La breve e strana storia dei golf cart

Il mezzo di trasporto più sofisticato al mondo, non per l’estetica ma per ciò che rappresenta. La recente e insolita storia del golf cart.

Tanti giocatori del passato sono cresciuti a contatto con le costose mazze solo per poterle trasportare, la figura del caddie era fondamentale ma oggi è appannaggio quasi esclusivo (anche per motivi economici) dei professionisti. Nessun Byron Nelson, Sam Snead o Ben Hogan: campioni nati caddie a causa della grande crisi americana ma rimpiazzati dalla prosperità degli anni ’50 e ’60, il golf cart.

Lampo di genio

La prima golf cart compare nel 1932 grazie a J.K. Wadley e all’inventiva del genio, che spesso semina ma nel mese sbagliato, regalando i frutti a chi verrà dopo. L’imprenditore petrolifero vede a San Francisco dei veicoli a tre ruote trasportare dei signori, e l’associazione è fatta: gli anziani hanno mal di schiena e i golfisti dell’epoca mal di vivere, si può usare in un circolo. Così al Texarkana Golf Club nel 1932 si introduce il primo golf cart, nello stesso campo in cui Wadley stesso darà il via alla carriera di “Lord Byron”.
La macchina ha limiti tecnici e costi elevati, quindi fino alla fine degli anni ’50 si usa per trasportare golfisti infortunati o con delle disabilità.

Golf cart al Texarkana Golf Club
(Credit: Texarkana Golf Club)

Cart di massa

L’azienda ClubCar nel 1962 inventa il prima golf cart funzionale al suo scopo, iniziando la produzione delle macchine ad Augusta, non proprio un luogo qualunque. Come dimostrazione il fondatore di ClubCar, Bill Stevens, e suo figlio viaggiano dalla Georgia alla Florida per il PGA Show sul nuovo cart, impiegandoci sei giorni ed evitando accuratamente ogni incidente. Perchè se fare un socket con acqua a destra è brutto, scontrasi in strada col cart potrebbe essere peggio.

Bill e Jr Stevens in viaggio per il PGA Show.
(Credit: ClubCar.com)

Vantaggi

I golf cart vengono accettati di buon grado dai golf club, i quali possono far pagare un sovrapprezzo ai giocatori invece che lasciare i proventi dello stesso servizio ai caddie, che molto spesso non condividevano i guadagni con il circolo. I golf cart hanno influito anche sulla conformazione dei campi, non costringendo i designer a progettare dei tee vicini l’uno all’altro e garantendo libertà espressiva, o diabolica – dipende dai punti di vista – ai progettisti.
Questa invenzione avvicina anche la grande fetta dei giocatori anziani al mondo golf con tutti i vantaggi economici del caso. Soprattutto perchè 6-7 chilometri posso essere troppi per l’andamento di certe gambe, ma non devono esserlo per il godimento di una passione.

Gus Andreone può giocare a golf a 104 anni.
(Credit: Miami Herald)

Troppa evoluzione?

Dopo il 1962 ClubCar rivoluziona ancora l’estetica e la praticità dei cart negli anni ’80 con il Club Car DS, creato da Dom Saporito, rivoluzionando lo stile che poi tutti adotteranno fino ad oggi. Altri golf cart hanno migliorato diverse caratteristiche ma alcuni sono andati ben oltre la praticità. Perchè dopo la garanzia dell’utile rimane solo lo sfogo, discutibile, del dilettevole.

Bubba Watson con i suoi cart “Jetpack” e “Aeroscafo”
(Credit: Newatlas.com)

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