Washington ha avvertito diversi alleati europei, tra cui Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia, di aspettarsi lunghi ritardi nelle consegne di armi statunitensi, causati dalla necessità di ricostituire le scorte esaurite dalla guerra con l’Iran. Lo scrive il Financial Times.
Secondo nove fonti sentite dal quotidiano economico, il Pentagono ha comunicato ai paesi di prevedere seri ritardi, in particolare, per diversi sistemi missilistici. Due fonti hanno affermato che si sta discutendo anche di un possibile rinvio delle spedizioni verso l’Asia.
I ritardi sono in parte dovuti alle forti preoccupazioni relative ai livelli di scorte statunitensi, dato l’elevato volume di armi utilizzate negli ultimi due mesi in Iran. L’esercito americano è già stato costretto a spostare armi da altre regioni, tra cui l’Indo-Pacifico, per compensare le carenze. Ma la guerra con l’Iran ha anche acuito i timori sulla sufficienza delle scorte di armi Usa per scoraggiare Pechino o sconfiggere la Cina in un eventuale futuro conflitto per Taiwan.
Ma il vero problema è che il rallentamento delle consegne per l’Europa rischia di rappresentare una brutta notizia anche per l’Ucraina. I ritardi, infatti, avranno ripercussioni sulle munizioni per i sistemi missilistici Himar (prodotti da Lockheed Martin) e Nasam (prodotti congiuntamente da Raytheon e dalla norvegese Kongsberg), entrambi impiegati dall’esercito di Kiev.
In particolare, i ritardi nelle consegne avranno ripercussioni sulle munizioni per i sistemi missilistici Himar, Nasam e altri. Gli Himar, già impiegati in Ucraina, sono sistemi missilistici altamente mobili prodotti da Lockheed Martin. I Nasam sono sistemi missilistici terra-aria a medio raggio co-prodotti da Raytheon e dalla norvegese Kongsberg.
Il Pentagono ha dichiarato di “valutare attentamente le nuove richieste di equipaggiamento da parte dei partner, nonché i casi di trasferimento di armi già in essere, per garantire la coerenza con le esigenze operative”, rifiutandosi di fornire dettagli citando, a tale proposito, la “natura operativamente sensibile di tali questioni”.
Buona parte dei missili americani impiegati nella guerra in Iran erano pensati per essere utilizzati in un ipotetico scontro futuro con la Cina su Taiwan. «Il Pentagono potrebbe ora dover combattere una lunga guerra in Medio Oriente ed è anche disperatamente intenzionato a rafforzare la deterrenza nell’Indo-Pacifico», ha spiegato al Financial Times Tom Wright, ex funzionario dell’amministrazione Biden e ora analista alla Brookings Institution. «È più che disposto – ha aggiunto l’esperto – a sacrificare l’Europa pur di raggiungere questo obiettivo. L’Europa ha bisogno di ricostruire la propria base industriale della difesa a velocità supersonica».





