Cinema

La Sedia della Felicità: spera per il meglio, eccetto il peggio

In un Cinema poco avvezzo alla valorizzazione di autori con poetiche riconoscibili, “La Sedia della Felicità” (oggi su RAI Movie alle 17:30) rappresenta a tutti gli effetti il commiato di uno di loro.

Carlo Mazzacurati
Carlo Mazzacurati. PhotoCredit: Web

Carlo Mazzacurati è stato probabilmente uno dei migliori registi italiani degli ultimi anni. Suoi grandi film come “Notte Italiana”, “La Lingua del Santo”, “La Giusta Distanza” e “La Passione”.

Opere ambientate prevalentemente nell’amato Veneto che ha dato i natali al regista e popolate da personaggi spesso bizzarri e protagonisti di imprese ancora più bizzarre.

La Sedia della felicità” è l’ultimo capitolo (distribuito postumo) di una filmografia che ha sempre fatto dell’ironia amara e del realismo magico i propri stilemi.

La sedia della felicità
La sedia della felicità. PhotoCredit: Web

Codesto film contiene tutte le caratteristiche del cinema di Mazzacurati: il ritratto affettuoso e a tratti surreale della provincia veneta, la rappresentazione dissacrante ma mai cinica del nostro paese e i personaggi che combattono la loro condizione di “perdenti”, diventando autori di azioni temerarie e spesso bislacche ma che ci conquistano con la loro sincera umanità.

Non manca nulla di tutto ciò nelle disperate e deliranti imprese del tatuatore Dino (Valerio Mastandrea), dell’estetista Bruna (Isabella Ragonese) e del prete Weiner (Giuseppe Battiston).

la sedia della felicità
La sedia della felicità. PhotoCredit: Web

Tratto da una novella russa (a sua volta ispiratrice del secondo lungometraggio di Mel Brooks, “Il Mistero delle 12 Sedie”), il film difetta di una sceneggiatura che presenta qualche lungaggine (l’intera sequenza del ristorante cinese) e qualche caduta di tono che portano ad un finale lieto ma un po’ tirato per i capelli.

Persino i personaggi, pur personificati da un divertente e divertito cast, non brillano rispetto ad altri “sfigati” che popolano il mondo cinematografico del regista (la coppia di ladri in “La Lingua del Santo” o il regista in crisi in “La Passione”).

la sedia della felicità
La sedia della felicità. PhotoCredit: Web

Ma questo è Mazzacurati e quindi “La Sedia della Felicità” non è la solita commedia italiana.

È un film diretto con uno stile che strizza l’occhio ad un certo cinema visionario e comico del passato (il già citato Mel Brooks ma anche Emir Kusturica) e con un umorismo mai invadente, efficace e intelligente.

La sedia della felicità
La sedia della felicità. PhotoCredit: Web

Ed è paradossale, quasi commovente, che Mazzacurati sia riuscito a radunare quasi tutti gli attori a lui più cari: Antonio Albanese che si sdoppia, Fabrizio Bentivoglio e Silvio Orlando protagonisti di uno dei momenti più divertenti, Roberto Citran e Maria Paiato (protagonisti dell’episodio più “quotidiano” e più sorprendente).

Valerio Mastandrea
Valerio Mastandrea. PhotoCredit: Web

E quando si giunge alla parte finale, ambientata sulle Dolomiti e con l’eremita-pittore interpretato da Roberto Abbiati (indimenticabile interprete in “La Giusta Distanza”), sembra di essere giunti all’effettivo testamento artistico del regista.

Un epilogo tra il surreale e l’assurdo, con orsi e sparizioni improvvise, ma anche ricco di calore umano e di bellezza.

La sedia della felicità
La sedia della felicità. PhotoCredit: Web

Un finale che chiude degnamente (e prematuramente, ahimè) la carriera di un grande regista che ha saputo raccontare con il suo punto di vista, forse un po’ critico ma comunque divertito, delle storie indimenticabili, sospese tra il sogno e la realtà.

Carlo Mazzacurati
Carlo Mazzacurati. PhotoCredit: Web

Come il Cinema stesso.

La sedia della felicità
La Sedia della Felicità. PhotoCredit: Web

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