Venerdì si è svolta la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, alla quale hanno preso parte diversi volti noti della musica e del cinema italiano e non, da Andrea Bocelli a Mariah Carey, da Ghali a Laura Pausini, Da Pierfrancesco Favino a Sabrina Impacciatore e Matilda De Angelis. La stampa internazionale sembra aver giudicato positivamente l’evento, definendolo elegante.

Il Guardian ha descritto la serata come «intima e grandiosa» al tempo stesso, mentre il New York Times ha sottolineato il lato «esuberante» dello spettacolo. La Süddeutsche Zeitung ha parlato di «un viaggio emozionante e amorevolmente messo in scena attraverso la letteratura, l’architettura e la cucina italiana». Ha però evidenziato la contraddizione tra l’armonia, filo conduttore dello show, e gli attuali conflitti in corso nel mondo: «Le cerimonie di apertura delle Olimpiadi non descrivono le difficoltà del presente. Immaginano idee utopiche».

Milano-Cortina 2026: la stampa internazionale non ha apprezzato la sfilata “diffusa”

Le Monde, ça va sans dire, è stato un po’ più critico con l’Italia. Per il quotidiano francese, «promuovere il più possibile una sola parola d’ordine – armonia – ed evitare qualsiasi controversia, anche a rischio di un certo conformismo, è stato il principio guida della cerimonia». Il risultato, dunque, è stato «un’immagine piuttosto convenzionale dell’Italia che rivisita luoghi familiari della memoria, come se sfogliasse le pagine di un rassicurante vecchio libro di testo scolastico».

A destare qualche perplessità in più è stata la sfilata degli atleti che si è svolta in quattro luoghi diversi (oltre a Milano, anche Cortina, Predazzo e Livigno). La Presse ha apprezzato la resa visiva della cerimonia, ma ha descritto la sfilata “diffusa” come «un’idea che dovrebbe essere archiviata per sempre, chiusa a tripla mandata in un armadio. Immaginate di andare a vedere la vostra band preferita in concerto. Il cantante è a Montreal, il chitarrista a Rouyn, il batterista a La Malbaie e il bassista a Sainte-Rose-de-Watford. Tutti collegati in videoconferenza. Le canzoni saranno comunque belle. Il suono probabilmente sarà accettabile. Ma l’atmosfera? Meh».