Trentadue anni fa, il cinque aprile 1994, Kurt Cobain, leader dei Nirvana, si suicidava con un colpo di fucile alla testa nella sua villa a Seattle. Il corpo senza vita è stato ritrovato solo qualche giorno dopo, l’otto aprile, da un elettricista, il quale si era recato nella casa dell’artista per installare un sistema di illuminazione per la sicurezza. È stato un duro colpo che ha sconvolto tutti, partendo da chi gli era vicino e l’amava, fino ai suoi fans e colleghi, i quali sono rimasti profondamente colpiti dalla tragicità dell’evento.
Kurt Cobain e la maledizione dei 27: un’altra vita di un artista immenso che si spegne troppo presto
Nato il 20 febbraio 1967 ad Aberdeen, negli Stati Uniti, ha iniziato ad appassionarsi di musica sin da piccolo e a soli quattordici anni ha iniziato a suonare la chitarra, avvicinandosi a generi quali il rock e il punk che lo hanno portato, poi, a raggiungere suoni più ruvidi, con melodie punk – rock, pop e creando il genere grunge, con i Nirvana, di cui era il fondatore e leader dal 1987.
Durante la sua giovinezza ha assistito al divorzio dei suoi genitori, da lui vissuto come un grande trauma, che lo ha segnato per il resto della sua, purtroppo breve, vita. Probabilmente questo evento lo ha ferito talmente profondamente da portarlo dentro di sé come un fardello eccessivamente grande da reggere e il quale, associato alla troppa pressione della sua celebrità, lo ha spinto a fare uso di sostanze stupefacenti, diventando dipendente dall’eroina.
Negli anni Novanta, all’apice del suo successo, sposa Courtney Love, da cui ha una bambina, Frances Bean. Nonostante la sua popolarità, il grande carisma e l’amore per la moglie e la figlia, i suoi problemi depressivi, derivati da una serie di traumi e condizioni fisiche, e la sua dipendenza dall’eroina lo hanno portato al suicidio, il cinque aprile 1994, all’età di soli ventisette anni.
Questo evento ha sconvolto fortemente sia il mondo musicale, sia chi gli stava vicino, oltre ai numerosissimi fans in ogni parte della terra che lo seguivano assiduamente con grandissima stima e ammirazione. Nonostante il referto autoptico abbia confermato l’ipotesi del suicidio, avvenuto a causa di un colpo di fucile alla testa, nel corso degli anni molte persone e giornalisti non hanno creduto a questa versione ufficiale, ponendosi diversi quesiti su alcune incongruenze che sembrerebbero emerse durante le indagini, ma a cui non si è data la giusta rilevanza.
Le incongruenze, i dubbi e le teorie complottiste sulla morte del leader dei Nirvana
Nonostante, appunto, ufficialmente si tratti di suicidio, sono molti i dubbi sollevati in questi trent’anni che farebbero pensare ad un possibile omicidio. Le incongruenze in merito alle indagini e alle prove sarebbero varie, partendo dal fatto che non sono state trovate impronte sull’arma utilizzata dall’artista per porre fine alla sua vita. Inoltre, l’esame tossicologico ha rivelato che la dose di eroina iniettata era talmente alta da risultare letale e quindi impossibile per Cobain poter utilizzare il fucile per uccidersi.
Per di più, nella lettera d’addio trovata vicino al suo corpo risulterebbero diverse discrepanze con la calligrafia del frontman dei Nirvana, portando, così, a far credere che essa, almeno in parte, non sia stata scritta da lui. Infine, la scena del crimine sembrava troppo immacolata per essere il luogo di un suicidio, oltre alla posizione del bossolo, che risultava incompatibile con la dinamica del suicidio.
Tra l’altro, il rapporto tra Kurt Cobain e Courtney Love in quel periodo era in crisi e lo stesso investigatore privato, Tom Grant, incaricato dalla moglie di Cobain di ritrovare il marito fuggito dal centro di riabilitazione, sosteneva che proprio lei avesse il movente perfetto per ucciderlo, in quanto l’eventuale divorzio le avrebbe tolto gran parte dell’eredità. Il tutto aggravato dalla tossicità del rapporto tra i due.
Se da un lato, infatti, erano profondamente legati emotivamente, rappresentando una delle coppie più iconiche del rock, dall’altro il loro amore era estremamente tossico, contornato da dinamiche alterate e dall’eccessiva dipendenza da eroina, che ha fatto del loro sentimento un fiume in piena che li ha travolti distruggendoli ancor di più.
L’insieme di queste incongruenze ha fatto si che molti iniziassero a porsi delle domande, sollevando dei dubbi in merito alle circostanze della morte del cantante e chiedendosi se, effettivamente, le indagini fossero state svolte nel modo corretto o, chi di dovere, stesse cercando di coprire qualcuno o qualcosa di ancora più grande e oscuro.
Nuovi elementi e possibile riapertura del caso
A febbraio di quest’anno è stata pubblicata, sull’International Journal of Forensic Sciences, una nuova indagine indipendente, che conferma la possibilità che Kurt Cobain sia stato assassinato e che il suicidio sia stato solo una messa in scena per coprire l’accaduto.
Il gruppo di scienziati, di cui fa parte anche Brian Burnett, uno degli esperti più influenti nell’ambito delle morti di overdose e arma da fuoco, rianalizzando le prove ha rivelato come le incongruenze portate alla luce in questi anni non solo sono più che fondate, ma talmente evidenti da non poterle trascurare.
Non solo, lo stesso Burnett, qualche giorno dopo il suicidio dell’artista, ha dichiarato con fermezza che tutti i dati raccolti durante le indagini confermano l’ipotesi di omicidio e che il suicidio, appunto, era da escludere. Altresì, tra le diverse incompatibilità emerse durante quest’ulteriore riesame dello scorso febbraio, vi sono parecchie inconciliabilità tra la morte da arma da fuoco e i segni sul cadavere, oltre alla necrosi di alcuni organi, tra cui cervello e fegato, che sono incompatibili con il decesso da arma da fuoco ma che, invece, coincidono perfettamente con una scomparsa causata da overdose.
Analizzando anche il bigliettino d’addio, il gruppo di esperti conferma come solo la parte iniziale del messaggio, in cui il musicista parla di lasciare i Nirvana, è realmente scritta da lui, mentre l’ultima parte risulta evidente sia stata redatta da qualcun altro. Infine, rivedendo le immagini e gli elementi presenti sul luogo del delitto, viene confermato come sia tutto eccessivamente pulito e in ordine per risultare una morte autoinflitta e che, quindi, qualcuno, in questo caso gli assassini, abbia pulito il tutto.
A questo punto, alla luce di tali fatti, le autorità di competenza riapriranno finalmente il caso e faranno luce, dopo oltre trent’anni, su questa tragica morte o anche questa volta, nonostante l’apparente evidenza dei fatti, tutto tacerà?
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





