Politica

La crisi di governo vista dai media russi: “Draghi traditore”

Arrivano i primi commenti politici da parte delle agenzie informative dei media russi intorno alla crisi del governo Draghi, vista come il tramonto di uno dei leader “più fortemente anti-russi” d’Europa, tra i più vicini alle posizioni statunitensi. L’agenzia russa Tass sottolinea le posizioni dure dell’esecutivo “nei confronti della Federazione Russa”, indicando poi come punti di strutturale debolezza democratica le scissioni, gli addii e il saltare delle alleanze. Si avvera il monito di molte delle personalità politiche che hanno criticato la scelta della crisi, che più volte l’hanno reprobata con la formula “fare il gioco di Putin”? Se da una parte questo è vero, c’è da dire che “l’asse anti-russo” di cui scrive l’agenzia Tass è stato tanto meno decisivo sulla crisi di governo di un progetto per il termovalorizzatore di Roma contenuto nel Dl Aiuti. Per i russi è poi inevitabile: l’Italia continuerà a “ubbidire alla disciplina del blocco”.

Dalla fine dell’alleato “più russofobo” d’Europa a “Draghi capitano che abbandona la nave”, le posizioni dei media russi sulla crisi di governo sono uno specchio distorto della politica

Konstantin Malofeev, oligarca vicino al presidente russo e proprietario di TsargradTV

Diverse nei toni e negli intenti ma decisamente convergenti le posizioni dei media di Mosca alla crisi di governo italiana. Mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha ringraziato Draghi su Twitter per il suo “indefesso supporto all’Ucraina nel difendersi dall’aggressione russa”, non poteva che essere critica la posizione dell’informazione del Paese aggressore. Le tinte con cui dipingono la situazione politica italiana, per quanto frammentata e in fase di plastica ridefinizione, sono però decisamente esagerate. Toni che disegnano uno scenario che ha ben poco del fosco tramonto democratico del “più russofobo” dei paesi europei: “i rappresentanti della crisi ora sono impegnati in accuse reciproche e nella ricerca di responsabili”, alludendo a M5S e FI, i protagonisti forse più danneggiati dalla crisi. Ma se l’agenzia Tass, per quanto di parte, riesce a individuare come “il conflitto ucraino è legato solo marginalmente alla crisi“, pareri apocalittici provengono dai media filoputiniani.

RenTv (proprietà per il 18% di un sussidiario della russa Gazprom) parla invece di come “l’Italia vede la seconda fuga del premier Draghi come un tradimento“, identificando nel Paese “il centro della crisi politica in Europa“. “Fugge da una nave che affonda”, secondo la versione online dell’agenzia russa, e gli italiani sarebbero praticamente sull’orlo dell’anarchia, dal momento che “scendere a protestare contro il governo è come bere una tazza di cappuccino al mattino. I tassisti lanciano fumogeni, i contadini protestano, manifestano gli oppositori dell’invio di armi in Ucraina”. Uno sguardo decisamente edulcorato quello dell’emittente russa, che critica la fisiologica instabilità di governo del Paese adducendo come dati il gran numero di governi susseguitisi negli ultimi dieci anni. Instabilità che la Federazione, mai abbandonata dalla costante presenza di Putin, indubbiamente non conosce.

La voce più vicina a Putin: “un russofobo in meno sulla scena internazionale”; la versione di TsargradTV, dell’oligarca Konstantin Malofeev

Non poteva essere meno critica la versione dei fatti presentata da TsargradTV, di proprietà di uno degli oligarchi più vicini a Vladimir Putin, Konstantin Malofeev. “Il funzionario europeo, distintosi per la sua posizione ostile nei confronti dei russi, si è dimesso”. Si sottolinei poi come la televisione russa insista particolarmente, più che sul conflitto derivante dalla decisione militare e governativa del paese, sulla “russofobia”. L’obiettivo è anche abbastanza banale: convincere la popolazione russa di essere ingiustificamente odiata per ragioni che vanno dal razzismo alla pura e semplice malvagità occidentale implica rafforzare posizioni ultranazionaliste e vittimistiche. Insomma, il nemico è sempre esterno, e non parla russo.

La televisione russa è chiaramente inaffidabile, obbligata a seguire una particolare linea editoriale che proviene, non sembra nemmeno necessario dirlo, dall’alto. I pregiudizi si rafforzano tramite “fattoidi” e distorsioni edulcorate della realtà, tanto che la crisi di governo, dovuta a una situazione politica complessa e difficilmente comprensibile per l’occhio estero non abituato al modello di interlocuzione del nostro Paese, diventa per i media putiniani la crisi del modello dell’intera democrazia occidentale. E sarebbero lieti di aggiungere: anche dei valori europei. Ma è improbabile che la crisi di un governo di larghissime intese e di unità nazionale, come quello caduto ieri, sia esattamente lo specchio dell’intero mondo occidentale.

Alberto Alessi

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