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La donazione di organi, il referendum in Svizzera e la situazione in Italia

Con il referendum in Svizzera è tornata all’ordine del giorno la questione della donazione degli organi. Un problema molto delicato nel paese elvetico dove le liste di attesa per chi necessita di un trapianto sono lunghissime. Ora con la vittoria dei si in territorio svizzero sarà possibile donare organi anche con il semplice consenso presunto e non più esplicito come in Italia. Nel nostro paese è infatti possibile donare gli organi solo con un’apposita dichiarazione rilasciata ad enti specifici come l‘anagrafe oppure, in mancanza di essa, con il consenso dei familiari dopo il decesso

La donazione di organi e la nuova legge elvetica

“Non basta l’organizzazione del sistema sanitario, serve invece un aiuto da parte di tutti, un senso di solidarietà che va a completare l’erogazione di questa cura. In Italia il trapianto è un livello essenziale di assistenza, cosa che non accade in tutto il mondo. Per questo dobbiamo valorizzare il nostro sistema sanitario e dare un contributo fattivo, partecipando alla cura”. È l’appello sulla donazione degli organi di Massimo Cardillo, direttore del Centro Nazionale Trapianti. Una questione delicata tornata all’ordine del giorno grazie ad un apposito referendum svoltosi la settimana scorsa in Svizzera. Con il 60,2% dei si il popolo svizzero ha approvato un’importante modifica alla legge elvetica.

Con l’approvazione dei quesiti proposti da questo referendum sarà presto possibile in Svizzera donare organi dopo il decesso con il solo consenso presunto. Tutti i cittadini svizzeri saranno dunque presunti donatori anche se senza, come prevedeva la precedente legislazione, un consenso esplicito purchè in vita non siano stati contrari. Un provvedimento importante in un paese dove le lista d’attesa per il trapianto sono lunghissime e i morti nel 2021 per la mancata operazione sono stati 72. Una nuova legge che non esclude, in caso di dubbi, la richiesta dopo il decesso del consenso dei familiari del possibile donatore che possono anche opporsi al prelievo. Se poi, qualora vigesse il dubbio, spiega l’amministrazione federale svizzera, e non fosse possibile “contattare i congiunti, il prelievo di organi non sarà permesso”.

La procedura italiana

Nel 2021 in Italia ci sono stati 3778 trapianti con il 90% di organi provenienti da pazienti deceduti. Secondo la legge del 1 aprile 1999 n 91 tutti i cittadini italiani possono esprimere il loro consenso alla donazione degli organi. Un consenso che può essere dato solo in forma esplicita attraverso diverse modalità. Lo si può fare attraverso un modulo dell’ AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi), con i documenti forniti dalla Asl o ottenendo il tesserino del Centro Nazionale Trapianti o del Ministero della Salute. Infine con una semplice dichiarazione firmata oppure con un’esplicita richiesta all’anagrafe.

Quest’ultima procedura, eseguita al momento del rilascio o del rinnovo del documento d’identità, è quella più utilizzata in Italia. Con essa, spiega Cardillo, “si sono registrate quasi 12 milioni di dichiarazioni, dunque un quinto dei cittadini”. Il tutto “ con una percentuale di assensi pari al 70%, ma c’è ancora un 30% di persone che si oppongono alla donazione e questo è il terreno sul quale lavorare sicuramente di più”. In ogni caso, conclude Cardillo, donare gli organi è una decisione importante da prendere quando si è in vita. Il motivo è evitare “ di lasciare questa scelta non semplice ai propri familiari, in un momento evidentemente drammatico, quindi il meno adatto per prendere decisioni di questo tipo”.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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