“La famiglia Bélier” stasera arriva su Rai 5 per coinvolgere un pubblico di ragazzi, ragazze e famiglie. Il film di Eric Lartigau è una commedia poetica che, partendo da un paradosso che fa sorridere, esplora temi profondi che hanno a che fare con la diversità, la crescita, la vita familiare e la comunicabilità/incomunicabilità delle proprie esigenze.
Ed è questo il tema che si dimostra centrale nel film: l’incomunicabilità. Sarebbe quantomeno semplicistico pensare all’incomunicabilità come all’impossibilità di comunicare attraverso lo stesso codice linguistico. Il fatto che tutti i membri della famiglia Bélier, meno una, siano sordi, non ha a che fare con questo aspetto. Si tratta piuttosto dell’incapacità di assumere la prospettiva dell’altro.

“La famiglia Bélier”: l’incomunicabilità come tema strutturale
Il carattere strutturale del tema dell’incomunicabilità nella commedia si conferma a più livelli lungo lo sviluppo narrativo del film:
1.C’è la didascalica ed ovvia incomunicabilità a causa della mancanza di codici linguistici comuni. Banalmente, tra la famiglia di Paula Bélier (l’unica che riesce a sentire parole, suoni e musica) e il resto del mondo che non conosce il linguaggio dei segni. Questo elemento tra il fisico e il tecnico li esclude da molti circoli e finisce col definirli agli occhi degli altri come personaggi alienati, a cui è preclusa la comprensione del mondo.
2. Nel film ha uno spazio interessante, e che sa molto di vita vera, anche un’incomunicabilità “orizzontale”, all’interno della stessa generazione. Si tratta della difficoltà a comunicare le proprie esperienze. E quindi vediamo Paula Bélier e Mathilde (rispettivamente Louane Emera e Roxane Duran), la sua migliore amica, litigare per via di frustrazioni a cui non sanno dare un nome.
O ancora Paula e Gabriel (Ilian Bergala) che si allontanano per mancata chiarezza dei propri interessi, incomprensioni e per l’incapacità di gestire situazioni complesse. E questa incapacità di comunciare o lasciarsi comunicare esperienze non direttamente esperibili travolge anche un terzo livello.

Un’incomunicabilità “verticale”
3. Si tratta dell’incomunicabilità “verticale”, intergenerazionale e, in questo film, all’interno dello stesso nucleo familiare. Qui Paula si trova da un lato a non poter dire la sua nuova insospettata passione per il canto, perchè coinvolge un aspetto della vita che i suoi genitori non potranno mai pienamente capire.
Dall’altro questa difficoltà è solo il sintomo dell’impossibilità, più generale, di comunicare ai propri genitori le proprie aspirazioni, i propri sogni e la necessità di allontanarsi da casa, da loro e da un percorso prestabilito.
La questione della sordità quindi è, in questo film, un elemento chiave che sottolinea e palesa in maniera strutturale il tema centrale del film e della fase cruciale della vita in cui si trova Paula: la crescita, più specificatamente, il passaggio all’età adulta e il difficile, necessario distacco dalla famiglia e dalla propria comfort zone.
Debora Troiani
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