Esteri

La risposta di Taiwan al nuovo patto Aukus

La risposta di Taiwan al clamoroso varo della nuova alleanza in chiave anti-Cina di Usa, Gran Bretagna e Australia, l’AUKUS, alla fine è arrivata. Anche se si tratta di una risposta indiretta, il segnale è chiaro: galvanizzata dalla nuova protezione militare garantitagli da Aukus, Taipei ha annunciato il riarmo e ha concluso imponenti esercitazioni militari, veri e propri “giochi di guerra” in una scala mai vista prima. Con il risultato di portare alle stelle il nervosismo di Pechino, che da tempo ha promesso “al popolo cinese” di riunire l’isola alla Cina continentale, se necessario con la forza, entro il 2049.

Sembra essere sempre più ambito un posto al tavolo dei membri partecipanti al «Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), accordo di libero scambio nel Pacifico, erede della «Trans-Pacific Partnership» (TPP) voluta dall’ex presidente statunitense Barack Obama. Dopo la Gran Bretagna, arrivano adesso anche le richieste di ammissione da parte di Cina e Taiwan. L’isola, considerata da Pechino una “provincia ribelle”, teme che l’improvviso interesse cinese negli accordi possa ostacolare la sua partecipazione.

L’accordo tra gli 11 membri – Canada, Australia, Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Peru, Singapore e Vietnam – rimuove il 95% dei dazi doganali tra i paesi partecipanti. Inizialmente siglato con l’intenzione di controbilanciare il sempre crescente potere economico della Cina, ha subito uno stravolgimento degli equilibri con l’abbandono degli Stati Uniti nel 2017, su decisione di Donald Trump.

La Cina avrebbe quindi di recente fatto richiesta di unirsi all’accordo commerciale, tramite una lettera inviata dal ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, al ministro dell’Economia della Nuova Zelanda, Damien O’Connor. A livello internazionale è sembrato tutt’altro che causale che la decisione sia arrivata all’indomani della nascita di «Aukus», il patto militare nel Pacifico siglato da Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna in funzione anti-Cina.

Il ministro degli Esteri cinese ha prontamente smentito le ipotesi, affermando che la richiesta di adesione «non è assolutamente correlata ad Aukus. La Cina punta a un integrazione internazionale, mentre gli stati che hanno preso parte ad Aukus promuovono guerra e distruzione».

La notizia dell’interesse della Cina di far parte del blocco economico ha subito sollevato i timori di Taiwan: il primo ministro dell’Economia si è detto «speranzoso» che la situazione non crei complicazioni nella domanda di ammissione già presentata dall’isola. Le rivendicazioni territoriali su Taiwan, che la Cina considera uno stato sottoposto, ne causano l’esclusione dalla maggior parte degli accordi internazionali. 

La Cina ha già messo in guardia l’Unione europea sulla recente presentazione della strategia per l’Indo-Pacifico di Bruxelles, in cui l’isola è classificata come «partner commerciale e d’investimento». Il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha fatto sapere che «Siamo fermamente contrari alla firma da parte di qualsiasi Paese di un accordo con la regione cinese di Taiwan che abbia un significato sovrano e una natura ufficiale. La posizione della Cina su questo tema è chiara e ferma».

Proprio a causa dell’ingerenza cinese, quindi, una eventuale accettazione di Taiwan negli accordi prima della Cina potrebbe causare una bufera a livello internazionale. Le “grandi manovre” a Taiwan e la nascita del nuovo asse militare Aukus nell’Indo Pacifico che mira, come espressamente dichiarato ieri, a “mantenere libere le acque del Mar cinese Meridionale” (sulle quali la Cina accampa unilateralmente da tempo pretese di sovranità tanto ostinate quanto regolarmente frustrate dalla comunità internazionale), ha spinto oggi lo stesso presidente cinese Xi Jinping ad esprimersi personalmente. Parlando a una riunione dei capi di stato dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) in Tagikistan tramite collegamento video, Xi ha esortato i membri del gruppo a “resistere risolutamente alle forze esterne che cercano in tutti i modi di interferire nella regione con qualsiasi scusa, attentando al futuro dello sviluppo e del progresso dei nostri Paesi, che resta invece saldamente nelle nostre mani”.

Il ministero degli Esteri di Taiwan non ha voluto commentare se si potesse ipotizzare un coinvolgimento del Regno Unito in un eventuale conflitto con la Cina. Il ministro degli Esteri Joseph Wu ha dichiarato al quotidiano the Guardian che si aspetta da Londra, così come da Paesi amici come l’Australia e il Giappone, supporto logistico o di intelligence, piuttosto che militare. Wu ha affermato che Taiwan ha accolto con favore la formazione di Aukus “ma ciò non implica che stiamo chiedendo al Regno Unito di essere coinvolto nel conflitto attraverso lo stretto di Taiwan”. “Siamo responsabili della sicurezza nazionale di Taiwan, ma non stiamo chiedendo a nessun altro paese di combattere per nostro conto”, ha detto ancora il capo della diplomazia di Taipei. “Naturalmente apprezzeremmo molto il sostegno della comunità internazionale e dei paesi che la pensano allo stesso modo, ma questo non è un imperativo”.

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