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La crypto arte, il nuovo mercato artistico e i suoi rischi

NFT e blockchain sono i due elementi che caratterizzano un mercato fortemente in espansione come quello della crypto arte. Una nuova modalità artistica che si differenzia dalla precedente arte digitale in quanto completamente nativa del web. Un fenomeno esploso con la vendita di “Everydays: The First 5000 Days” di Beeple battuta all’asta da Christie’s per oltre 69 milioni di dollari. Un momento considerato come un semplice caso da alcuni ma che in realtà ha generato un’enorme rivoluzione tecnologica a cui anche le gallerie d’arte si stanno accodando.

La crypto arte, la differenza con l’arte digitale e il nuovo mercato dell’high-tech

Molto spesso si accomuna l’arte digitale alla crypto arte. Ma se la prima è già comparsa negli anni 50′ con l’avvento dei primi computer e con le opere di artisti come Nam June Paik e Andy Wharol, la seconda è completamente nativa del web e indissolubilmente legata al mercato dell’high-tech. Le opere di crypto arte, spiega Andrea Concas, critico d’arte ed esperto di arte e blockchain, “sono lavori per i quali l’artista decide, sin dall’inizio della propria ricerca artistica e del processo creativo, di realizzare un’opera destinata a essere legata, promossa, esposta e tracciata sulla rete blockchain”.

È proprio su queste piattaforme che sta avvenendo una rivoluzione artistica in grado di cambiare e di condizionare il mercato dell’arte. Dopo il caso “Everydays: The First 5000 Days” di Beeple il mercato dell’arte ha conosciuto sempre di più NFT e cryptovalute. Il tutto sfruttando l’evoluzione del mercato dell’high-tech che in Italia nel 2023 toccherà gli 1,1 miliardi di euro con un investimento europeo di oltre 100 miliardi in un solo anno. Questo giustifica, secondo Serena Tabacchi, esperta internazionale di crypto art, una forte spinta sul mercato dell’arte contemporanea arrivata dall‘industria tecnologica. Un’economia che ha trovato nell’arte e nel gaming nuovi terreni fertili per l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali al di fuori del mercato finanziario.

I rischi di un nuovo mercato

Il nuovo mercato della crypto arte è certamente molto più accessibile per gli acquirenti di quello tradizionale dominato dalla grandi gallerie d’arte. Però, spiega la Tabacchi, “questo cambiamento presenta dei rischi: gli individui, anche restando anonimi, possono determinare le sorti del mercato. Prendi, ad esempio, Robbie Barrat: è stato uno dei primi a ‘mintare’ (processo di coniazione che permette ai dati di un Nft di essere inseriti su una blockchain, di solito Ethereum, ndr) su SupeRare, ma hanno speculato così tanto sulle sue opere da portarlo alla decisione di uscire dal mercato Nft.

A questo si aggiungono eventi imbarazzanti come quello del British Museum. Il famoso museo inglese infatti aveva deciso di mettere in vendita riproduzioni NFT delle sue opere d’arte. In questo caso, spiega la Tabacchi, l’acquirente “non ha l’opera d’arte fisica né un file, ha solo un diritto, e anche piuttosto ambiguo”. Si tratta dunque di un sistema che funziona bene solo con la crypto arte e che, conclude Concas, ha bisogno di una ridefinizione delle “regole, trovare nuovi equilibri tra fisico e digitale e soprattutto pensare alle possibili dinamiche di valorizzazione, esposizione e vendita di opere d’arte del futuro che saranno sempre più “phygital”, cioè digitali e fisiche al tempo stesso”.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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