Quando si è una popstar di fama mondiale, magari arrivata al successo grazie a una boyband, ci si ritrova spesso, ad un certo punto, a un bivio: continuare su un percorso già tracciato, fatto di hit assicurate, ma più o meno sempre uguali, o lanciarsi nel vuoto e sperimentare, correndo il rischio di perdere una fetta di pubblico. Nel suo nuovo album, Kiss All The Time. Disco, Occasionally, Harry Styles ha scelto la seconda strada; più tortuosa, certo, ma più interessante.
Come da lui dichiarato, a ispirare l’opera sono stati gli LCD Soundsystem: «Li ho visti e ho pensato: “Ecco come voglio sentirmi quando sono sul palco”. E questo mi ha portato a fare questo tipo di musica». Insieme a loro, i Radiohead: «Sono andato a vederli a Berlino. Mi sono sentito così tanto parte del pubblico che ho avuto un momento molto chiaro in cui ho pensato: “Ecco perché salgo sul palco, perché sto guardando e sento tutto quello che succede intorno a me, tra la folla”».
Non a caso, nel disco interviene anche Tom Skinner che, oltre a suonare nella band jazz Sons Of Kemet, è anche il batterista degli Smile, il supergruppo di Thom Yorke e Jonny Greenwood. Il musicista è presente in ben sei brani: American girls, Ready, steady, go!, Season 2 weight loss, Pop, Dance no more e Paint by numbers.
“Kiss All The Time. Disco, Occasionally”, non è un album dance
Il titolo del suo nuovo progetto musicale, c’è da dirlo, è ingannevole, e lascia intendere che, nelle dodici tracce che lo compongono, si ballerà parecchio. L’errore, però, è tutto nostro: per settimane ci siamo concentrati sulla parola “Disco”, ignorando quell‘ “Occasionally” che, con il senno di poi, assume un significato ben preciso. Harry abbandona i banger pop come As It Was, ma non cede alle sonorità classiche della disco music. Il quarto LP solista dell’ex One Direction si addentra in territori più tortuosi, in cui si passa dai bassi della dance ad accenni house, fino al funky. Chi si aspettava la colonna sonora perfetta per un party tra amici o per una serata in discoteca, resterà spiazzato: KATTDO non racconta il cuore della festa, ma quello che viene dopo.
Sin dal primo brano della tracklist, il singolo di traino Aperture, si viene infatti trasportati in un’atmosfera tipicamente post-club, a metà tra la malinconia del fine serata e la felicità per le emozioni provate. La voce di Styles, che spesso abbiamo sentito esplodere, come nella ballad Sign Of The Times, è qui una carezza, talvolta in secondo piano rispetto alla parte strumentale. Cori gospel, bassi, batteria, chitarre acustiche ed elettriche si prendono la scena, ma Harry è sempre lì, direttore d’orchestra che ci scuote e ci culla a suo piacimento.
Harry Styles viaggia tra i generi musicali: la tracklist del nuovo disco
Si passa così dai rimpianti sentimentali di American Girls alla sferzata di energia di Ready, Steady, Go!; si torna negli anni Dieci in Are You Listening Yet?, per poi proseguire a ritroso fino agli anni Ottanta, in Dance No More. The Waiting Game e Carla’s Song sono delle incursioni pop ben inserite in una narrazione articolata, ma coerente. In quest’ultima, Harry sembra trovare la serenità grazie a un’altra persona, osservando il mondo attraverso i suoi occhi. Una pausa da se stesso, che gli dona una prospettiva differente e nuove consapevolezze.
Il brano più interessante del disco è, non a caso, Paint by numbers, che rappresenta l’aspetto più intimo e vulnerabile della sua anima. La canzone è una riflessione dolceamara sul prezzo della fama, e sulla perdita di identità che deriva da questa. Harry si serve della metafora del “dipingere con i numeri”, per raccontare una vita vissuta secondo schemi prestabiliti da altri, nei quali l’immagine pubblica non coincide mai con la persona reale.
Appare evidente, in tutte le tracce, che in questi anni di “vacanze romane” e lontananza dalle scene, Styles abbia fatto un grande lavoro su se stesso, sia a livello artistico, che personale. In diverse interviste, ha raccontato di come vivere in Italia gli abbia insegnato a “rallentare”, e Kiss all the time. Disco, occasionally è il risultato di questa nuova gestione del tempo: non è un album realizzato per stupire, né che intende piegarsi al fan service, anzi. È un viaggio musicale, che testimonia il percorso interiore di un artista che potrebbe avere la vita (e la carriera) facile, facilissima, ma che sceglie invece di osare.
“Kiss All The Time. Disco, Occasionally” è la dichiarazione d’indipendenza di Harry Styles
“È un po’ complicato quando ti mettono un’immagine in testa e resti bloccato dentro di essa”, canta proprio in Paint by numbers, e il pensiero non può che andare ai suoi anni negli One Direction. Lui, Zayn, Louis, Niall e Liam erano un prodotto perfettamente confezionato e, nonostante quella parentesi abbia regalato loro il successo internazionale, li ha imprigionati in catene invisibili, fatte di marketing, obblighi contrattuali e aspettative, a volte disattese. Liam Payne, purtroppo, non è riuscito a liberarsene per tempo, e la sua morte è stata per Harry, come da lui stesso confermato, un duro colpo, ma anche un’occasione per riflettere.
«È così difficile perdere un amico. Ed è difficile perdere qualsiasi amico, ma è così difficile perdere un amico che è così simile a te in così tanti modi», ha detto pochi giorni fa, in un intervista. «È come se vedessi qualcuno con il cuore più gentile, che voleva solo essere grande. Per me è stato un momento davvero importante, in termini di guardare alla mia vita e poter dire a me stesso: “Ok, cosa voglio fare della mia vita? Come voglio vivere la mia vita?”. E penso che il modo migliore per onorare gli amici che vengono a mancare sia vivere la propria vita al massimo».
Per Harry Styles, Kiss All The Time. Disco, Occasionally è molto più di un semplice disco: è la sua dichiarazione d’indipendenza ed emancipazione dall’immagine della popstar che abbiamo cucito su di lui. «Questo sono io, questo è quello che voglio per me e per la mia musica, che vi piaccia o no», sembra voler ribadire, traccia dopo traccia, e i veri fan non potranno che esserne felici, perché non esiste Grammy, classifica o record di vendite che valga quanto la libertà.
Federica Checchia





