Le fiabe di Hans Christian Andersen sono celebri per due motivi: i finali quasi mai positivi e la loro morale. La piccola fiammiferaia è una delle storie più note e apprezzate dai lettori, pur essendo tra le più “dure” da metabolizzare. Pubblicata nel 1848, Den Lille Pige Med Svovlstikkerne fa parte del quinto volume di Nye Eventyr (Nuove fiabe).
La piccola fiammiferaia: la trama

È l’ultimo giorno dell’anno e una bambina è accucciata in strada, intenta a vendere fiammiferi. Gli affari non stanno andando bene: le persone la tengono a distanza, rifiutando di acquistare da lei e trattandola in malo modo. Nonostante il freddo insopportabile, però, la piccola fiammiferaia resiste all’idea di tornare a casa senza denaro, spaventata dalla probabile reazione di suo padre. Tentando di scaldarsi, inizia ad accendere qualche fiammifero, che le mostra, di volta in volta, fugaci immagini di felicità: una stufa, poi una tavola imbandita, poi ancora un albero di Natale.
Di fronte a lei, infine, appare il ricordo dell’amata nonna. Per prolungare la visione, la bimba dà fondo a tutta la scorta di fiammiferi, fino a quando la donna si materializza, portandola via con sé. Il mattino seguente i passanti trovano il corpicino congelato e senza vita della piccola fiammiferaia, adagiato nella neve, ma con un sorriso di beatitudine sul volto.
A Natale siamo tutti più buoni, o forse no
La piccola fiammiferaia è stata data alle stampe nello stesso periodo-più o meno- di Canto di Natale di Charles Dickens, e ne condivide la morale. La fiaba mira a scuotere le coscienze, dando a un periodo gioioso come quello delle festività natalizie un valore del tutto diverso e nuovo, ma tuttora attuale.
La bambina è sola in strada, al freddo, eppure nessuno si ferma per aiutarla, o per consolarla. Le persone le passano accanto senza notarla o, peggio ancora, maltrattandola. Presi dalla frenesia delle feste, e dai propri pensieri, non si curano di quella piccina in difficoltà, non capendo il rischio a cui è esposta. Attraverso questo racconto, Andersen si lascia andare ad un’amara critica sociale verso un mondo spietato ed incapace di comprendere l’importanza della solidarietà, favorendo, al contrario, la superficialità e l’egoismo spietato.
Una morale ancora attuale
Ancora oggi, durante le festività, si ha la tendenza a lasciarsi travolgere dall’entusiasmo per l’atmosfera allegra e colorata, dominata da un consumismo imperante e totalizzante. Regali, acquisti dell’ultimo minuto, decorazioni; spendiamo soldi senza criterio, dimenticando che il fulcro del Natale dovrebbe essere altro.
Mentre siamo al sicuro nelle nostre dimore, circondati dagli affetti e con un pasto caldo davanti a noi, finiamo per dare per scontato ciò che scontato non è. Non tutti hanno la nostra stessa fortuna, e il tepore domestico, per molti, troppi, è un’utopia lontana. Avremmo la possibilità di attenuare le sofferenze altrui, eppure siamo restii a farlo, per pigrizia, disinteresse o negligenza; corriamo frenetici verso i nostri obiettivi lasciando indietro persone, sentimenti e valori.
Non c’è redenzione, nella fiaba di Andersen. La bambina vede la sua vita spegnersi, fiammella dopo fiammella, e solo dopo la sua morte i passanti si accorgono di lei, pentendosi di non aver saputo aiutarla. Il mondo è pieno di piccole fiammiferaie, bisognose di cure, amore e calore umano; sta a noi rallentare il nostro passo, e fermarci a tendere loro la mano.
Federica Checchia
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