Il suo ultimo album, Swag, era uno spaccato onesto e disperato della sua crisi artistica e personale. Purtroppo, però, Justin Bieber non sembra aver superato le proprie difficoltà, e si è lasciato andare a un lungo sfogo sui social, parlando della sua carriera fino ad oggi, con tutti i suoi alti e bassi. La popstar ha accennato al successo prematuro con Baby, all’arresto nel 2014, ai problemi legali e ai suoi demoni.
Nel suo post, Bieber si è paragonato anche a Gesù, affermando di voler liberare l’industria musicale dal male. Attraverso frammenti di versetti della Bibbia, mescolati con i suoi pensieri, Justin ha tirato in ballo il lato oscuro di quella fama arrivata all’improvviso, quando era giovanissimo, riflettendo su come la fede in Gesù lo abbia aiutato a guarire dopo che l’industria musicale «non ha sempre protetto la mia anima».
L’attacco di Justin Bieber all’industria musicale
«Sono cresciuto in un sistema che premiava il mio dono ma non proteggeva la mia anima», ha scritto. «Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito usato, pressato, plasmato in qualcosa che non avevo scelto appieno. Quel tipo di pressione lascia ferite che non si vedono sul palco. Ho portato con me rabbia. Ho chiesto a Dio perché. Ma Gesù continua a incontrarmi nel mezzo del dolore, non scusando ciò che mi ha ferito, ma insegnandomi come non amareggiarmi […] Non sono un prodotto. Non sono ciò che l’industria musicale richiedeva. Sono un figlio… Non voglio bruciare l’industria. Voglio vederla rinnovata, più sicura, più onesta, più umana. Non ne sono uscito indenne. Sono cresciuto all’interno di un sistema che ha preso più di quanto abbia protetto. Il dolore era reale, ma non mi definisce più. Lo fa Gesù. Non parlo come una vittima che sanguina ancora, parlo come qualcuno restaurato».
Il cantante ha citato un passo del Vangelo di Giovanni: «Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi». E poi: «Poiché sono guarito, posso perdonare. Non per fingere che l’ingiustizia non sia mai accaduta, ma per far sì che non continui a vivere attraverso di me».
Federica Checchia





