a Novembre scende a 32,7% nella fascia tra i 15 e i 24 anni. In calo di 1,3 punti rispetto a ottobre.
L’Istituto nazionale di statistica ci mostra un grande divario rispetto all’anno precedente, ovvero al novembre 2016, un calo di 7,2 punti percentuali.

Istat, Italia: calo dei giovani disoccupati - ritorno al 1977 -  anche se prevale il part-time
Credits: ilsole24ore.it

E’ decisamente il tasso più basso da gennaio 2012. I giovani di questa fascia di età, che possiedono un lavoro, coprono il 17,7% e rispetto ad ottobre l’aumento è di 0,5 punti, mentre, rispetto a novembre 2016, di 1,4 punti.
Quindi, i disoccupati totali sono 2.855.000, con un calo di 18.000 unità su ottobre e di 243.000 unità su novembre 2016.

Il tasso di occupazione 15-64 anni è salito al 58,4% con un aumento di 0,2 punti percentuali su ottobre e di 0,9 punti su novembre 2016. Per le donne il tasso di occupazione sale al 49,2%, il livello più alto di sempre.

Aumentano anche i dipendenti e occupati over 50. Risultano, infatti, in aumento i dipendenti, sia permanenti sia, in misura maggiore, a tempo determinato, mentre sono in lieve calo gli indipendenti. In valori assoluti aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+396mila), ma anche i 15-34enni (+110mila), mentre calano i 35-49enni (-161mila).

Il 1977
Secondo l’Istat si tratta del livello più alto dall’inizio delle serie storiche, ovvero dal 1977, quando Elvis Presley faceva concerti e la ghigliottina tagliava ancora teste, per le strade venivano catturati Vallanzasca e Turatello, mentre sull’asfalto dei circuiti di Formula 1 si consumava la leggendaria sfida tra Nicky Lauda e James Hunt. Un un anno importante per l’Italia, piuttosto simile, per tanti versi, al 2014, caratterizzato da politiche di austherity, politici sotto inchiesta e richieste di impeachment.

Tornando ad oggi, si tratta di un calo record della disoccupazione giovanile per l’Italia. Che però, nonostante la discesa, resta comunque la terza più alta d’Europa dopo Grecia (39,5% a settembre) e Spagna (37,9%). Il tasso più basso si registra invece in Repubblica Ceca (5%) e Germania (6,6%).

“#Lavoro. A novembre il numero di occupati ha raggiunto il livello più alto da 40 anni. E scende anche la disoccupazione giovanile. Si può e si deve fare ancora meglio. Servono più che mai impegno e serietà, non certo una girandola di illusioni” – così, il Premier Paolo Gentiloni, su Twitter, commenta le statistiche.

Sono certamente dati positivi, ma vanno letti con cautela e non vanno fatti passare per propaganda in via delle prossime elezioni del 4 marzo.
Certo, gli occupati sono al massimo storico, ma una parte rilevante dei posti di lavoro che si sono creati a novembre, (circa 54 mila) sono a tempo determinato. Le assunzioni a tempo indeterminato,invece, sono molte meno, circa 14 mila.
Anche la quantità di ore lavorate è ancora inferiore, anche se in ripresa.
Nel 2008 gli italiani lavoravano per quasi 11,5 miliardi di ore ogni trimestre, nel 2017 sono rimasti sotto gli 11 miliardi di ore.

Senza dubbio oggi molte più persone e, specialmente molti più giovani, possiedono un impiego, ma considerando anche il basso numero delle offerte lavorative, molti ragazzi italiani si accontentano di un lavoro part-time o a orario ridotto.

Per questo, sì all’essere ottimisti, ma in primis, mai dimenticare di essere realisti.

Martina Onorati

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