L’anime Kill La Kill. Dalla pelle nuda all’anima dell’uomo.

C’è da premettere una cosa, prima di iniziare a parlare di questo anime. Io l’ho visto in modo decisamente anomalo: 4° e 5° puntata, e poi, visto che mi ha incuriosita, (ma com’è logico dedurre, ne ho capito poco) l’ho riniziato da capo.

Dunque, la prima puntata si apre con la protagonista Matoi Ryuko alle prese con una banda di bambini ladri, il quale capo si ritrova con un limone mangiato per metà in una mano e un quintale di delusione nell’altra. Una delle cose che si notano subito è la metà di una forbice, che Matoi usa come arma.

Il perchè una ragazzina di 14 anni abbia e sappia usare con media destrezza un arma del genere è presto detto: Matoi ha perso il padre e quest’arma è una delle poche cose sue rimastale.

L’istituto Honnoji e la Signorina  Satsuki Kiryūin sono l’unico modo che ha per scoprire qualcosa in più sulla sua lama forbice e sulla morte del padre. Appena ci approda non è che Matoi sia subito amata dal corpo insegnanti e dai compagni: la sua personalità ribelle è in estremo contrasto con la disciplina quasi militare dell’istituto. Solo una ragazza riesce subito a far amicizia con Matoi: la sua amica Mako. Personaggio caratterizzato come una simpatica macchietta, a parer mio riuscito benissimo.

Quello che si nota immediatamente è l’abbondante quantità di pelle scoperta che si vede. Ma nonostante la componente erotica sia presente, anche se le vesti divine sono molto provocanti, non si sfocia mai nella volgarità. E ciò che avevamo imparato a classificare come cattivo, insopportabile cambierà con un colpo di scena che… Ha molto, molto sangue. I combattimenti li ho trovati molto belli, mi hanno rimandato quasi a Dragon Ball per la spettacolarità di alcuni di essi: ma… Come si combatte? Oltre alle sopracitate vesti divine si hanno le ultra uniformi fornite in dotazione dalla scuola. Ovviamente se il comportamento è conforme al volere della signorina Satsuki.

Ora, andiamo ad esaminare un aspetto superiore alle vesti divine e alle ultrauniformi.
Sono presenti alcuni elementi che rimandano ad una visione della società che si è sempre combattuta: la dittatura. Trovo che nella prima parte dell’anime si ha un esemplificazione di questo concetto alquanto chiara. Mi spiego: se si indottrinano i giovanissimi a una particolare scuola di pensiero, si avrà una società plasmata nel modo desiderato. E vista la giovane età dei soggetti (e qui facciamo un salto alla società odierna) come si parte a conquistare le loro menti?

Dai vestiti.

Se poi questi vestiti sono anche fabbricati di fibre in grado di comunicare/rispondere solo ad una matrice di partenza… E qui mi fermo, se no svelo troppo di questo bellissimo anime (anche se in alcune scene devo dire che sono rimasta alquanto perplessa ma va bene: i giapponesi hanno un senso dell’umorismo… Peculiare, ecco).