La pasticceria San Gregorio, storico punto di riferimento per i golosi di Milano, situato nell’omonima via, all’angolo con corso Buenos Aires, chiuderà presto i battenti. A comunicarlo, qualche giorno fa, è stato lo stesso proprietario, l’ottantenne Angelo Bernasconi: «Ormai ho deciso. Entro giugno fermiamo l’attività».

Ex dipendente, l’uomo ha rilevato il negozio, nato come costola della vecchia Pasticceria Bologna, nel 1978. L’annuncio della scelta di abbassare per sempre la saracinesca è stato motivato con queste parole: «Il locale è grande, paghiamo duecentomila euro l’anno di affitto e non riusciamo a sostenere rincari per il rinnovo del contratto. Ma soprattutto non mi trovo con il modo di lavorare di mio figlio, di mia nuora e della mia ex moglie. Raccolgono gli ordini da Internet e non hanno voglia di lavorare dall’alba fino a sera tardi come me.».

Pasticceria San Gregorio, tra etica del lavoro e memorie del passato

Pasticceria San Gregorio
Angelo Bernasconi, titolare della pasticceria San Gregorio

Nonostante l’età avanzata, Angelo continua tuttora a lavorare in laboratorio durante la notte per impastare panettoni e sfornare i lievitati in tempo per l’apertura delle 5:00 (chiusura alle 22:00). «Ripenso a quando chiamava Fernanda Pivano per le sue caramelle al rosolio e io le preparavo subito», ha raccontato alla stampa, «Chiudevo dieci minuti la pasticceria per portargliele a casa e accontentarla».

Tempi lontani, dei quali Bernasconi conserva gelosamente il ricordo. Tempi diversi da quelli della nuova gestione, in cui lui non si trova più a proprio agio. «Io punto ancora la sveglia alle e mezz’ora dopo, mentre gli altri dormono, arrivo in pasticceria per fare il mio lavoro come piace a me», ha spiegato, «Di notte c’è un mondo. E senza una passione come la mia certo non ti svegli ad ottant’anni quando è ancora buio». Un impegno che lo ha reso una tappa irrinunciabile per tanti milanesi e altrettanti vip, da Carla Fracci, amante dei marrons glacés, a Cesare Maldini e Michelle Hunziker.

La replica del figlio Davide

A seguito delle dichiarazioni del padre, è ora arrivata la replica del figlio. Il trentunenne Davide Bernasconi spiega: «Non voglio penalizzare la mia sfera personale per il lavoro, ci sono limiti dettati dalla famiglia. Del resto stare ventiquattr’ore in laboratorio, come ha sempre fatto mio papà, non aumenta né la nostra produttività né il fatturato né la felicità dei clienti».

Il titolare, tuttavia, ha un’idea per portare avanti l’attività di famiglia: «Chi ha detto che il pasticciere non si può fare anche in smart working? Raccogliere gli ordini online aiuta a preservare un minimo di qualità della vita oltre ad allargare i mercati. Stanotte ad esempio tra email e whatsapp mi sono arrivate tre grosse comande per mille euro totali: una da Londra, una da Roma e l’ultima per 300 euro di panettoni a domicilio: i clienti si lamentano che venire in auto in corso Buenos Aires è ormai un caos, noi da remoto possiamo gestire la logistica».

Pasticceria San Gregorio: generazioni a confronto

«Se l’affitto ti sale a duecentoquarantamila euro», afferma Davide, «per stare tranquillo dovresti lavorare sempre e l’indice di felicità si abbassa. Io non sono disponibile a farlo. Il mio esempio è Sissi. Un tempo lavorava alla San Gregorio, nel 1973 ha aperto in piazza Risorgimento. Lei fa orari umani e chiude un giorno e mezzo a settimana».

Il pensiero del pasticcere riflette una tendenza generazionale, che predilige occupazioni più precarie, ma dagli orari più flessibili e con condizioni meno rigide, che consentano di avere una vita privata più soddisfacente. Non si vive di solo lavoro, insomma. «Con il buio e al mattino presto voglio stare a casa con mia moglie… che senso ha aprire in quelle ore? Si fanno quaranta euro a dire tanto.», è la considerazione del giovane Bernasconi, antitetica rispetto alla visione del padre, che ha fatto della pasticceria San Gregorio la sua seconda casa. Due modi di vedere la vita agli antipodi, nessuno dei due necessariamente sbagliato, ma che ci riporta ad un’annosa questione: cosa ci rende davvero felici?

Federica Checchia

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