Pechino ha lanciato una campagna di pubbliche relazioni per contrastare la decisione dell’amministrazione Trump di imporre, a partire da martedì, un ulteriore dazio del 10% sulle importazioni cinesi. Mentre gli Stati Uniti cercano di esercitare pressione sulla Cina con i dazi, Pechino prova a ribaltare la narrazione accusando Washington di strumentalizzare la questione per fini politici. L’obiettivo è smontare la tesi spinta da Donald Trump secondo cui queste misure siano necessarie per costringere la Cina a ridurre l’export di precursori chimici che i cartelli messicani trasformano in fentanyl, un potente oppiaceo che da anni crea devastanti dipendenze, la cui diffusione si lega anche a un abuso iniziale nelle prescrizioni.
Poche ore dopo l’annuncio delle contromisure cinesi — con dazi del 10% e 15% su una selezione di prodotti agricoli statunitensi, un duro colpo per gli esportatori di carne suina e bovina di Iowa e Nebraska — Pechino ha pubblicato un “Libro Bianco” di 6.600 parole intitolato “Controllare le sostanze correlate al fentanyl. Il contributo della Cina”.
Il ministero degli Esteri della Cina ha dichiarato che il documento è stato diffuso per dimostrare che gli Stati Uniti e Trump stanno “diffondendo ogni sorta di false informazioni sul fentanyl, diffamando e incolpando la Cina, e alzando i dazi sulle importazioni cinesi con questo pretesto”. Il rapporto del governo cinese è suddiviso in sette capitoli, con titoli che vanno da “Colpire duramente i crimini legati al fentanyl secondo la legge” a “Promuovere la governance globale delle sostanze correlate al fentanyl”.
La Cina ha adottato alcune misure per limitare l’export di precursori chimici, come la chiusura di siti web che promuovono queste sostanze e il contrasto alle operazioni di riciclaggio di denaro.
Dal 20 marzo, la Cina imporrà tariffe del 100% su olio di colza, pannelli oleosi e piselli da un lato. Dall’altro sovrattasse del 25% su carne suina e prodotti ittici provenienti dal Canada. Non è una mossa improvvisata: è la risposta alle misure adottate lo scorso ottobre dal governo di Justin Trudeau, che aveva imposto tariffe del 100% sulle auto elettriche cinesi e del 25% su acciaio e alluminio provenienti da Pechino, seguendo l’esempio di Washington e Bruxelles.





