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Maggio 17, 2021, lunedì

La legge contro l’omotransfobia, in Emilia-Romagna è realtà

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Intervista a Emanuele Follenti, attivista del Cassero di Bologna

Dopo una maratona di 39 ore si è chiusa, lo scorso 27 luglio, la votazione sulla legge contro l’omotransfobia, discriminazione e violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Emanuele Follenti. Attivista del Cassero per la legge contro l'omotransfobia
Emanuele Follenti, attivista del Cassero. Photo Credit: dal web

COSA PREVEDE LA LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA:

La legge, che al momento interessa solo il perimetro regionale dell’Emilia- Romagna, contro l’omotransfobia contrasta la violenza contro le persone gay, trans, lesbiche, bisessuali, queer, intersessuali: sostenendo economicamente le associazioni impegnate nel contrastare questi fenomeni e offrendo aiuto a chi ne diventa vittima. Inoltre, dato importante: prevede un percorso di sensibilizzazione e formazione culturale su queste tematiche che coinvolga scuole e operatori.

Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, si dice soddisfatto: “La dignità delle persone non si ferma con l’ostruzionismo. L’Emilia-Romagna fa un passo avanti importante sul terreno dei diritti, affermando il diritto alla piena autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere. Fissiamo un principio che mai deve essere messo in discussione, e cioè che ogni persona vale in quanto tale, per ciò che è”.

Noi della redazione abbiamo intervistato Emanuele Follenti, attivista volontario di Arcigay del Cassero di Bologna, orgogliosamente presente all’Assemblea legislativa:

Ciao Emanuele! Innanzitutto: come stai? Lo scorso è stato un fine settimana ricco di notti lunghissime e cambiamenti considerevoli…

E non solo un fine settimana! Sono molto stanco ma davvero orgoglioso di quello che siamo riusciti a portare a termine, per una regione come l’Emilia Romagna che da sempre si contraddistingue per un’attenzione particolare ai diritti umani. E’ stato un percorso lungo, iniziato molto tempo fa e portato avanti da persone straordinarie. La maratona che ci ha coinvolti da mercoledì a venerdì notte è stata solo l’ultima tratta di questo percorso. Io non ricopro ruoli ufficiali, sono semplicemente un orgoglioso volontario di Arcigay il Cassero di Bologna, un’associazione che si batte per i diritti di ogni persona, con uno sguardo intersezionale rivolto non solo alle persone lgbti ma anche a quelle migranti e senza dimora.

Una vittoria meritata e a lungo tanto desiderata: l’unione fa la forza!

Ci ho messo tutta l’energia e la grinta che mi contraddistingue, ma per questo primo traguardo permettimi di ringraziare 3 persone, che simbolicamente rappresentano 3 realtà diverse ma che hanno cooperato in assoluta sinergia:

Vincenzo Branà, presidente uscente del Cassero e con lui tutto il direttivo del Cassero

Susanna Zaccaria, assessore alle Pari opportunità del comune di Bologna

Roberta Mori, consigliera regionale e relatrice di maggioranza della legge.

Quanto è importante una legge contro l’omotransfobia?

Tantissimo. Soprattutto per i piccoli comuni emiliano-romagnoli, per le scuole, per gli uffici pubblici, per gli ambienti sportivi, per gli ospedali. Molte volte, vivendo a Bologna, città arcobaleno per eccellenza, tendiamo a dimenticarci di quanto sia difficile per una persona lgbti crescere in una realtà provinciale, subire ogni giorno pregiudizi, stereotipi, discriminazioni, voci di paese sulla propria pelle (io ne so qualcosa, venendo dalla provincia marchigiana…) Ricordiamo che questa è una legge che non ha ripercussioni sulla sfera penale (perché una legge regionale non può farlo) ma punta sulla formazione, sulla prevenzione e su percorsi culturali ad hoc per combattere quella che noi chiamiamo “omotransnegatività”, (cultura retrograda che si oppone al diritto all’autodeterminazione delle persone lgbti).

Ci sono stati impedimenti?

Nell’iter legislativo le destre hanno fatto ostruzionismo, con affermazioni indecenti e con quasi 1800 emendamenti! Inoltre, purtroppo questa legge è stata il risultato di una forte mediazione tra l’ala progressista del Partito Democratico e quella cattolica: il testo che abbiamo è depotenziato rispetto a quello originale, e presenta uno stigmatizzante emendamento che riguarda la “gestazione per altri” (erroneamente chiamata utero in affitto). Per questo, mi batterò per far sì che venga riaperto il dibattito sulla legge 40/2004, così come il pieno riconoscimento giuridico delle famiglie omogenitoriali e la reperibilità dei farmaci per le terapie ormonali delle persone trans, veri e propri farmaci salvavita che il sistema sanitario nazionale deve garantire a chi ne necessita.

E’ stato messo un primo mattoncino per un’Italia migliore, non dobbiamo fermarci: questa legge la dedico ad un adolescente che non riesce a fare coming out a scuola, ad una lavoratrice che non riesce a parlarne sul posto di lavoro, ad un medico che ha paura del giudizio dei suoi colleghi: l’Italia nei prossimi anni dovrà essere un posto sicuro per voi!

Regionale, quindi, ci sono speranze che diventi nazionale?

Appunto per questo parlavo di Italia: che questa legge, non la prima a livello regionale per fortuna, sia un’ulteriore spinta a livello nazionale. Negli scorsi anni abbiamo seguito l’iter fallimentare di una legge nazionale contro l’omofobia e anche lo stralcio della “stepchild adoption” nella legge sulle unioni civili. Bisogna combattere la battaglia dei diritti con più coraggio, soprattutto in questi tempi politicamente così difficili, e mi vengono in mente 3 punti fondamentali: legge nazionale contro l’omotransfobia ed estensione della legge Mancino 1993 ai reati basati sulla discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere; aggiornamento normativo della legge del 1982 sulle persone Trans e accesso sempre garantito alle terapie ormonali; riconoscimento giuridico delle famiglie omogenitoriali.

Scripta manent, e il cambiamento è tanto importante sulla carta quanto nella testa e nella mentalità delle persone. Eppure c’è ancora così tanto da fare…

C’è tantissimo da fare e ti fornisco un dato: nel rapporto di Ilga Europe di quest’anno, l’Italia è al 34° posto su 49 paesi europei per rispetto e tutela dei diritti lgbti, un risultato che mi rattrista molto(https://www.gay.it/attualita/news/ilga-2019-italia-report). Sul nostro paese deve risplendere l’arcobaleno e questa deve essere la battaglia di tutti e tutte, non solo del movimento lgbti. Spero che le nuove generazioni rinneghino i “cattivi maestri” ed intraprendano insieme a noi la strada dei diritti. La rivoluzione digitale ha contribuito a dare più visibilità alle persone lgbti ma non è abbastanza. Ricordiamoci che se qualcosa non è ben visibile e rappresentato viene percepito come inesistente (ricordiamo la terribile affermazione del ministro Fontana: le famiglie arcobaleno non esistono). Ecco, dobbiamo batterci per la nostra visibilità, che è rivoluzionaria.

Quali sono le prossime tappe della vostra associazione?

In quanto semplice volontario non spetta a me delineare il programma, ma di sicuro continueremo a portare avanti le nostre battaglie per i diritti lgbti con una sguardo intersezionale, rivolto dunque alle persone migranti, alle persone senza dimora e a quelle in condizione di povertà.

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Ilaria Pisciarellihttps://metropolitanmagazine.it
Classe ’92. Buona predisposizione alla pigrizia, ma non quando si tratta di recensire film e serie tv. Fedele seguace del movimento satanista del binge-watching e divoratrice seriale di Carbonara. Si sente in dovere di dare a tutti il consiglio giusto: il vino MAI frizzante. Nel frattempo ha conseguito due lauree.
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