Potrebbe essere una melodia, una marcia nuziale o una canzone rimasta assopita nei ricordi. Che sia heavy metal o la hit estiva del momento poco importa. La musica, in ogni forma o dimensione, rappresenta per molti uno sfogo, una carezza o, semplicemente, una distrazione. Questa forma d’arte, però, sta assumendo anche uno ruolo specifico all’interno della società. Esiste, infatti, chi sceglie di prendere posizione in ambito politico e/o sociale attraverso la loro musica. Tra i tanti che decidono di non rimanere in silenzio troviamo Murubutu e Moon Walker, i due artisti di cui parleremo oggi.
La musica come mezzo di diffusione
La musica, da sempre, incarna un ruolo essenziale nella quotidianità di molti. Riesce a rievocare ricordi, accompagnare la crescita e lo sviluppo o, più banalmente, una serata in discoteca. La musica, però, oltre che mezzo per intrattenere è anche mezzo di diffusione. La diffusione può avere sfumature variegate, tra cui l’esposizione di un pensiero politico o di una problematica sociale. Quest’oggi, infatti, parleremo di artisti spinti dal desiderio di esporsi politicamente e socialmente. Alcuni ritengono sia inutile, a tratti inadeguato, unire l’arte alla politica. Eppure, come dimostrato negli anni, ogni forma d’arte è e sarà sempre politica.
Anche Murubutu spezza il silenzio
Il rapper e cantautore italiano Alessio Mariani, in arte Murubutu, spicca agli occhi del pubblico per la complessità e la varietà dei temi trattati. La sua discografia appare originale, talvolta d’élite, in quanto strettamente legata alla sua professione principale. Difatti il rapper reggiano non nasce come artista, bensì come professore di filosofia e storia. Un elemento, ormai noto, che spicca anche nei suoi stessi tesi. Per comprendere la fusione dei due mondi potremmo citare l’album “Infernum“, rilasciato nel 2020, interamente dedicato all’Inferno di Dante. Un modo senz’altro accattivante che interseca la cultura e la musica. L’esempio citato poc’anzi è solo uno degli otto album che segue, seppur differentemente, lo stesso fil rouge.
L’artista classe ’75 ha palesato fin dal principio la sua posizione in merito al genocidio a Gaza. Un’opinione che non riguarda il suo schieramento politico, bensì la sua stessa umanità. In aggiunta a varie pubblicazioni suoi suoi canali social, il 5 settembre 2025 rilascia il singolo Sumud. Brano realizzato per dichiarare vicinanza non solo al popolo palestinese, ma anche alla Global Sumud Flotilla. L’inizio del pezzo è una critica a chi, pur potendo fare la differenza, ha scelto e sceglie di rimanere in silenzio. Il popolo contrario al genocidio, invece, “spezza il silenzio” gridando da tempo e a gran voce “free, free Palestine”. La Global Sumud Flotilla, definita da Murubutu numerosa quanto le stelle, cerca di rompere il blocco per “portare voce e supporto a chi muore ogni giorno”.
Il brano riesce a mantenere la costante critica all’Occidente che “ora tace perché complice attivo” e che “chiama non “divisivo” tutto il suo servilismo”. In aggiunta viene citata, forse, una delle critiche più rilevanti in merito alla scelta di definire erroneamente quanto accaduto in Palestina. Si riferisce, appunto, a chi lo chiama “lungo conflitto” invece che “genocidio”. L’artista Mariani si è mostrato schierato per ciò che è giusto, non per ciò che è comodo. Per di più lo ha dimostrato attraverso la scelta di devolvere il ricavato della canzone a sostegno della missione pacifica della Flotilla. Murubutu è la dimostrazione che la musica può e deve essere politica, soprattutto nei momenti critici.
La verità al potere con Moon Walker
Il percorso intrapreso da Moon Walker è indubbiamente recente ma soprattutto lineare. Il rocker indie di Brooklyn, infatti, in meno di cinque anni ha totalizzato oltre 100 milioni di streaming. Un traguardo reso possibile attraverso bravura e coraggio. Una bravura che si palesa già con il suo album di debutto “Truth to Power” nel, non molto lontano, 2021. Una discografia definita lineare non per la cadenza di uscita, bensì per gli argomenti e le problematiche sociali affrontate. Nello specifico l’ultimo album “Is This The World You Wanted?“, pubblicato nel 2025, contiene al suoi interno dei pezzi importanti di cui parleremo a breve. Sarà poi necessario approfondire The List, singolo uscito il 3 ottobre di quest’anno. Un brano che, in modo esplicito, parla della famosa lista di clienti di Jeffrey Epstein.
Monopoly Money e New God
La terza delle undici canzoni presenti nell’album “Is This The Wolrd You Wanted?” è Monopoly Money. Un, tutt’altro che sottile, riferimento alla sparatoria avvenuta nel 2024 ai danni del CEO dell’UnitedHealthcare, Brian Thompson. Come spiegato da Wired, il gruppo assicurativo degli Stati Uniti è stato accusato di sfruttare, a discapito dei clienti, una strategia scorretta. Pare che, in prima battuta, ritardassero i pagamenti delle cure mediche e, in seguito, negassero i rimborsi anche quando dovuti. In fine difendevano attraverso lunghe battaglie legali tali decisioni. Un’ingiustizia che dilaga nel sistema sanitario americano, rimarcando una disuguaglianza tra chi arranca e chi detiene la ricchezza. È stato Moon Walker a rivangare un problema noto ma taciuto, dove i poveri annaspano e i ricchi si arricchiscono.
Il brano New God invece, come indicato dal titolo stesso, richiama a un nuovo inizio. All’esigenza per la società di ricominciare da zero. Viene identificata in più strofe la pretesa di essere salvati da qualcuno, un nuovo Dio, per ciò che siamo e per quello che stiamo diventando. Una società con una visione arbitraria su chi possiamo diventare, ad esempio in base al sesso di appartenenza, è una società che ha bisogno di cambiare. Infondere nelle mante dei più giovani la credenza secondo cui acquisiscono valore in base a quanto guadagnano, o che nessuno li amerà mai se non si uniformano agli altri è avvilente. La canzone è un invito a ripartire come società impegnandoci affinché tutti possano accettarsi.
Ban This Song e The List
La politica di Donald Trump e, conseguentemente, del Partito Repubblicano è nota a molti per la volontà di censurare, censurare e ancora censurare. Qui nasce Ban This Song, una critica pungente che cita ogni scelta presa dal presidente degli Stati Uniti di vietare ciò che non condivide, semplicemente perché può farlo. Moon Walker sembra quasi provocare Trump, invitandolo a censurare tutto, anche la stessa canzone. In fin dei conti, come emerge dal medesimo pezzo, tutto viene tagliata fuori, a patto che vada in contrasto con la sua ideologia. Dai libri, all’aborto, a “chi ti guarda in un modo che non ti piace”.
L’ultima canzone di cui parleremo è, probabilmente, anche una delle più taglienti. Capiamo immediatamente il riferimento alla famosa lista di Jeffrey Epstein, cioè un elenco di tutti i clienti che potrebbe includere chi ha contribuito agli abusi sessuali e al traffico internazionali di minori. Crimini di cui lo stesso imprenditore era accusato. Si fa poi un costante riferimento a un “lui”, ossia l’attuale Presidente, da molti accusato di essere presente nella lista. La convinzione è nata anche a causa della campagna di Trump in cui chiedeva che l’elenco venisse reso noto. Volontà soppressa dopo l’entrata in carica dello stesso, affermando che non esiste e che non bisogna più parlarne. La notorietà e l’impegno sociale di Moon Walker sta prendendo rapidamente piede, tanto da far augurare ai fan che “non sia uno dei tanti a sparire misteriosamente”.
Stefania Cirillo





