Che sia la versione in tessuto riciclato o quella di Michael Kors, la tote bag è ormai un accessorio che non può mancare nel nostro guardaroba. Comoda, pratica e riciclabile, diventa quell’elemento perfetto per elevare l’outfit. Ne esistono ormai modelli di ogni tipo, e ogni realtà che si rispetti, dalle squadre di calcio ai musei, ha ormai la sua tote personalizzata.
Tote bag, una per ogni evenienza

Nel caso non siate riusciti ad accaparrarvene una all’ultima visita ad una mostra o museo, in commercio ne esistono tantissime. Tra le più amate, soprattutto sui social, ci sono quelle handmade. Alcuni small business, poi, permettono di personalizzarle, magari ricamandole a mano con una scritta o un disegno. Ma come nasce questo accessorio? La parola tote significa “portare”. È comparsa per la prima volta in Virginia nel 1677 e indicava l’atto di trasportare oggetti pesanti. I primi bagagli aperti con due manici erano realizzati in materiali naturali come stoffa o pelli potrebbero risalire, secondo alcuni studiosi, addirittura agli Egizi. Che pare usassero sacche intrecciate per trasportare oggetti quotidiani, i veri antenati delle borse moderne.
Nel XVII secolo si trattava di un oggetto di uso comune: riempita di vegetali, utensili e oggetti da trasportare. Nel 1944, poi, la svolta: il modello Boat and Tote di L.L.Bean, un’azienda di attrezzature per esterni. Serviva a trasportare ghiaccio e attrezzi, e poteva sostenere carichi anche di 500 libbre, poiché realizzato in robusta tela da 24 oncie. Al tempo, sul finire della Seconda guerra mondiale, era una rivoluzione. Il mondo della moda ha poi contribuito a rendere questo oggetto ancora più chic. Negli anni ’70 Longchamp lancia infatti la linea Le Pliage. Fu poi la libreria newyorkese The Strand, negli anni ’80 a portare un modello semplificato in tela, che è quello che utilizziamo ancora oggi. Balenciaga by Demna ha, nella collezione primavera estate 2017, lanciato un modello in stile grande e capiente borsa di IKEA, con gli stessi colori dell’iconica catena di arredamento svedese.
Marianna Soru





