Cinema

“La notte del giudizio per sempre”, la recensione del quinto capitolo della saga prodotta dalla Blumhouse

È uscito nelle nostre sale l’8 luglio “La notte del giudizio per sempre” (“The Forever Purge” è il titolo originale), il quinto capitolo della famosa saga prodotta dalla Blumhouse. Questa casa di produzione ha firmato diverse pellicole di successo tra cui “Whiplash” (di Damien Chazelle, 2014) e, per l’appunto, la saga de “La notte del giudizio“. La saga de “La notte del giudizio” è iniziata nel 2013 ed è proseguita con altri quattro film, più una serie televisiva disponibile su Prime Video che è composta da due stagioni. Il quinto episodio cinematografico vede alla regia Everardo Gout, mentre James DeMonaco, regista dei primi tre film, firma la sceneggiatura proprio come i capitoli precedenti. Il cast è composto da Ana De La Reguera, Tenoch Huerta, Josh Lucas, Will Patton, Cassidy Freeman, Veronica Falcón, Susie Abromeit, Sammi Rotibi, Leven Rambin e Alejando Edda.

Trama del film “La notte del giudizio per sempre”

Otto anni dopo l’elezione presidenziale di Charlene Roan, i Nuovi Padri Fondatori Americani hanno ripristinato l’annuale “Sfogo” con le regole originali. Intanto, Adela (Ana De La Reguera) e Juan (Tenoch Huerta), sono in fuga da un cartello della droga in Messico ma, fortunatamente, trovano ospitalità in un ranch in Texas. Qui, Juan aiuta la famiglia ricca dei Tuker nel loro lavoro. Non corre buon sangue però tra Juan e Dylan Tucker (Josh Lucas), al contrario, il capofamiglia Caleb (Will Patton) vede di buon occhio il giovane messicano.

La mattina seguente allo “Sfogo”, l’intero paese americano è in panico per via di un gruppo di ribelli che vogliono dar vita allo “Sfogo eterno”. Per di più, Juan, Adela e i Tucker saranno costretti a fuggire dalla propria abitazione perché un gruppo di assassini vuole sterminarli. Questa volta, dunque, non ci saranno regole visto che gli omicidi non si limiteranno ad una sola notte.

La bandiera come simbolo di forza

La regia di Everardo Gout richiama quella di Steven Spielberg in “Salvate il soldato Ryan” (1998). Oltre alla sequenza iniziale di Spielberg che è analoga ad una sequenza di sparatoria del film di Gout, anche qua la bandiera nazionale ha un’importanza simbolica. Spielberg, infatti, dava il proprio punto di vista patriottico attraverso la bandiera americana: l’importanza di lottare per il proprio paese. Nell’opera di Gout, la bandiera messicana che viene issata simboleggia la forza del paese messicano, un paese che non può essere sottomesso da nessuno. Due bandiere che sono, di conseguenza, due facce della stessa medaglia. Non a caso, Steven Spielberg è nato negli Stati Uniti mentre Everardo Gout è per metà messicano.

"La notte del giudizio per sempre" un frame del film - Photo Credits © madmass.it
“La notte del giudizio per sempre” un frame del film – Photo Credits © madmass.it

Un capitolo che nonostante i difetti non passa in sordina

Il film “La notte del giudizio per sempre” nonostante i suoi difetti, riesce a distinguersi dai precedenti senza risultare anacronistico. La pellicola tratta del tema dell’immigrazione come metafora del post governo di Donald Trump. Tra l’altro, ora uno dei protagonisti (Dylan) è costretto a collaborare con il messicano Juan con cui non vuole avere nulla da spartire. I conflitti, di conseguenza, saranno anche interni questa volta. Inoltre, se in precedenza le vittime dovevano sopravvivere per dodici ore, questa volta dovranno scappare direttamente, poiché tutta l’America, oramai, è nel caos più totale. Ecco perché dunque, questo quinto capitolo è più “aperto” e meno circoscritto.

Gli antagonisti funzionano e, per di più, due criminali richiamano lo Spaventapasseri di “Batman Begins” (2005) e Bane di “The “Dark Knight Rises” (2012), entrambi film diretti da Christopher Nolan. Anche l’intrattenimento fa la sua figura, specialmente da quando inizia lo “Sfogo eterno”. Funzionano meno invece le scene d’azione che riguardano i combattimenti corpo a corpo, poiché risultano troppo frenetici e confusionari (la fotografia scura di certo non aiuta). Inoltre, anche lo “Sfogo” stesso risulta fin troppo debole.

Ma soprattutto, la nota dolente è che l’idea di dar vita allo “Sfogo eterno” doveva essere più razionalizzato. Questo perché risulta ai limiti dell’inverosimile vedere un paese grande come l’America essere in balia di tantissimi ribelli che si rivoltano simultaneamente. Non sarebbe stato meglio mostrare, prima di questo film, un gruppo di ribelli dar vita allo “Sfogo” eterno in un sola città così da poter essere d’esempio per i seguaci?

In conclusione, il film porta a casa il risultato anche se non raggiunge la bellezza del primo capitolo. Tra l’altro, durante la promozione di “La notte del giudizio per sempre”, Jason Blum ha affermato che la saga potrebbe continuare. Il quinto capitolo, infatti, apre molti spiragli per il futuro del franchise.

Jacky Debach

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