Lo scorso 28 novembre è partito da Mortara(PV) il primo treno merci che collega l’Italia alla Cina. Colmerà il 18 giorni la distanza di 10.800 Km lungo quella che viene chiamata la nuova via della seta, trasportando prodotti made in Italy quali automobili, Componenti per macchinari e mobili. Il treno è preferibile per certi versi al trasporto navale ma la sinergia tra porti e ferrovie è un aspetto su cui l’Italia deve lavorare.

Il Polo Logistico di Mortara (Foto dal web)

La destinazione dei vagoni merci è  Chengdu, capitale della provincia sudoccidentale del Sichuan, 14 milioni di abitanti. E’ l’ultima delle tredici tratte ferroviarie che collegano l’Europa alla Cina, la prima che comprende l’Italia. Si tratta di un viaggio “pilota”, volto a comprendere quale possano essere le criticità della tratta commerciale, in special modo riguardo alla composizione dei prodotti.  I grandi assenti all’interno dei 34 container trasportati da questo moderno Orient Express, sono il Vino e i prodotti alimentari. Paradossalmente questi beni viaggiano ancora prevalentemente via mare, questo tipo di trasporto non assicura la catena del freddo per i cibi e causa danni al Vino dovuti agli sbalzi termici. La compagnia cinese Changjiu Group assicura che il treno verrà presto dotato di vagoni refrigerati per sopperire a questa mancanza. Potrebbe sembrare un problema logistico da poco ma in realtà si rivela per noi di grande importanza. Nonostante le nostre eccellenze nel campo del Food and Beverage siano riconosciute in tutto il mondo, le nostre aziende incontrano sempre maggiori difficoltà ad entrare da protagoniste nel mercato cinese. Un esempio lampante è il vino, i produttori italiani non riescono a fare “cartello” per entrare in maniera compatta nel Paese del dragone. Nel 2016 l’indice delle esportazioni verso la cina ha registrato un aumento del 32,7%, nonostante ciò aumenta il distacco con gli altri paesi. La ragione va ricercata nelle politiche economiche che le varie cancellerie intraprendono a sostegno dei produttori. L’Australia e la Nuova Zelanda seguite a ruota dal Cile, questi sono i Paesi che vedono aumentare in modo esponenziale le esportazioni di vino verso Pechino. Questi risultati sono stati raggiunti grazie ad una politica attenta dei rispettivi governi che hanno considerato questo mercato un “asset” strategico per la propria economia.

(Foto dal web)

Le aziende italiane come spesso capita devono fare per conto proprio cercando di coordinarsi tra di loro sviluppando strategie di entrata nei mercati esteri che dovrebbero essere, almeno ad alti livelli, appannaggio della politica. Il concetto di welfare privato che sia per i piccoli risparmiatori o per le grandi aziende permette al nostro sistema paese di rimanere a galla, pur non esprimendo il suo massimo potenziale. Ovviamente ci sono le eccezioni e in questo caso l’eccezione si chiama Lombardia che conferma il suo ruolo di locomotiva dell’Italia. L’accordo raggiunto tra il Presidente del polo logistico di Mortara Andrea Astolfi e il partner cinese del Changjiu Group si è reso possibile anche grazie all’investimento di 10 milioni della Regione Lombardia. Il treno partito da Mortara rappresenta un grande traguardo ma non ci si può fermare, il ritardo dell’Italia nello sviluppo delle tratte commerciali è enorme. Nonostante il trasporto su rotaia sia preferibile, non può assicurare i volumi del commercio marittimo, è per questo che la stragrande maggioranza delle merci ha viaggiato, viaggia e viaggerà via mare. La nostra posizione nel Mediterraneo ci potrebbe conferire il ruolo di paese leader per lo sbarco delle merci nel sud Europa, eppure così non è. I nostri porti sono antiquati e poveri di infrastrutture tranne rare eccezioni quali Trieste. Anche in questo caso però non mancano le criticità, quando le merci toccano terra, trovano ad aspettarle centinaia di camion.

Scarico container al porto di Trieste (Foto dal web)

Il trasporto su gomma è tra i più costosi sotto tutti i punti di vista eppure la fa da padrone in uscita dai porti italiani rendendoli meno appetibili rispetto ai grandi scali marittimi del nord Europa(Rotterdam, Amburgo). Si può definire un “vuoto ferroviario”quello intorno alle nostre città portuali, raggiungere l’Europa da Genova o da Trieste servendosi di un treno merci, diventa un impresa tutt’altro che conveniente, si può dire praticamente impossibile. Su questo tema non ci sono scuse che reggono, non può essere uno o più privati, non possono essere le singole regioni. Il tema dei trasporti commerciali deve diventare di primaria importanza nell’agenda politica di Roma. Le navi possono anche portare i nostri prodotti all’estero ma prima vanno attirate nei nostri porti, e vanno attirate con delle infrastrutture quali il polo di Mortara. E’ inutile produrre un buon vino se lo possiamo bere solo noi.