Cultura

Kisetsu: Ciro Cibelli ci porta nel mondo dei cosplay

InfoNerd ha avuto il piacere di intervistare Ciro Cibelli, l’autore di Kisetsu. Dopo averci parlato un pò di lui, ci ha illustrato il suo nuovo romanzo che ci apre le porte verso il mondo dei cosplayer.

Chi è Ciro Cibelli? È un ragazzo originario di Napoli appassionato di cosplay, letteratura e filosofia. Nel suo esordio alla scrittura con Kisetsu, riesce a unire due delle sue passioni, raccontandoci la storia del rapporto altalenante tra due ragazzi, la sedicenne Alice e il ventunenne Andrea.

Kisetsu è un romanzo che descrive gli intrecci e le evoluzioni psicologiche dei personaggi. Il rapporto tra i due ragazzi porterà Alice verso un primo momento complicato, che riuscirà a superare grazie alla ricerca di una nuova identità come cosplayer, il quale la aiuterà finalmente a sentirsi accettata dagli altri.

Ciro Cibelli lo ha scritto utilizzando ambientazioni quotidiane e tematiche del tutto attuali, come l’adolescenza, i cosplay e i problemi legati all’identità virtuale. Tra le pagine di un romanzo apparentemente fresco e giovanile, quindi si cela un discorso profondo e tremendamente attuale, legato alla ricerca del proprio “Io”.

 

Per iniziare parlami un po’ di te, di come è nata questa tua passione verso l’arte a 360° e in particolar modo verso la cultura giapponese.

Più che verso l’arte in sé, ho sempre trovato estremamente affascinante la figura dell’artista. Per me l’artista è una persona fuori dal comune, con un dono incredibile, ossia quello di poter esprimere qualcosa andando ben oltre il concetto di tecnica artistica, riuscendo a comunicare un messaggio fortissimo grazie alla sua arte. Un messaggio che non può essere espresso in altro modo e, come diceva Foscolo, un messaggio immortale, imprezzabile, che rimane per sempre nella memoria delle persone.

Kisetsu
(Photo Credits: Ciro Cibelli)

Amo tantissimo la poesia e la scrittura, in particolare Ungaretti, Lorca, Baudelaire, Apollinaire, Zanzotto, Sanguineti, Bukowski, Palahniuk, la musica di nicchia e sperimentale (di artisti che andavano ben oltre l’idea di essere commerciali), il disegno, la pittura e perfino le arti marziali.

In gioventù ho avuto modo di sperimentare un po’ tutte queste arti, ma il mio era perlopiù un passatempo, un “cazzeggio”. Mi limitavo soltanto ad emulare e nulla più, giusto per il gusto di provare e sentirmi un po’ artista anch’io, anche se non mi ritenevo degno di esser tale. Tuttavia, a forza di provare e sperimentare, mi accorsi che stavo sviluppando uno stile tutto mio, specialmente nella poesia. Ne pubblicai due raccolte nel 2011 e 2012, ma col tempo non mi ritenni soddisfatto del risultato. C’era ancora troppa voglia di ribellione in quei versi. Non erano sufficientemente maturi. Decisi di smetterla di provarci, ma l’idea continuò a ribollire in me. Fino a quando non mi venne un’illuminazione, nel 2015, e decisi di mettermi all’opera per scrivere Kisetsu.

Cosplay e letteratura, due mondi apparentemente lontani che tu invece sei riuscito a legare nel tuo romanzo “Kisetsu”. Vuoi parlarci del libro e di come è nato questo progetto?

Quando ho iniziato a lavorare su Kisetsu ho pensato di scrivere qualcosa che avrei voluto ardentemente leggere anch’io, con molto piacere. È stato quello il mio input principale. Creare qualcosa di totalmente nuovo e fresh, per dirla puerilmente (ahahah).Kisetsu

Sinceramente non mi sarei mai aspettato che una casa editrice mi avrebbe mai considerato, soprattutto oggigiorno che vanno per la maggiore romanzi di ben altro genere. Dopo otto mesi dall’auto-pubblicazione, tuttavia, ho ricevuto un’allettante proposta editoriale che non ho potuto rifiutare. E di questo ne sono veramente felice.

Certo, c’è anche da dire che la lettura, in generale, è vista da molti come un’attività noiosa e fuori moda (purtroppo…), ignorando totalmente l’incredibile importanza di quest’arte. Anche per questo ho scritto Kisetsu, pensando a coloro che magari si avvicinano ad un romanzo per la loro prima volta, trattando di tematiche molto moderne e attuali e che potessero facilmente coinvolgere un po’ tutti.

È curiosa e forse anche unica nel suo genere la scelta che hai fatto per la protagonista. Una cosplayer, appunto. Qual è il tuo pensiero su questo mondo e sull’impatto che, nel bene e nel male, ha sui social?

Beh, il cosplay non è assolutamente un trend nato negli ultimi anni. Se ha avuto tutto questo seguito oggigiorno è grazie ad un uso molto più intensivo dei social rispetto ad anni fa, diventando ormai un prolungamento della nostra personalità a tutti gli effetti.

Prima non c’erano gli smartphone, non c’erano le app. C’erano mattoni lentissimi che facevano foto orrende, e se solo ti azzardavi ad andare su internet tramite cellulare ti accreditavano anche il debito pubblico greco. Non potevi essere sempre attivo sui social. Dovevi per forza avere un PC e una buona fotocamera, se volevi avere una certa presenza online. Ed era comunque una cosa che facevano in pochi, perfino considerata “da sfigati”. Sicuramente l’uso sempre più intenso dei social è stato il principale motore di diffusione del cosplay.

L’aspetto positivo è il poter conoscere tante persone nuove. Un trend non deve essere visto per forza come una cosa negativa, ma anche come un modo per far conoscenza con persone simili a te, un po’ come un concerto o una discoteca.

L’aspetto negativo è, citando il mio rapper preferito Rancore: “Questa mania di supremazia, qui nessuno ne vive senza.” Molti vogliono sentirsi riconosciuti, apprezzati, acclamati per il loro “lavoro da cosplayer”, quasi come se fosse una cosa dovuta. Si arrabbiano, si amareggiano se ciò non succede, nutrono rancore e invidia verso chi prende più like di loro (che, ovviamente, sono sempre immeritati). La verità, però, non è che non c’è più meritocrazia, ma che non stiamo più bene con noi stessi. Vogliamo sempre ricevere complimenti, sentirci dire “bravo, bravo”. Ma “bravo” me lo diceva la mia maestra alle elementari quando gli mostravo gli scarabocchi che facevo sul quaderno da disegno. Arrivati alla fase adulta, bisognerebbe prendere coscienza di sé stessi e andare avanti, autonomamente, verso il sentiero che davvero ci va di percorrere, a prescindere dal giudizio altrui.

Se non ci sentiamo rilassati o felici mentre prepariamo un cosplay, se stiamo perennemente in ansia prima di una fiera, se siamo spesso invidiosi o negativi, se non facciamo altro che intavolare flame ogni volta che si presenta l’occasione, probabilmente c’è qualcosa che non va, ma dentro noi. 

Usando come sfondo un mondo apparentemente spensierato e libero, quello dei cosplayer appunto, affronti delle tematiche piuttosto importanti. Qual è il messaggio che vuoi far trasparire da queste pagine?

Non bisogna aver paura di tendere la mano verso il prossimo. Non bisogna sempre rintanarsi nella propria visione delle cose. Non bisogna aver paura di chiedere aiuto. Non bisogna vergognarsi dei propri demoni interiori. Non bisogna dare per scontato ciò che abbiamo, specialmente il tempo. La vita è una, per tutti, e non va assolutamente sprecata.

Il forte contrasto tra l’ambientazione allegra e la sofferenza interiore dei personaggi è totalmente voluto. Tuttavia, è un libro che è stato deliberatamente scritto per avere varie interpretazioni e punti di vista su cui riflettere, rimanendo – spero – godibile e avvincente.

A chi e perché consiglieresti il tuo romanzo?

È un libro che ha un occhio di riguardo verso i giovani e le nuove generazioni, ma può essere tranquillamente letto da chiunque abbia il coraggio di immedesimarsi in un dolore che non si può sempre spiegare, non si può sempre identificare. Per coloro che hanno il coraggio di vedere il mondo, per una volta, da una prospettiva totalmente diversa.

Hai in cantiere o stai portando avanti altri progetti?

Assolutamente! Ci sono in serbo tante novità che spero di concretizzare il prima possibile. Sulla mia pagina FB pubblico continuamente aggiornamenti sui miei prossimi romanzi, cosplay, fiere e ovviamente i miei racconti brevi! Per chi volesse può seguirmi qui.

 

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