La Louisiana è suddivisa in 6 collegi uninominali che esprimono rappresentanti alla Camera con sistema maggioritario secco. Nello stato il 30% circa della popolazione è afroamericana, ma solo uno dei distretti elettorali ha una composizione che permette di eleggere un candidato nero. Le direttive federali imporrebbero alle mappe elettorali di riflettere più equamente la composizione razziale, per cui è stato approvato un secondo collegio a maggioranza nera. Il ricorso repubblicano contro quel collegio ha portato alla sentenza (Louisiana v. Callais) con cui la Corte suprema ieri ha sostanzialmente abrogatole le riforme varate sessanta anni fa per porre rimedio alla pregressa discriminazione razziale. Quelle riforme erano state sancite dal Voting Rights Act, la legge promulgata da Lyndon Johnson nel 1965 al culmine del movimento dei diritti civili di Martin Luther King per correggere la diseguaglianza rappresentativa consolidata in particolare negli stati del sud da un secolo di apartheid (e i precedenti 250 anni di schiavismo).

“La sentenza odierna della Corte Suprema, emessa con un voto di 6 a 3 nel caso Callais, è una grande vittoria per la protezione dell’uguaglianza dinanzi alla legge, poiché riporta il Voting Rights Act all’intento originario: proteggere contro la discriminazione razziale intenzionale”. Lo scrive su Truth il presidente Donald Trump, plaudendo alla Corte che ha limitato l’uso della razza per i definire i distretti elettorali, bocciando la mappa dei collegi della Louisiana con un secondo distretto a maggioranza afroamericana. “Un ringraziamento al brillante Giudice Samuel Alito per il parere importante e appropriato. Congratulazioni!”.

La sentenza, approvata con sei voti contro tre, fa molto più che modificare la mappa elettorale di uno Stato. Segna un cambiamento fondamentale nella comprensione costituzionale dell’uguaglianza, dei diritti di voto e del potere del Congresso di far rispettare gli emendamenti della Ricostruzione.

Come funzionava il Voting Rights Act

Per oltre quattro decenni, la Sezione 2 del Voting Rights Act ha funzionato secondo un principio semplice: quando i sistemi elettorali producono risultati discriminatori sul piano razziale, violano la legge federale, anche in assenza di prove di intenzionalità discriminatoria. In Louisiana, dove i residenti neri costituiscono circa un terzo della popolazione, un tribunale federale ha ritenuto che una mappa successiva al censimento del 2020, con un solo distretto a maggioranza nera, probabilmente diluisse il potere di voto dei cittadini neri. Il legislatore statale ha risposto disegnando un secondo distretto a maggioranza nera, come i tribunali hanno richiesto in circostanze simili.

La Corte Suprema ha ora dichiarato incostituzionale quel rimedio, stabilendo che la creazione intenzionale di un distretto a maggioranza di minoranza viola la clausola di uguale protezione della legge, la maggioranza della Corte ha capovolto la logica della Sezione 2. Lo stesso atto di correggere la diluizione del voto su base razziale costituisce, secondo la maggioranza, una classificazione razziale inammissibile.

Cosa potrebbe succedere ora, dopo la decisione della Corte Suprema

L’impatto di Louisiana v. Callais non sarà confinato a un solo Stato. Senza tutele applicabili della Sezione 2 nei casi di ridisegno elettorale, i legislatori avranno molti meno vincoli federali nel tracciare mappe che diluiscono la forza elettorale delle minoranze, in particolare nelle giurisdizioni con forte polarizzazione razziale del voto.

Gli analisti avvertono che fino a un quarto o più del Congressional Black Caucus e circa un decimo del Congressional Hispanic Caucus potrebbero essere colpiti da modifiche delle mappe che in passato avrebbero fatto scattare il controllo previsto dalla Sezione 2. Oltre al Congresso, la decisione influenzerà i parlamenti statali, gli enti locali e i distretti scolastici in tutto il Paese.

La sentenza sulla mappa congressuale della Louisiana è l’ultima di una serie di battaglie nazionali sui distretti congressuali in vista delle elezioni di metà mandato di questo autunno. Tutto è iniziato la scorsa estate, quando Donald Trump ha dichiarato che il Texas avrebbe dovuto procedere a una ridistribuzione dei distretti a metà decennio per conquistare seggi aggiuntivi per i repubblicani, innescando sforzi analoghi negli stati di tutto il paese controllati da democratici o repubblicani per consolidare le rispettive maggioranze. (La ridistribuzione dei distretti avviene normalmente su base decennale, utilizzando i dati demografici del censimento.)