Jair Bolsonaro è stato messo agli arresti domiciliari da Alexandre de Moraes, il giudice della Corte Suprema che guida tutti i casi più importanti, e che recentemente è stato sanzionato dall’amministrazione Trump proprio come ritorsione politica per il processo a Bolsonaro.
Il giudice ha disposto gli arresti domiciliari per Bolsonaro, citando una “reiterata inosservanza” delle decisioni del tribunale e sospettando che il politico, che i suoi sostenitori chiamano “il Mito“, stia esercitando pressioni sull’esito del processo tramite i social media. Un’accusa che si inserisce in un quadro più ampio: quello di aver cospirato per impedire il ritorno al potere del suo rivale, Luiz Inácio Lula da Silva, sconfitto alle elezioni del 2022.
I legali dell’ex presidente hanno detto che faranno ricorso contro il provvedimento. Tra le altre cose gli vieta di utilizzare un cellulare o di ricevere visite al di fuori di quelle dei suoi avvocati o di persone autorizzate dal tribunale. De Moraes ha contestato a Bolsonaro di aver partecipato virtualmente a una protesta contro la Corte Suprema a Rio de Janeiro nonostante gli fosse stato proibito di usare i social, «direttamente o tramite terze parti», e di mantenere contatti con altri indagati, tra cui il figlio Eduardo.
Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato l’ordinanza: il presidente Donald Trump è un alleato politico di Bolsonaro e aveva definito «una caccia alle streghe» il processo contro di lui, al punto da usarlo per giustificare i dazi del 50 per cento prospettati al Brasile.
Dopo aver perso per un soffio le elezioni del 2022, Bolsonaro è volato in Florida. Pochi giorni dopo, l’8 gennaio 2023, migliaia di suoi sostenitori hanno preso d’assalto le sedi delle istituzioni a Brasilia, chiedendo l’intervento militare. Già ineleggibile fino al 2030 per i suoi attacchi all’affidabilità delle urne elettroniche, l’ex presidente ora attende l’esito del suo destino legale, che sarà deciso in poche settimane.
Bolsonaro governò il Brasile dal 2019 al 2023, ed è sotto processo alla Corte Suprema con l’accusa di aver progettato un colpo di stato, di aver incoraggiato i suoi sostenitori ad assaltare gli uffici delle principali istituzioni governative nella capitale Brasilia all’inizio del 2023 e di aver progettato – senza poi realizzarlo – l’omicidio di tre avversari politici: Lula, il suo vicepresidente Geraldo Alckmin e il giudice de Moraes.





