Economia

La Cina vieta le criptovalute: crolla il Bitcoin

La Banca centrale della Cina (Pboc) ha rinnovato il suo duro approccio sui bitcoin e le criptovalute, definendo illegali tutte le transazioni e le attività in valuta digitale e promettendo una ferma repressione sui mercati. Lo si legge in una nota dell’Istituto.

Quell’Oriente che era diventato la culla delle criptovalute oggi sembra esserne il peggior nemico. Nei giorni in cui El Salvador prova a trasformare una valuta digitale in una valuta corrente, la Cina si muove in direzione esattamente opposta: le attività “crypto” sono ora considerate completamente illegali e questo non può che pesare fortemente sulle ambizioni di crescita a cui gli investitori si erano appellati.

La notizia è stata resa nota da breve, ma già il Bitcoin lascia sulla strada il 6% del proprio valore. Stessa sorte per Ethereum, che reagisce con un immediato -10%. -5,5% per Cardano. -10,5% per “to the moon” Dogecoin.

Come sempre i punti di caduta sono anche i punti di maggior opportunità per chi vuole investire, ma di fronte c’è la reazione di una Cina che con ogni probabilità (nel mezzo dell’affair Evergrande) non vuole distrazioni: non ci si può permettere alcuna fuga di capitali e nessuna criptovaluta può fungere da copertura per operazioni che possano uscire dai radar dello Stato. Le criptovalute, dunque, ora sono moneta corrente a El Salvador e moneta vietata a Pechino. Nel mezzo milioni di investitori probabilmente spaesati e spiazzati, ma esposti su portafogli che tornano a viaggiare sulle montagne russe.

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