Cronaca

La Corte europea dei Diritti Umani sospende il primo volo con richiedenti asilo per il Ruanda

La Corte europea dei Diritti Umani ha sospeso il primo volo con richiedenti asilo che sarebbero dovute esser trasferite dal Regno Unito in Ruanda. Il volo sarebbe dovuto partire ieri, dopo il via libera dei giudici britannici.

Sospeso il primo volo con richiedenti asilo

Lo stop è arrivato sulla base di una sospensiva accordata dalla Corte europea dei Diritti Umani a fronte di alcuni ricorsi dell’ultimo minuto presentati alla Cedu dagli avvocati dei richiedenti stessi. Anche dopo la Brexit, il Regno Unito è rimasto a far parte della Corte europea dei Diritti Umani e dunque ha dovuto piegarsi alla decisione di quest’ultima di sospendere il primo volo con richiedenti asilo. Boris Johnson ha quindi dovuto rinunciare alla prima espulsione di migranti irregolari verso il Ruanda.

L’ok al volo, il quale sarebbe dovuto decollare la sera scorsa con un contingente limitato di 7 persone, sarebbe in realtà arrivato dai giudici britannici. Il 13 giugno infatti la Corte d’Appello aveva respinto l’ultimo ricorso contro il progetto del governo di trasferire in Ruanda migranti entrati senza documenti nel Paese. Sono 23 però le persone che invece hanno vinto la causa e potranno restare, almeno per ora, nel Regno Unito. E dunque, a seguito della marea di ricorsi degli espulsi e delle ONG, il Paese si è dovuto rifar alla sentenza della Corte europea dei Diritti Umani. Per la Cedu infatti “i danni sarebbero stati irreversibili” per almeno un migrante imbarcato sul volo pronto a decollare la scorsa notte.

Il piano Johnson nel caos

Il trasferimento, momentaneamente sospeso, rientra nel contestato piano disposto dall’esecutivo di Boris Johnson in accordo (chiaramente anche economico) con quello di Kigali per gestire i flussi migratori e scoraggiare le traversate della Manica. Secondo la legge attuale del governo Johnson, una volta che si viene bollati come “illegali” nel Regno Unito, i migranti possono essere spediti in Ruanda, con il quale Londra ha un accordo multimiliardario (almeno 15 i miliardi pagati a Kigali sinora) e pluriennale, dove possono chiedere di rimanere e chiedere asilo/accoglienza in Africa oppure essere rispediti nella loro patria di origine. Secondo queste norme, i migranti esplulsi non possono mai più tornare nel Regno Unito.

Il piano contro l’immigrazione irregolare, secondo le statistiche di YouGov appoggiato dalla maggioranza dei britannici ed in particolare dai conservatori, al momento è nel caos. È soprattutto la Chiesa di Inghilterra invece a dare filo da torcere a Boris Johnson e al suo piano. L’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby ieri lo ha definito “immorale” e “aberrante”, chiedendo al contrario al governo corridoi sicuri per i migranti nella Manica e i richiedenti asilo. Contro questo piano si era in verità espresso anche il principe Carlo, il quale lo aveva definito “sconvolgente” oltre che “un’idea terribile”.

Dopo la sospensione del primo volo, che secondo le stime dello stesso Ministero dell’Interno britannico sarebbe costato insieme all’accoglienza nel Paese africano 500mila sterline, i Ministri dell’esecutivo hanno comunque promesso che il programma di espulsioni verso il Ruanda riprenderà presto.

Ginevra Mattei

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