Joe Cocker è stato uno dei più noti interpreti del rock e del blues. Il cantante inglese ha esordito all’età di soli 12 anni. La prima svolta è arrivata nel 1969 a Woodstock, dove ha eseguito un’intensa cover dei Beatles, With A Little Help From My Friend. Poi, tutta la carriera di Cocker è stata un continuo alternarsi di successi e cadute. Il cantante è diventato noto soprattutto per aver rivisitato canzoni già famose, rinvigorendole col suo inconfondibile graffio. Ripercorriamo insieme l’attività del bluesman, ribattezzato “mad dog” per la sua vita segnata dagli eccessi.

L’esordio pop di Joe Cocker

John Robert Cocker nasce il 20 Maggio 1944 a Sheffield, in Inghilterra. L’origine del soprannome “Joe”, pare derivi da un gioco che amava da bambino, chiamato “Cowboy Joe”. Sin da piccolo, Cocker è fortemente influenzato dalla musica di Ray Charles e Lonnie Donegan. L’artista canta per la prima volta in pubblico a 12 anni, nella sua città natale, quando il fratello maggiore, Victor, lo invita a suonare insieme alla sua band skiffle.

Poi, nel 1960, il giovane fonda insieme a tre amici la sua prima band, The Cavaliers. Il gruppo si scioglie dopo un anno. Joe lascia la scuola, lavora come apprendista tecnico del gas ma nel frattempo continua a inseguire il suo sogno di fare musica. Nel 1961, l’artista usa lo pseudonimo di Vance Arnold e suona con una nuova band, gli Avengers. Seguono i Big Blues (1963), e infine la Grease Band (1966). Durante questi anni, Joe suona soprattutto cover, in vari club e pub dell’Inghilterra. Dopo un iniziale insuccesso nel pop, trova la sua strada esibendosi con un repertorio più rock e blues.

Joe Cocker, With A Little Help From My Friends, Woodstock 1969

Joe Cocker, la svolta a Woodstock

Nel 1963, Cocker ha l’opportunità di salire sul palco per aprire, al Sheffield City Hall, un concerto dei Rolling Stones. L’anno successivo, il cantante firma un contratto come solista con la Decca. Pubblica così il suo primo singolo, I’ll Cry Instead, una cover dei Beatles, dall’album A Hard Day’s Night. Il brano si avvale della presenza di Jimmy Page e di Big Jim Sullivan alle chitarre. Il singolo, tuttavia, si rivela un flop, e il contratto con la Decca, alla fine del 1964, non viene rinnovato.

Una svolta per Joe arriva nel 1969, quando presenzia al mitico Festival di Woodstock, suonando davanti a circa mezzo milione di persone. Sul palco Cocker esegue una decina di brani, tra cui un’altra cover beatlesiana, With A Little Help From My Friends. Il musicista inglese, allora 25enne, è accompagnato dalla sua Grease Band. La performance ha luogo il 17 agosto ed è indimenticabile come poche altre. La scaletta di Woodstock, include, tra le altre, anche tre cover di Bob Dylan. Dopo il suo concerto, il festival è interrotto diverse ore per un temporale.

Joe Cocker, You Are So Beautiful (1975)

Eccessi, cadute e rinascite

Dopo l’intensa esibizione di successo a Woodstock, per Cocker arrivano anche i primi seri problemi di salute. Tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, Joe è costretto a saltare alcuni concerti. Abusa di alcol e droga, fatica a sostenere i ritmi dei tour e a star dietro gli obblighi dei contratti discografici. I suoi comportamenti sregolati e le sue interpretazioni molto fisiche, gli valgono il soprannome di “Mad Dog” (cane pazzo).

Nel 1972, dopo un assenza dalle scene di quasi due anni, il cantante intraprende un nuovo tour. Alla fine del 1973, nonostante la depressione e i problemi di salute, Joe torna in studio di registrazione. Incide il suo quarto album in studio, I Can Stand a Little Rain. Il disco ottiene recensioni positive. Tuttavia, i brani sono penalizzati dalle performance live di Joe, perché l’alcol riduce le sue grandi potenzialità vocali. Il cantante torna a scalare le classifiche americane nel 1975, con l’emozionante ballad You Are So Beautiful.

Joe Cocker, You Can Leave Your Hat On (1986)

You Can Leave Your Hat On, il più grande successo di Joe Cocker

Nella prima metà degli anni ’80, dopo quasi un decennio di anonimato, la carriera del bluesman torna a spiccare il volo. Il riscatto arriva con la sua versione di You Can Leave Your Hat On, scritta da Randy Newman e contenuta nella colonna sonora del film 9 settimane e ½. Sebbene la canzone sia stata interpretata anche da altri artisti, diventa famosa appunto grazie alla cover incisa da Cocker nel 1986. Ancora oggi, tutti associamo immediatamente questa hit mondiale all’atto dello striptease, ricordando l’iconica scena dell’ironico e sensuale spogliarello di Kim Basinger per Mickey Rourke nella pellicola.

Nello stesso periodo, Joe conosce Zucchero Fornaciari, che gli dedica la canzone Nuovo, meraviglioso amico, contenuta nell’album Rispetto (1986). Il bluesman britannico è poi ospite di Sugar nel Blue’s Tour del 1987 e nell’Oro, Incenso e Birra Tour del 1989. Cocker rimarrà amico del cantante italiano, nonché sua dichiarata fonte di ispirazione.

Joe Cocker, Unchain My Heart (1987)

I riconoscimenti, gli ultimi anni e la scomparsa

Negli anni a seguire, arrivano altri successi, come il singolo Unchain My Heart, contenuto nell’omonimo album uscito nel 1987 e nominato a un Grammy. Si tratta ancora di una cover, la prima registrazione era stata quella di Ray Charles nel 1961. Ma la potenza di Joe, bianco dalla voce nera, rende la canzone ancora più famosa e memorabile. Nel 1983 vince il Grammy Award come “Miglior interprete pop di un duo o di un gruppo” per Up Where We Belong, brano cantato con Jennifer Warners. Nel 1988 l’artista si esibisce alla Royal Albert Hall, e compare nel The Tonigth Show. L’anno successivo, suona addirittura per il presidente George Bush. Il cantante riesce a essere sempre più o meno presente in classifica anche per tutti gli anni novanta, continuando a lavorare pure nel nuovo millennio.

Ai Brit Awards del 1993 Cocker è candidato come Best British Male, mentre l’anno seguente apre il Woodstock ’94. Nel 2002 canta a Buckingham Palace, insieme a Brian May e Phil Collins, in occasione della commemorazione del Golden Jubilee di Elisabetta II. Quest’ultima, cinque anni più tardi, gli concede l’onorificenza OBE (Ordine dell’Impero Britannico). Sempre nel 2007, il cantante ha un cameo nel film musical Across the Universe. Durante la sua altalenante carriera, durata oltre cinque decenni, Cocker registra in totale ben 22 album in studio. L’ultimo è Fire It Up, nel 2012. Il “cane pazzo” del blues si spegne a Crawford, in Colorado, il 22 dicembre 2014, all’età di 70 anni, per un cancro ai polmoni. Nel 2008, la rivista statunitense Rolling Stone, lo aveva collocato al 97° posto della classifica dei cento migliori cantanti di tutti i tempi.

A cura di Valeria Salamone

Seguici su:

  • Facebook
  • Metropolitan Music
  • Instagram
  • Twitter