Esteri

Kabul: ritrovato il piccolo Sohail

Smarrito nell’aeroporto di Kabul durante la presa dei talebani, il piccolo Sohail ha ritrovato la sua famiglia.


La storia che vorrei raccontarvi è quella del piccolo Sohail. Si tratta di quel neonato afgano che, durante la presa della città da parte dei talebani, si era smarrito nella calca all’aeroporto di Kabul.

Il piccolo è stato recuperato dal nonno. Sappiamo anche che presto sarà negli Stati Uniti con papà e mamma, insieme ai quattro fratellini fuggiti dall’Afghanistan. Ma anche se questo sembrerebbe un lieto fine, c’è qualcosa dietro.

Una riflessione sull’Afghanistan:

Accanto al piccolo Sohail c’è un uomo che piange. L’uomo si chiama Hamid Safi e lo ha “adottato” per cinque mesi. Quando il piccolo si perse, egli lo aveva raccolto da terra. L’uomo aveva creduto in un miracolo, festeggiando la sua fortuna. Dopo tre femmine, ora aveva un maschio da crescere.

C’è bisogno di fare perciò una riflessione sulla sociologia dell’Afghanistan in questo specifico momento storico. Nell’Afghanistan radicalizzato dei talebani un figlio maschio rappresenta altre “braccia” per lavorare, e un pizzico di speranza in più di cavarsela. Per questo Hamid Safi piange mentre affida il “suo” Sohail al nonno vero, Mohammad Qasem Razawi. Nonno che ha attraversato mezzo Paese dal lontano Badakhshan per ridare al bimbo il futuro che gli spetta. Anche le favole, in Afghanistan, hanno un lieto fine per nulla semplice.

La presa di Kabul e il piccolo Sohail:

Il 19 agosto, mentre sulla città conquistata dai talebani calava la nube nera della disperazione, i genitori affidarono Sohail a un soldato di guardia all’aeroporto. Lo levano solo proteggerlo, ma finì per perdersi. Durante la calca i talebani li spinsero qualche metro indietro, persero mezz’ora e Sohail non c’era più.

Mirza Ali, 35 anni, e Suraya, 32, papà e mamma, lo cercarono ovunque. “Probabilmente è già stato evacuato da solo”, dissero loro. Alla fine decollarono verso la salvezza senza di lui, per mettere in salvo la famiglia. I due hanno altri quattro figli di 17, nove, sei e tre anni. Andarono in Qatar, poi Fort Bliss in Texas con gli altri rifugiati; infine la nuova casa in Michigan. Da lì, in video conferenza, sabato hanno assistito alla riconsegna di Sohail al nonno.

Com’è stato ritrovato il bambino?

Per trovarlo avevano postato foto del bimbo su un sito che si occupa di tutti i bimbi perduti nei giorni dell’atroce conquista talebana.

Lo aveva trovato il tassista Safi, che ha raccontato di averlo raccolto da terra in aeroporto mentre piangeva. Il neonato era totalmente solo. Dice di aver cercato i genitori, poi ha pensato fosse piovuto dal cielo per aiutare lui e la moglie. Infatti lo stesso Safi piangerà consegnando il neonato. Neonato che ha portato a casa, lo ha fatto visitare, lo ha fotografato insieme alle sue bimbe e ha postato sui social le foto della sua famiglia allargata.

Infatti è stato propio quando la Reuters ha raccontato la storia del bambino perduto all’aeroporto, qualcuno tra i suoi vicini ha notato che somigliava tanto al nuovo figlio del tassista. Così è stato trovato.

Era un bambino perso a Kabul, ma Sohail ha ritrovato la sua famiglia

I fatti sono avvenuti lo scorso Novembre. A fronte di tali rivelazioni non restava che farselo riconsegnare.

Tuttavia la storia non fu così lineare. Infatti, quando il nonno è arrivato a Kabul dall’estremo nordest afghano con un montone sgozzato, qualche chilo di noci e una borsa di vestiti per ricompensare il tassista, qualcosa è successo. L’uomo che l’aveva trovato, Safi, ha detto no.

Voleva qualcosa di molto più prezioso: portare lui stesso Sohail in America insieme a sua moglie e alle bimbe. Forse per qualche motivo questo significava per lui avere anche loro un lieto fine. La famiglia del bimbo ha denunciato il rapimento. I talebani hanno mediato l’accordo, firmato nero su bianco con le impronte digitali. La decisione era che per ringraziare Safi ci volevano 950 dollari.

Affare fatto: baci, abbracci e riconsegna in videoconferenza. Ora Sohail ha 7 mesi ed è con il nonno. Il bambino è finalmente pronto a volare verso il suo futuro. Safi, la moglie e le bambine hanno quasi mille dollari per l’inverno gelido di Kabul. Per quel che vale.

Articolo di Maria Paola Pizzonia

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
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