Cultura

“Ti amo da vivere” a Roma contro il femminicidio

Che cos’è l’arte se non un valido contributo ai processi che accadono nel mondo, nella fattispecie in quei casi in cui può essere adoperata come supporto a tematiche sociali, come l’annosa e ancora purtroppo attuale questione del femminicidio.

(foto dell’autore)

Possiamo pensare ad un mondo più equo e fortemente rispettoso di tutte le identità attraverso manifestazioni di comprensione sociale? Fortunatamente si, un processo che si sta positivamente manifestando in tutto il mondo e quest’anno a Roma tante sono state le manifestazioni istituzionali (https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS201985)  e non a prenderne parte.(foto dell’autore)
Se infatti fuori dalle sedi istituzionali si è svolta una delle più grandi manifestazioni contro la violenza femminile organizzata “Non una di meno” , il Comune di Roma ha offerto il suo contributo con un congresso di tre giorni dedicati al tema, con esposizioni visive e interpretazioni di brani famosi. Tra queste abbiamo avuto il piacere di poter parlare con l’organizzatore e fotografo della mostra “Ti amo da vivere” Marco Picistrelli, il quale ci ha raccontato come può un contenuto visivo comunicare un messaggio e quanto è importante che si continui a procedere in questo verso.

(foto dell’autore)
Introdotta e coordinata dall’Assessora Flavia Marzano, la mostra è parte di un progetto che si è sviluppato all’interno dei teatri ed è già stata in passato patrocinata dal Comune di Roma e di Ascoli Piceno, ispiratasi ad una frase di Làzlò Moholy-Nagy che ha ispirato il progetto “Contro”, nato nel 2014: “Una serie fotografica che si ispiri ad uno scopo ben definito può diventare l’arma più potente e al tempo stesso la nota lirica più leggera”.(foto dell’autore)
Marco Picistrelli ritiene che: “la comunicazione non verbale sia più efficace e quindi abbia un impatto maggiore perché arriva nel profondo e lascia traccia, si rivolge all’interiorità ed emotività delle persone”, promuovendo così la fotografia del ‘900 come strumento accessibile a tutti (basta pensare ai social), una scelta dei colori in bianco e nero perché ideologicamente estemporanei.

(foto dell’autore)
Il fotografo ci spiega che le foto hanno una sua interpretazione ma non sono titolate nel momento dell’esposizione perché ognuno deve trarne un suo senso personale. Si tratta comunque di una semplificazione del tema, osservato sotto i suoi aspetti principali, in modo da rendere le esposizioni il più evocative possibili.

(foto dell’autore)
Alla mostra ha presenziato anche la Sindaca di Roma Virginia Raggi, la quale, oltre alla mostra fotografica, ha potuto assistere ad una spiegazione psicologica del femminicidio condotta dalla psicologa Tani Nefer, delle letture di brani poetici di Loredana Naborri e una coinvolgente interpretazione di Daniela Moccia del monologo Nannarella di Giulia Ricciardi e Finche morte non ci separi di Francesco Olivieri.

Di Francesco Castagna

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