«Seconda stella a destra, questo è il cammino/ E poi dritto fino al mattino» cantava Edoardo Bennato, rivolgendosi a tutti gli eterni Peter Pan presenti tra il suo pubblico. Inconsapevolmente, fornendo le indicazioni per la tanto agognata Isola che non c’è, il cantautore stava parlando di un fenomeno in ascesa negli ultimi anni, il kidulting.
Com’è evidente, il nome fonde kid e adult, due termini contrapposti, che indicano rispettivamente l’infanzia e l’età adulta. Ma che cosa intendiamo, parlando di questi “piccoli grandi”? Si tratta di una tendenza in continua crescita nella generazione Millenial, che consiste nello svolgere attività prevalentemente pensate per i bambini.
Kidulting: effetto nostalgia (canaglia)

I media e i colossi del marketing, naturalmente, hanno accolto con gioia il kidulting, sviluppando da esso un vero e proprio business. Pensiamo a serie TV come Hanno ucciso l’Uomo Ragno-La leggendaria storia degli 883 o a Stranger Things, che puntano tutto sull’effetto nostalgia, o al ripescaggio dei film che avevamo apprezzato da ragazzini (Vedi Hocus Pocus). Anche nel panorama musicale stiamo assistendo a grandi ritorni, presi direttamente dagli anni Novanta, come l’iconico duo Paola & Chiara o gli *NSYNC.
I produttori di giocattoli, neanche a dirlo, si fregano le mani di fronte a questa possibilità. Un sondaggio di Bloomberg ha rilevato che, nel 2021, il 58% degli adulti ha acquistato dei giochi con l’intento di tenerli per sé. Il Nintendo, i Lego, il Risiko!, e tanti altri, poco appetibili per le nuove generazioni, ma ancora oggetto del desiderio per i bambini che furono. In fondo, chi di noi non sogna ancora, sotto sotto, di ricevere in regalo il robottino Emiglio?
Moda e divertimento, all’insegna del retrò
La moda, da sempre ciclica, sembra ora essere tutta dedicata agli anni Novanta/Duemila, con un trionfo di flanella, Levi’s 501 e Dr Martens. Sono tornati i choker, le jelly shoes e molti altri trend del passato. Si spera che la vita bassa, invece, rimanga nel cassetto dei ricordi da cancellare, ma sembra che, ahinoi, si stia silenziosamente insinuando nelle nuove collezioni.
Anche la vita culturale e notturna, incredibilmente, sembrano essersi adeguate di buon grado alle inclinazioni del consumatore. Il museo interattivo Dopamine Land, con sede a Londra e Madrid, registra continuamente record di presenze nei percorsi che permettono di “mostrare” il proprio lato intantile. Ad Amsterdam, invece, è nato Wondr, che permette alle persone di tuffarsi in una vasca piena di marshmallow rosa e scrivere sui muri. Il coktail bar londinese Ballie Ballerson, con la sua gigantesca vasca di palline colorate (per adulti), accoglie migliaia di visitatori ogni mese.
Kidulting: rifugiarsi nel passato per timore del futuro
Ma cosa si nasconde dietro il kidulting? C’è chi generalizza, definendo i Millenials “immaturi”, ma la questione è decisamente più complessa. Il desiderio di ritrovare uno stato mentale associato alla leggerezza tipica dell’infanzia, infatti, deriva da una realtà circostante che tende ad appesantire il proprio carico emotivo. Rispetto alle precedenti generazioni, i giovani adulti di oggi devono fare i conti con una maggiore incertezza economica e sociale; crisi finanziarie globali, instabilità lavorativa e grandi difficoltà nell’acquisto di una casa di proprietà.
Per questo motivo, recuperare il proprio vissuto fanciullesco dona temporaneamente una sensazione di sicurezza e benessere, che dona sollievo e aiuta ad affrontare le sfide del presente. Isolarsi per un po’ in una dimensione accogliente, sicura e lontana da pressioni e aspettative contribuisce a “ricaricare le pile”. Purché non degeneri in una vera e propria sindrome di Peter Pan, dunque, conservare un atteggiamento bambinesco può lenire la paura del futuro.
Riscoprire il bimbo di ieri aiuta l’adulto di oggi
Rivivere esperienze dell’infanzia crea dunque un senso di appartenenza che conduce a una solidarietà generazionale; un’identità condivisa che connette tra loro le persone e le aiuta a fronteggiare responsabilità e doveri, mantenendo uno spirito creativo e bambinesco ma, non per questo, immaturo.
Di fronte ai ritmi serrati della quotidianità, adottare questo meccanismo di difesa può contrastare ansia e stress, allentando le tensioni attraverso una forma di escapismo. L’importante, naturalmente, è non perdere il focus, ed imparare a mantenere l’equilibrio tra i momenti spensierati ed una sana e necessaria accettazione della realtà.
Recuperare la propria infanzia vuol dire anche tornare in contatto con sé stessi, con la parte più intima e profonda del proprio io. Si ritrova un’autenticità che sembrava perduta, riacquistando così una sorta di continuità personale. Risvegliare il bambino sopito dentro ognuno di noi può renderci adulti migliori, in grado di comprendere quanto sia inutile affannarsi e lasciarsi travolgere dalla frenesia di una società efficiente ma sterile, che corre incessantemente verso qualcosa d’irraggiungibile. Ogni tanto, tutto sommato, si può anche smettere di essere seri e concentrati sull’obiettivo, per fermarsi a giocare. D’altronde, come canta Max Pezzali, uno che sul kidulting ha basato la sua carriera più recente, «e forse quel che cerco neanche c’è».
Federica Checchia
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