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Kao the Kangaroo Recensione, fin troppo banale

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Lo voglio dire subito, a inizio recensione: Kao the Kangaroo non mi è piaciuto. Pur apprezzando parecchio il genere di appartenenza, il platform 3D “vecchio stile”; pur se sono cosciente di tutta la passione per il brand Kao the Kangaroo dei developer che lo hanno ritirato fuori da un dimenticatoio profondo DECENNI; anche se la cura riposta nell’adattare l’art direction originale a uno stile nuovo e una grafica moderna sono evidenti. Niente da fare, purtroppo: è un gioco davvero troppo “basic”. Il che non sempre è un male… ma stavolta sì.

Nel corso del pezzo che segue, quindi, vi vorrei guidare attraverso la mia personale interpretazione del termine “basilare”. Discernendo le ragioni per cui Kao the Kangaroo, pur impegnandosi, non riesce proprio a liberarsi dalle catene del tempo e della linearità. Poi, che condividiate o meno le mie motivazioni, arriverà il momento tanto atteso del voto finale. Che, a malincuore, persino per un entusiasta come me non può prescindere dalle tante, troppe ragioni che mi hanno spinto a terminare prima possibile l’avventura rimasterizzata dell’ex icona videoludica australiana Kao the Kangaroo. Passata a bere acqua, ingoiare Moment, e combattendo… la noia.

Kao The Kangaroo Recensione

Kao the Kangaroo Recensione, gameplay super semplice

Intendiamoci: se parliamo di meri controlli tecnici Kao the Kangaroo è un ibrido preciso e pure troppo rifinito tra Spyro the Dragon e Crash Bandicoot. Con persino qualche punta di Medievil qua e là, toh. A funzionare, quindi, funziona tutto: i salti son precisi, i colpi fisici menati a suon di cazzotti da Kao vanno a segno, e i pochi e semplici enigmi si risolvono senza errori tecnici di sorta. Il problema, però, è che le dinamiche di gameplay, per l’appunto, ve le ho descritte in tre righe: tutte quante.

E così, a sezioni platform elementari segue qualche scazzottata, al massimo con la variante Boss fight ad aggiungere un minimo di spessore (ma nemmeno troppo, dato che riciclano altre meccaniche tipo il platform). Per poi tornare di nuovo a percorrere corridoi ben poco ramificati in platform style, dare altri tre pugni, risolvere un enigma del tipo “colpisci la palla luminosa”, ecc.ecc. 

E voi potreste dire: che male c’è? Nessuno! E’ piena la mia stessa libreria videoludica di giochi come questo, Indie o AA o AAA (non parlo di batterie eh). E spesso mi son trovato a preferirli ad altri giochi ultra-complessi, che a solo pensare di affrontarli una seconda volta mi viene il mal di testa (e su questo poi ci torniamo, ahimè). Il problema, dunque, non è affatto la complessità/semplicità. Ma il contesto nel quale si inserisce la scelta di ridurre all’osso o arricchire all’inverosimile le dinamiche di gioco. Kao the Kangaroo, purtroppo, sembra cercare, nella semplicità estrema di controlli e situazioni che propone, un passaggio attraverso il tempo verso un’epoca ludica dove tale semplicità sarebbe stata la norma.

“Spyro the Dragon può essere identico al passato come controlli e rifinire solo la grafica: perchè Kao non può?” si saranno chiesti i dev. Può, eccome se può. Ma nel farlo, ignorerà Yoka Laylee e del suo insuccesso. Il fatto, cioè, che da noi in Europa, e in Italia, Kao il canguro non ha la stessa verve nostalgica di uno Spyro il drago, per dirla tutta. 

Kao The Kangaroo Recensione

Ambientazioni ispirate, ma cosa diavolo è QUELLO?

Peccato. Perchè a voler rifinire qua e là qualche level design e qualche soluzione ludica troppo datata, per fare due esempi su tutti, forse Kao avrebbe potuto avere qualche chance in più. Grazie, soprattutto, alle ambientazioni tutte perfettamente caratterizzate e riconoscibili tra loro. Frutto di un ottimo lavoro di direzione artistica e arricchimento di quelle che erano le versioni datate dei giochi originali di Kao. Tra vulcani e laboratori, fabbriche di succo di Durian, montagne innevate e isole tropicali, Kao viaggerà attraverso panorami che vanno dall’ispirato all’ispiratissimo, a dirla tutta. E anche il nuovo look di Kao e dei suoi guantoni magici, pronti ad assorbire vari power up elementali per risolvere enigmi e sconfiggere nemici di varia taglia e tipologia, funziona molto bene. 

I cali, e anche poderosi, si registrano se guardiamo, però, al design di alcuni nemici/npc. Al meglio, quando cioè il lavoro di trasposizione è andato a buon fine, spigolosi e comunque troppo rigidi e datati. Al peggio, inseriti nelle ambientazioni come punti di disturbo visivo notevole, tanto stonano con il contesto molto più modernizzato e rifinito in cui si muovono. Badate che ancora non ho parlato di vera e propria “tecnica”, intesa come lavoro di renderizzazione dei summenzionati (precisi) controlli e “magia tecnologica” che fa girare tutto questo su Nintendo Switch. Perchè se dovessi riferirmi a quella, per l’esperienza che io, personalmente, ho vissuto, Kao the Kangaroo non si salverebbe nemmeno con il voto (basso) in calce; che ho dovuto, in tutta onestà intellettuale, mantenere sulla sufficienza per non buttare quanto di buono (poco) ho visto nel titolo.

Kao the Kangaroo Recensione, fin troppo banale

Switch e strani mal di testa ricorrenti

Perchè? Presto detto. Sarà stata la saturazione dei colori scelta per i vibrantissimi panorami, o i loro accostamenti; forse, la trasposizione imperfetta del titolo su Nintendo Switch. Che tra fps ballerini, rallentamenti VOLUTI durante alcuni colpi nemmeno troppo scenografici, pop in-out degli elementi a schermo notevole, mi ha messo a dura prova. E con me le mie retine e nervi oculari, evidentemente. Il punto è che non sono riuscito a concludere nessuna delle mie numerose sessioni di gioco a Kao the Kangaroo su Nintendo Switch senza un vistoso mal di testa.

Le ho provate tutte: giocare da riposato, da stanco, con occhiali filtro luce blu e senza (non ho problemi alla vista n.d.r.). Giocando in mobile su Switch Oled, Switch d1, Switch edizione limitata di Mario (edizione 2019 quindi, con schermo riveduto e corretto e batteria aumentata). Persino su Switch lite. Cambiando diagonale del televisore e regolando in modo certosino saturazioni varie e impostazioni di luminosità. Non è servito a nulla. 

Ora, nell’incertezza che questa non sia altro che una mia personalissima problematica, non ho dato troppo peso, in fase di recensione, a questa caratteristica di Kao the Kangaroo. Ma non ho potuto nemmeno ignorarla del tutto, dato che nella mia lunga carriera videoludica, nessun altro gioco, nemmeno in VR, mi aveva mai colpito e affaticato tanto duramente. E il dubbio che non siano i miei occhi a tradirmi, ma il gioco, non va sottovalutato. Aggiungo che quindi, qualora prendeste il titolo su altre piattaforme, probabilmente questo difetto è costato uno 0.5 punti a Kao. E son stato buono, visto quanto mi è costato in paracetamolo.

Kao the Kangaroo Recensione, fin troppo banale

Kao the Kangaroo Recensione, in conclusione: davvero troppo “basic”

Kao the Kangaroo, mi dispiace: non ci siamo. Su Nintendo Switch ti scontri con un hardware che, evidentemente, non ti ha concesso di “brillare” come su altre piattaforme. E rimanendo in tema platform, quelle su cui ci fai saltare non mettono alla prova il giocatore abbastanza da sfidarlo. O quando lo fanno, non è perchè la curva di difficoltà stia impennando organicamente. Ma perchè un’hitbox mal piazzata non corrisponde alla resa visiva del punto di appoggio minimo richiesto per non cadere. Se poi ci avventuriamo nel reame dei combattimenti, o delle Boss fight, calchiamo un territorio fin troppo datato e semplicistico. Mancando, almeno a me, per carità, la carta “nostalgia” da giocare ripercorrendo stage che non conoscevo, incontrando personaggi mai visti (e molto plasticosi); seguendo, infine, una storia senza capo né coda, per la quale nessuna lacrimuccia della memoria poteva scendere, non avendone in mente alcuna. 

In sostanza: avete già messo un mezzo punto in più giocando su un’altra piattaforma. Se siete abituè della saga, del genere, se pensare al ponte di Crash Bandicoot non vi fa venire l’orticaria, ma vi commuove; se vi è piaciuto persino, per dire, Yoka Laylee… mettete un altro mezzo punto, e giocate anche a Kao. Altrimenti, nel dubbio che quanto ho premesso qui in calce di recensione non sia valido, lasciate perdere. Sia mai che poi, come me, finite K.O., colpiti da un pugno di Kao tanto luminoso e “laggante” da sfondare la quarta parete. Ouch.

KAO THE KANGAROO RECENSIONE | TESTATO SU NINTENDO SWITCH

+Ambientazioni ispirate e caratterizzate
+Colonna sonora vivace e frizzante
+Tanti livelli…

-…ma non so se vi andrà di percorrerli tutti
-Troppo conservativo e semplice in tutto
-Su Switch qualcosa non funziona: fps? Saturazione? Entrambi?
-Ripetitivo e senza alcun vero guizzo personale

VOTO: 6.5

Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.

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