L’Italia ha proposto mercoledì alla Flotilla di lasciare gli aiuti, circa 40 tonnellate di beni di prima necessità, a Cipro, da dove sarebbero poi stati trasportati a Gaza tramite il Patriarcato di Gerusalemme, guidato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa. La Flotilla ha rifiutato la proposta. “La nostra missione continuerà. Non accetteremo mai l’offerta del governo italiano perché valida le azioni del governo israeliano. La nostra è una missione umanitaria e politica, e cerca di mettere fine al genocidio”, ha dichiarato in un video postato su Instagram dal Global Movement to Gaza Italia. Dalla Farnesina è arrivata una risposta netta: “Chi prosegue rischia in proprio”. Venerdì il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto un appello ai membri della Flotilla affinché accettino la proposta.
“Il valore della vita umana, che sembra aver perso ogni significato a Gaza, dove viene gravemente calpestato con disumane sofferenze per la popolazione, richiede di evitare di porre a rischio l’incolumità di ogni persona“, ha scritto Mattarella nel suo messaggio.
“A questo scopo e al fine di salvaguardare il valore dell’iniziativa assunta – valore che si è espresso con ampia risonanza e significato – appare necessario preservare l’obiettivo di far pervenire gli aiuti raccolti alla popolazione in sofferenza“, ha detto ancora il capo di Stato.
Mattarella poi aggiunge: “Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello alle donne e agli uomini della Flotilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme – anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza – di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza”.
Ma con un messaggio pubblicato sui social media, gli attivisti hanno fatto sapere che il viaggio proseguirà. “La questione degli aiuti è fondamentale, e siamo pronti a valutare mediazioni, ma non a costo di cambiare rotta”, spiega la portavoce della Flotilla Maria Elena Delia.
La Global Sumud Flotilla ha annunciato venerdì che la “Family Boat”, l’imbarcazione principale della flotta che vuole rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza, non proseguirà il viaggio per un guasto tecnico
“Ieri sera abbiamo subito una grave battuta d’arresto a causa di un guasto meccanico alla Family Boat, una delle navi di punta della nostra flottiglia“, ha scritto il movimento in un post su Instagram.
Gli attivisti a bordo della nave “sono stati redistribuiti sulle altre imbarcazioni” mentre la nave rimarrà ferma a Creta, dove la Flotilla è arrivata da pochi giorni.
Flotilla: prossima tappa è Gaza, portavoce italiana rientra per trattare con istituzioni
Dopo il rifiuto dell’appello rivolto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di lasciare gli aiuti umanitari a Cipro per essere trasportati a Gaza tramite il Patriarcato di Gerusalemme, la Flotilla ha annunciato che la prossima tappa sarà Gaza. Mentre la delegazione italiana ha comunicato che la portavoce Maria Elena Delia sta rientrando in Italia per parlare direttamwnte con le istituzioni. “Chiediamo al governo italiano senz’altro di proteggere la Flotilla ma gli occhi sono puntati su Gaza. Ora siamo a Creta ma la missione continua e la prossima tappa sarà Gaza”. ha detto Simona Moscarelli del Global Sumud Flotilla incontrando i delegati della Cgil a Roma, chiedendo al governo un embargo totale nei confronti di Israele, sanzioni non solo sul commercio e il blocco totale di invio di armi a Israele. La delegazione italiana del Global Movement to Gaza “ha ritenuto opportuno richiedere la presenza in Italia della portavoce Maria Elena Delia, al fine di condurre un dialogo diretto con le istituzioni per garantire l’incolumità dei membri italiani dell’equipaggio e il raggiungimento degli obiettivi della missione nel rispetto del diritto internazionale”





