Arte e Intrattenimento

La scuola delle mogli | Regia di Arturo Cirillo

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La scuola delle mogli: la gelosia e la ragione s’inseguono sul palcoscenico come se fossero pedine di un carillon. 

Immaginate per un attimo che lì fuori, dalla vostra finestra, non ci fossero più preoccupazioni, problemi sociali, lotte all’ultimo post, diatribe politiche, sociali e immaginate anche nessuno sappia chi è Molière e che ci si trovasse in una sala teatrale in questo scenario utopico. Cosa accadrebbe? Facile, si starebbe un’ora e mezza a godere di sano, vibrante e piacevolissimo teatro, con attori strepitosi, leggerezza, girandole di comicità e ritmati dialoghi. 

Arturo Cirillo e la sua scoppiettante compagnia di saltimbanchi (in senso nobile) regalano un pomeriggio alternativo al pubblico del Teatro Eliseo di Roma. Una commedia esemplare, La scuola delle mogli, si svolge nella linearità possente della cura per ogni dettaglio. Tutto il resto cessa di rimbalzare nella mente per quell’ora e trenta di Teatro e la storia di Arnolfo, Crisaldo, Orazio e Agnese ci intrattiene, diverte e sorprende, manco fossero William & Kate e la loro favola moderna con tutti i tristi vecchiardi reali sullo sfondo. 

La scuola delle mogli – dal web

Certo, la commedia di Jean-Baptiste Poquelin è perfetta già dal 1662 ma Arturo Cirillo la colora di sarcasmo, la dipinge di comicità, la slega dall’anacronismo, la rende una trottola impazzita dal primo all’ultimo minuto di rappresentazione. 

In scena c’è una parete gigante, marrognola, poggiata su un tappeto giallo, misteriosa. Arnolfo (Arturo Cirillo) entra in scena disapprovando e maledicendo le corna, i tradimenti, i becchi e lo fa assumendo movenze inusuali per un attore in carne ed ossa, sembra sia collegato a dei fili invisibili calati dall’alto. E dopo qualche secondo ecco apparire Crisaldo (Rosario Giglio) anch’egli si muove come una pedina di uno strano gioco di strategia, vibrante. I due imperversano per disparati minuti introducendoci alla storia, parlando dell’onta dei cornuti e degli escamotages necessari ad evitare all’uomo moderno (del 1600) di avere il castigo massimo destinato a tutti i mariti. Compresi quelli contemporanei!

La scuola delle mogli – dal web

La parete gigante si trasforma, girando su sé stessa e la marrognola parete diventa una casa, su due livelli, all’interno della quale vivono Agnese (Valentina Picello), al piano superiore e Giorgetta (Marta Pizzigallo) con lo strampalato Alain (sempre Rosario Giglio). La casa ruotante sarà una trovata drammaturgicamente essenziale per disegnare i tanti punti di vista da cui lo spettatore assisterà alla storia, voyeurismo puro. Grazie all’abile lavoro di luci di Camilla Piccioni, infatti, si resta seduti in poltrona ma si spia la storia da tutti gli angoli della casa. 

Arnolfo, marito tradito, he deciso di allevare una donna fin dalla tenera età (Agnese) impedendole di avere libertà che vadano oltre il cucire, rendendo di fatto la donna un’ameba prigioniera. Questa trovata geniale (per Arnolfo) impedirebbe alla sua futura moglie di coltivare istinti disdicevoli a garanzia di una illibata e duratura vita matrimoniale senza amanti. 

La scuola delle mogli – dal web

Ma si sa che all’amore e al peccato è impossibile mettere divieti e così prorompe in scena il giovane Orazio (Giacomo Vigentini) amico di Arnolfo da parte di padre e suo inconsapevole confidente. Infatti il giovane brama la scemotta Agnese e ne racconta i più impenetrabili dettagli proprio ad Arnolfo. Così la commedia si dipana sull’ossimorico contrasto del nascondere ciò che è già stato svelato. 

Il ritmo è tutto vibrante di Commedia dell’arte, funambolismo da cantambanchi, corpi disegnati come fossero cartoons e costumi eccentrici da fiaba a colori. Gli attori sono tutti bravissimi, travestiti da personaggi dell’opera, camuffati da maschere della Commedia (Arlecchino-Orazio, Pantalone-Arnolfo, Colombina-Agnese, Balanzone-Crisaldo) ma con le movenze da burattini, come se fossero giostrati da un invisibile burattinaio o da un enorme bambino che gioca con la casa delle bambole e i pupazzetti colorati. 

Arturo Cirillo, La scuola delle mogli – dal web

Cirillo opta per il paradosso: costumi eccentrici, recitazione eccentrica, cambi scena a vista, costumi col velcro frusciante, bambole di carne, fandonie, intrecci al limite dello svelamento, slow motion scioccanti. Un’apoteosi di estremizzazione della, già di suo, super elevata energia che Molière prediligeva. Da restarci secco in scena, verrebbe scherzosamente da dire. Adrenalina allo stato esageratamente comico. Come diceva Buster Keaton: <<Un commediante fa cose divertenti; un buon commediante fa divertenti le cose>>.

Arturo Cirillo disegna un Arnolfo soffocato dalla gelosia, leggero, azzannato dalla paura ma astuto stratega perdente; un Arnolfo raffinato, musicale, maestro della scena che dirige la scena stessa. Valentina Picello è capace di destabilizzare con l’intelligenza artistica e l’arguzia che adopera per raccontare l’inconsistente aura del suo personaggio ingenuo ma laccato d’amore. Marta Pizzigallo e Rosario Giglio regalano due servi “scemo e più scemo” in balia dell’andirivieni caotico degli svelamenti del plot. 

La scuola delle mogli – dal web

Giacomo Vigentini è un treno in corsa, fluttua nella caricaturale ebbrezza della passione e vince. Sì, perché alla fine l’amore vince, come per Shakespeare, come per Cyrano, come Callimaco e anche Molière, fellone di un guitto, ci fa cascare nella inebriante perdizione del gioco dei sensi. 

La scuola delle mogli – dal web

Ora, riaccendendo la consapevolezza dell’oggi e uscendo dall’oblio regalato da questa ora di buon teatro, uno dei temi cardine della commedia (la condizione della donna-oggetto) potrebbe aprire discussioni e riempire pagine di ricami critici ma non è importante trattarne oltremodo disamine. Irrilevante. Preferiamo che vincano i colori, tanti colori, un arcobaleno di colori a tinteggiare il fosco e incerto fuori che ci aspetta dopo i sontuosi applausi, meritati. 

La scuola delle mogli

di Molière

traduzione Cesare Garboli

scene Dario Gessati

costumi Gianluca Falaschi

luci Camilla Piccioni

musiche Francesco De Melis

foto Luca Del Pia

regia Arturo Cirillo

produzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Napoli

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