La seconda stagione di Daredevil: Rinascita è giunta al termine. Con il rilascio su Disney+ dell’ottavo episodio, giorno 6 maggio abbiamo assistito alla conclusione annuale di una delle serie più longeve e più amate del catalogo Marvel Studios. Non tutto è andato come previsto ma, nel frattempo, le rivelazioni e le rivalse ci hanno saputo proiettare all’interno di una linea temporale in cui passato, presente e futuro, possono coesistere.

Legami: Daredevil (2015) e Born Again

Foggy Nelson e Matt Murdock nella seconda stagione di Daredevil: Rinascita. Crediti: Marvel Studios

Dopo il breve, ma emozionante, teaser d’anticipazione rilasciato a fine gennaio dai Marvel Studios, in collaborazione con Disney+, le aspettative per questo ritorno erano al di sopra d’ogni asticella. La prima stagione aveva trovato largo consenso tra la critica, il pubblico generale e anche tra i fan affezionati – nonostante le problematiche dovute alla riscrittura, al cambio di esecutivo e all’assenza pressoché totale di alcuni dei personaggi principali della serie originale targata Netflix; tra cui Foggy Nelson e Karen Page, che il pubblico non vedeva l’ora di riabbracciare, dopo la cancellazione e i tanti anni passati prima dell’inaspettato reboot.

Questo secondo capitolo ha saputo ben porre le proprie premesse grazie ai primi tre episodi, con l’intenzione di rimediare a qualunque mancanza precedente: cominciando dal ritorno di Deborah Ann Woll nel cast come regular a riprendere il tanto amato ruolo di Karen Page, e dalla presenza fissa di Wilson Bethel nei panni di Benjamin Pointdexter/Bullseye, che arriva in aiuto del nostro eroe protagonista, Daredevil, alla fine del primo episodio della seconda stagione. Le dinamiche lasciate in sospeso dalla terza stagione della serie originale sembrano essere ricominciate a pieno ritmo (finalmente, aggiungerei), con Karen e Matt che lavorano di nuovo insieme contro Fisk per distruggere la sua amministrazione, come partner, amici di lunga data e sì, anche come coppia (seppur con totale assenza di chimica a questo giro).

Ritorni e Redenzioni

Anche la prima stagione di Daredevil: Rinascita aveva tracciato delle solide fondamenta a far da ponte tra le due serie, grazie alla storica rivalità tra Matt Murdock (Charlie Cox) e Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio). Il suo rinnovato e intoccabile dominio sulla città di New York ha scatenato una narrativa, anche fin troppo realistica, che ha saputo lanciare il reboot e la nuova storia che va a raccontare, verso un promettente futuro con una terza stagione già in fase di produzione. Ma a colpire il segno quest’anno, sembra essere la tanto attesa collaborazione tra Bullseye e Daredevil, lanciata ufficialmente durante l’emozionante e nostalgico quinto episodio “Il grande disegno”, che vede anche lo spettacolare ritorno, grazie a dei racconti in flashback, di Elden Henson nei panni di Foggy Nelson e di Toby Leonard Moore nei panni di James Wesley.

Bullseye fa il suo grande ritorno da co-protagonista impersonandosi come alleato del Diavolo di Hell’s Kitchen e della Resistenza a cui l’eroe vuole dar voce, mentre va in giro per New York assassinando i poliziotti della Task Force creata da Fisk. È soltanto quando Matt se ne accorge e indaga, seguendo le sue orme di sangue, che tenta di fermarlo e di sventare l’assassinio di Vanessa Fisk. La possibilità di salvezza e redenzione che Daredevil concede al suo nemico, direttamente responsabile per la morte di Foggy, rinnova ed eleva la direzione morale della decennale storia, per cui il nostro eroe viene caratterizzato. Il nuovo sviluppo per il personaggio di Bullseye è una grande opportunità ben costruita sin dalla prima introduzione del personaggio nella terza stagione della serie Netflix, dando rilievo e significato al titolo stesso che la nuova serie porta in mano con fierezza.

Lo stesso trattamento d’attenzione e spessore viene riservato alla new entry che ci è stata presentata con la prima stagione, Daniel Blake (Micheal Gandolfini). La progressione narrativa del suo personaggio si basa sull’ambiguità e sull’incertezza di chi non conosce la strada che percorre; e per paura di conoscere la verità, non si pone domande. Daniel Blake è stato accolto sotto la protettiva ala di Fisk sin dalla sua ascesa a sindaco di New York, diventando un fedele componente della sua amministrazione e persino l’addetto stampa e responsabile delle comunicazioni, alla sua giovane età ed ingenua inesperienza. Ma la rapida ascesa al successo gli costa più di quel che potesse mai immaginare, facendo del suo primo tratto rappresentativo, la lealtà, un veleno nascosto. Il sesto e settimo episodio ci regalano il culmine di questo giovane e, inaspettatamente, affascinante personaggio, che non smette mai di attirare affetto dal pubblico. Con un’innegabile performance di talento da parte di Gandolfini, Daniel Blake non lascia scelta allo spettatore se non di emozionarsi e fare il tifo per lui mentre i sorprendenti colpi di scena finali tra Blake e il braccio destro di Fisk, Buck Cashman (Arty Froushan), rendono un altro personaggio di questa valorosa saga, immortale.

Ribellioni protagoniste

Il vero, ed estremamente pressante, tasto dolente della stagione è il ruolo marginale assunto dalle donne protagoniste in Daredevil: Rinascita, al punto tale da far porre una necessaria domanda. Alla visione di una storia tanto attuale che ritrae gravi problematiche sociali e politiche, in un clima di rivalsa per via di un regime d’oppressione, sono proprio le donne a combattere in prima linea e a farsi voce e volto della ribellione. Da Karen come capo delle operazioni segrete a BB Urich con i suoi report giornalistici di denuncia (Genneya Walton), a Ariana Iacovou (Annie Parisse), proprietaria di un ristorante greco usato come copertura per aiutare le persone in pericolo a fuggire da New York, a Soledad Ayala (Ashley Marie Ortiz) che ha sofferto a causa dell’omicidio del marito, Hector Ayala – per poi divenire prigioniera di Fisk in una gabbia, alla nipote Angela Del Toro (Camila Rodriguez) che combatte per il riscatto dello zio e le ingiustizie causate da Fisk alla sua famiglia e al quartiere – prendendo finalmente le vesti di White Tiger con un’impressionante forza che ispira e commuove. Persino Vanessa Fisk (Ayelet Zurer), dalla prima stagione di Daredevil: Rinascita aveva assunto un ruolo in prima linea sostituendo il marito assente e prendendo le redini dell’impero criminale con assoluta naturalezza e maestria. Terminati questi diciassette episodi, le premesse e conclusioni ricevute dalla storia ci lasciano comunque a bocca asciutta, perché seppure tutto ciò sia bello sulla carta, sullo schermo lo sviluppo è a dir poco riduttivo. Eppure, com’è possibile che ancora ci ritroviamo a dover assistere alla minimizzazione e alla negligenza verso ruoli così importanti?

Sostegni mancanti

La morte di Vanessa è stata un puro fattore shock, fungendo da strumento di declino per il personaggio di Fisk. Persino la sequenza che precede il finale nel ring durante il quarto episodio – in cui Vanessa ottiene il supporto tanto negato e vacillante del Governatore McCaffrey (Lili Taylor), a favore del marito – si pone a dimostrazione del grande potenziale che un personaggio con tanta influenza e carattere poteva rappresentare per la serie. Gli sceneggiatori hanno scelto di fare altrimenti, emarginando l’autonomia e lo sviluppo di significativi personaggi femminili a favore di una storia corale con troppe possibilità e poche concretezze, in cui neppure il personaggio titolare occupa il dovuto screentime.

Karen, a sua volta, sfuma i propri contorni rischiando di diventare un’aggregazione di Matt; a tal punto che durante l’episodio finale centrato sul suo processo, la vediamo esclusivamente nello sfondo a reagire ai coinvolgenti e scioccanti colpi d’arringa sferrati da Murdock, facendoci del tutto dimenticare che fosse lei l’imputata sotto accusa. Le anticipazioni sulla stagione ci avevano promesso un grande ritorno protagonista per il personaggio di Karen, la quale avrebbe dovuto prendere le redini delle operazioni, guidando Daredevil, e della propria relazione sentimentale, mostrandoci un lato dell’eroina più violento e brutale che non era affatto una sorpresa per chi ha seguito da vicino il suo decennale sviluppo; anzi, non aspettavamo di vedere altro. Anche da questo punto di vista, il fallimento narrativo e la relegazione a ruolo di fedele alleata sono stati gravissimi. L’avevamo lasciata alla fine della seconda stagione di The Punisher come giornalista del New York Bulletin: adesso anche quel ruolo le è stato strappato e donato a BB Urich. Il suo legame con Frank Castle rimane uno dei pochi fili conduttori a tenere in piedi la continuità della serie reboot e della nuova stagione, evidenziando nuovamente le mancanze da parte degli sceneggiatori, specialmente per quanto riguarda lo sviluppo di personaggi cardinali. Deborah Ann Woll fa, come sempre, un lavoro magistrale a livello recitativo e interpretativo, facendo brillare lo schermo con la sua presenza e dando allo spettatore più di quanto il copione preveda possibile.

Speriamo, però, che il futuro di personaggi femminili storici, come Karen Page e Jessica Jones (interpretata da Krysten Ritter – imbattibile eroina stellare che ha fatto il suo meraviglioso ritorno in questa stagione, lottando con sarcasmo e stile), dal grande valore iconico per un’intera generazione e pubblico di fan, includa lo spazio a loro dovuto per un racconto fedele, al posto di uno sconcertante ritratto come elemento di supporto al ruolo maschile in qualità di alleate/fidanzate, mogli o madri.

Maria Giovanna Viola

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