Cinema

Jeong-sun: l’esistenza quotidiana sconvolta dal revenge porn

Jeong-sun, film diretto da Jeong Ji-hye, è in concorso alla Festa del Cinema di Roma. La pellicola, intitolata come la sua protagonista (interpretata da Kim Kun-soon), ha come tema principale quello della cyber-violenza e dei reati digitali di natura sessuale

Jeong-sun: una donna come tante

jeong-sun
Un frame di Jeong-sun

La protagonista, Jeong-sun, è un’operaia di mezza età che vive una vita monotona, ripetitiva, scandita dai ritmi della fabbrica in cui lavora. Il rapporto con sua figlia è altalenante e sul posto di lavoro inizia a vivere i primi conflitti con le operaie più giovani, percependo il ricambio generazionale. La vita della donna cambierà quando, in seguito alla relazione con un collega appena arrivato, Yeong-sun, verrà diffuso un suo video privato durante un momento di intimità.

La corea del Sud e il fenomeno della molka

Il tema del revenge porn e della diffusione di materiale privato online è sentitissimo in Corea del Sud. Qualche anno fa, infatti, le donne sudcoreane hanno denunciato e protestato contro il fenomeno della “molka”. Una serie di microcamere erano state installate in uffici, bagni e luoghi pubblici con lo scopo di riprendere le donne in momenti privati e di diffondere poi il contenuto su internet.

Un tema universale

Il tema, quindi, non sorprende. Ma è proprio l’inserimento all’interno della vita di una persona comune, di mezza età e che conduce una vita all’insegna della routine a dare la forza al film. Infatti, nei primi quaranta minuti della pellicola, si è calati all’interno di un’esistenza normale, si segue la vita di Jeong-sun in tutta la sua ripetitività e monotonia. Solo nella seconda parte del film emergerà il fulcro della vicenda: il revenge porn è qualcosa che può accadere a tutte, donne giovani o meno. 

Affrontare le conseguenze

Il film segue le conseguenze della violenza digitale: depressione, umiliazione, incapacità di agire. La polizia cerca di cooperare con la figlia di Jeong-sun ma spesso si lascia andare a commenti che sfiorano il victim blaming. L’unica che subisce conseguenze sul posto di lavoro è la vittima, mentre il suo carnefice rimane nella stessa posizione. Il film è sobrio, asciutto, in un certo senso quasi neorealista. Si segue passo per passo l’esistenza di una persona umile, debole, che subisce un torto ed un’umiliazione. La sceneggiatura è essenziale, ridotta al minimo indispensabile. La forza dell’arco narrativo di Jeong-sun, tuttavia, è quella di raccontare una persona comune, di una vita come tante, di far comprendere come, crimini di questo genere, possano toccare tutte le donne, ordinarie o meno.

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Carola Crippa

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