Cultura

Joan Miró: una vita dedicata alla sperimentazione

Joan Miró i Ferrà nasce in terra Catalana a Barcellona, nel 1893. L’artista del Novecento è associato all’avanguardia surrealista, ma la sua fu una breve permanenza nella corrente. Disegna già all’età di otto anni e inizialmente si dedica a studi commerciali, ma comprende ben presto che la vita lo porterà da tutt’altra parte. Da una sua citazione:

Se vi è qualcosa di umoristico nella mia pittura, non è il risultato di una ricerca cosciente. Questo humour deriva forse dal bisogno di sfuggire al lato tragico del mio temperamento. È una reazione, ma involontaria.

Si iscrive all’accademia privata di Francisco Galì e poi alla Libera Accademia di disegno del Cercle Artístic de Sant Lluc. Ciò che influenzò la sua arte furono i graffiti primordiali delle pitture rupestri, come quelli delle grotte di Altamira, in Spagna. Questi attraverso tratti semplici rimandavano ad un significato universale. Anche gli artisti nordici come Hieronymus Bosch e Edvard Munch furono di ispirazione nelle sue opere, oltre all’arte catalana e agli artisti incontrati nel periodo parigino.

La dichiarazione di “Assassinio della pittura” di Joan Miró

Come dicevamo il rapporto tra Miró e il surrealismo fu di breve durata. Si distanziò da questa corrente perché non era in accordo con gli schematismi che vi erano all’interno. L’artista sentiva di dover sperimentare con le differenti tecniche e di doversi slegare da qualcosa di immutabile. Quello che permase nelle sue opere, dello stile surrealista, fu l’automatismo psichico, cioè la traduzione del proprio pensiero, nella pittura stessa, senza il filtro della ragione. Distaccandosi così dal tradizionale modo di dipingere.

Il Novecento è un periodo di fermento artistico, nel quale si sente la forte esigenza di evoluzione. C’è un cambiamento in atto nella società e nello stile di vita. Questo ovviamente si riflette sull’arte specchio della comunità. Gli artisti avanguardisti recisero così i loro legami con l’arte tradizionale, per approdare a qualcosa di completamente nuovo. La rappresentazione, come quella surrealista, tende a essere sempre più “surreale” per l’appunto. Gli oggetti non furono più dipinti con le sembianze cui il cervello umano attribuisce subito un senso logico. Ma nonostante l’illogico quello che è rappresentato ha pur sempre il suo significato, che non è di immediata comprensione.

In questo clima anche Miró è trascinato dalla volontà di cambiamento. Arriva a dichiarare, per segnare una separazione con il vecchio modo di fare arte, “l’assassinio della pittura”. Inizia a realizzare dei collage e costruzioni con materiali differenti dalla tela. Così prende le distanze dalla tradizionale tecnica ad olio, intendendo in questo modo andare oltre la pittura stessa. E cominciare così una fase di sperimentazione che non si arresterà mai più.

Joan Miró. 
Collage del 1929 
PhotoCredit: © MoMa di New York
Collage del 1929 custodito al MoMa New York

L’inquietudine scatenata dal regime dittatoriale di Francisco Franco

Sono gli anni ’40, periodi bui per la Spagna oppressa dalla dittatura del generale Francisco Franco, appoggiato tra l’altro dalla Germania nazista e dall’Italia fascista. Joan Miró si trova in isolamento in Francia, per sfuggire agli orrori della guerra. La paura, la tristezza e la depressione sono sue compagne quotidiane e le sue uniche consolazioni sono la musica, il cielo e la pittura.

È in questo momento della sua vita che crea una serie di ventitre tempere su carta di piccole dimensioni. Intitolata come “ciclo delle costellazioni“. Sono momenti di tormento che riesce a placare attraverso il colore e il disegno. Le tempere hanno uno sfondo quasi monocromo dal grigio – azzurro, al blu, al verde e al rosso. Come suggerisce lui stesso, la superficie della carta gli suscitava la nascita di figure umane, animali, stelle, il cielo, la luna e il sole, con linee grafiche ad arricchire il tutto.

Joan Miró
Femme et oiseaux è una tempera su carta che fa parte del ciclo delle costellazioni
PhotoCredit: © dal sito ArtsLife
Femme et oiseaux fa parte del ciclo delle costellazioni 1940 – 41

Miró tra ceramica e tecnica del riciclo creativo

Dopo la fine della guerra, Miró si approcciò anche all’utilizzo della ceramica realizzando delle sculture monumentali e creando un corpus di circa 230 opere. E tra il ’56 e il ’58 si dedicò in collaborazione con l’artista Josep Llorens Artigas a due murales ceramici uno intitolato al sole e uno alla luna per la sede centrale dell’UNESCO a Parigi. E per questo lavoro ottenne come riconoscimento il Guggenheim International Award.

Joan Miró
Murales in ceramica realizzato per la sede centrale dell'UNESCO di Parigi
PhotoCredit: © dal sito ArtsLife
Murales realizzato per la sede centrale dell’UNESCO, Parigi

Nella sua costante ricerca di nuove forme espressive, vi fu un periodo in cui si dedicò alle sculture in bronzo. L’artista le ricavava attraverso la fusione di oggetti ormai inutilizzabili e di scarto, per creare qualcosa di completamente nuovo. Diciamo una tematica molto attuale anche ai giorni nostri di riciclo creativo. Un po’ la storia che si ripete nel suo ciclo vitale.

La sperimentazione fu il filo conduttore di tutta la sua esperienza artistica, utilizzando tra i più svariati materiali, dalla tela alla carta, dalla ceramica al bronzo, al vetro. E per contenere una parte di tutta questa attività, nel 1975 mentre l’artista era ancora in vita, fu inaugurata la Fundaciò Joan Miró a Barcellona. Questa custodisce diecimila delle sue opere. L’apertura della fondazione è stata una ulteriore riconoscenza per aver trasmesso il suo messaggio all’umanità.

Joan Miró 
Una foto in bianco e nero dell'artista nell'atto di dipingere
PhotoCredit: © Altervista
Joan Miró nell’atto di dipingere

Marina Nicotra

Seguici su:

Facebook, Instagram, Metrò, La Rivista Metropolitan Magazine

Back to top button