La Lazio non vince più, adesso è crisi vera

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Di Redazione Metropolitan

Che mazzata! Non si potrebbe definire altrimenti il quarto pareggio consecutivo ottenuto dalla Lazio in campionato. Un pareggio stavolta subito per una squadra capace, ancora una volta, di concretizzare poco, di regalare un tempo agli avversari e di subire gol alla prima occcasione utile, per poi reagire, giocare da squadra e rimontare. Insomma, la solita Lazio vista contro il Milan e il Chievo!

Se contro i rossoneri e i clivensi il risultato era stato “salvato”, stavolta il pareggio della Lazio contro la Sampdoria brucia come una sconfitta, se non peggio, e lo schiaffo subito rischia di lasciare strascichi e compromettere l’intera stagione. 

Lo sconforto dei giocatori biancocelesti dopo il pareggio beffa (PHOTO CREDITS: ilmessaggero.it)

Prendere un gol al minuto 99 da Saponara, dopo aver dominato l’avversario e averlo rinchiuso nella propria metà campo, dopo che la Lazio era riuscita nell’impresa di ribaltare il risultato e lo svantaggio in pienissimo recupero, grazie ad un calcio di rigore concesso dal VAR, è una batosta che non può essere smaltita nel giro di pochi giorni.

Basta vedere la reazione di Immobile subito dopo il triplice fischio finale e il suo correre spedito verso gli spogliatoi oppure la rabbia, giustificata, dei tifosi allo stadio che hanno fischiato e respinto i giocatori.

Ingiustificabile è invece lo striscione razzista contro Milinkovic Savic, che di sicuro non servirà a migliorare l’umore e le prestazioni del centrocampista ma in compenso getta ulteriore benzina su un ambiente già abbastanza infuocato e serve su un piatto d’argento l’ennesimo pretesto per gli attacchi contro la tifoseria biancoceleste, già troppe volte accusata e marchiata con i soliti stereotipi ormai arcinoti. 

Di sicuro questa partita doveva rappresentare la svolta per la Lazio dopo il ritiro a Formello, a più riprese definito “non punitivo”, invece emette una sentenza inappellabile: qualcosa nel gruppo si è rotto, non per forza in termini di spaccature interne ma di mentalità e stimoli! Forse le scorie della scorsa stagione, del treno Champions perso all’ultima giornata all’Olimpico, sono rimaste e pesano ancora.

Di certo, anche se il quarto posto resta vicino, non è questo l’approccio giusto di una squadra da Champions! Non può essere da vertice una Lazio che pareggia in casa contro un Milan decimato e passa in svantaggio contro il Chievo oppure una Lazio che, pur qualificata ai sedicesimi, perde in Europa League in maniera ignobile contro l’Apollon Limassol.

Molti tifosi hanno puntato l’indice contro l’ostinazione di Simone Inzaghi di puntare sul 3-5-2 e una critica del genere ci può anche stare, tuttavia il problema principale non è il modulo, ma la testa e la tecnica degli interpreti! Qui risiedono le principali lacune della squadra.

Simone Inzaghi (PHOTO CREDITS: lazionews24.com)

Purtroppo Patric e Wallace hanno “steccato” ancora e si sono dimostrati non all’altezza per questa squadra. Strakosha, che in qualche partita aveva tolto le castagne dal fuoco, tuttavia presenta punti deboli evidenti: sulle uscite e con la palla al piede il giovane albanese non offre mai sicurezze, come in occasione dello sciagurato rinvio lungo da dove è nata il 2 a 2 finale dei blucerchiati.

Caicedo mette sempre tanta buona volontà e lotta per la squadra, ma da un attaccante ci si aspetta che butti la palla in rete e purtroppo la concretezza sotto porta non è la specialità dell’ecuadoregno. Milinkovic e Luis Alberto sono solo l’ombra lontana di quei fuoriclasse che l’anno scorso trascinavano la Lazio e dominavano il campo con le loro  giocate i loro gol. 

Badelj, purtroppo, non si sta rivelando fin qui all’altezza per sostituire un regista come Lucas Leiva, la cui assenza per infortunio sta pesando come un macigno. Almeno Cataldi, entrato al posto del croato, ha battuto il corner da cui è nato il pareggio di Acerbi, l’unico a salvarsi insieme ad Immobile da questo disastro.

Si è parlato, nella conferenza stampa del ritiro, di una Lazio paragonata ad una «Ferrari un po’ ingolfata»: un paragone azzardato, fatto dalla società prima di una partita delicatissima, che dopo il risultato di ieri sembra essersi ritorto contro la Lazio. Questa non vuole essere una critica, ma le Ferrari, in questo campionato, sono altre.

Adesso, nonostante il pari contro la Samp peserà ancora un po’, la Lazio è chiamata a risollevarsi e a ripartire per tornare alla vittoria e mantenere gli obiettivi stagionali. Per questo la sfida d’Europa League contro l’Eintracht diventa importantissima e delicata al tempo stesso: seppure inutile ai fini della qualificazione e della classifica del girone H, una vittoria all’Olimpico è l’unica risposta che la squadra può dare ai suoi tifosi dopo un mese di digiuno, anche per vendicare l’onta del 4 a 1 dell’andata.

Libera da pressioni legate alla qualificazione, la Lazio deve fare una prestazione perfetta per dimostrare di essere viva, provare a darsi un “volto” nuovo nel modulo e negli interpreti e non prendere sotto gamba il match, come è successo contro l’Apollon. Un errore del genere, in questo momento, sarebbe davvero imperdonabile!

Gian Battista Mannone