Cinema

“La vita è bella”, la favola tragicomica di Benigni

Guido (Benigni), Dora (Braschi) e Giosuè (Cantarini) in un frame del film "La vita è bella" - Photo Credits: Wikipedia
Guido (Benigni), Dora (Braschi) e Giosuè (Cantarini) in un frame del film “La vita è bella” – Photo Credits: Wikipedia

“Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla. Come in una favola c’è dolore. E come una favola è piena di meraviglia e di felicità.”. Con queste parole ha inizio un film che ha scritto una delle più indimenticabili pagine del cinema italiano, “La vita è bella” (1997) di Roberto Benigni. La pellicola, vincitrice di tre statuette agli Oscar del 1999, ha vinto molti premi internazionali , tra cui il Grand Prix speciale della giuria a Cannes. Con questo film Benigni raggiunge finalmente la maturità artistica dopo “Il piccolo diavolo”, “Johnny Stecchino” e “Il mostro”. Nel suo film il regista toscano affronta il delicato tema dell’Olocausto mettendo in piedi una storia comica e drammatica allo stesso tempo, accompagnata dall’indimenticabile colonna sonora di Nicola Piovani.

Roberto Benigni racconta e interpreta la storia di Guido Orefice, un italiano di origini ebraiche. L’uomo si è appena trasferito ad Arezzo per cercare fortuna. Qui lavora come cameriere al Grand Hotel dello zio, nella speranza di aprire un giorno una sua libreria. Un giorno Guido si imbatte in Dora, maestra delle elementari promessa sposa di un certo Rodolfo, e se ne innamora. Dopo averlo respinto più volte, la donna gli dichiara il suo amore e scappa con lui. Passato qualche anno, ci ritroviamo nel 1944. Dora e Guido sono felicemente sposati con un figlio, Giosuè, quando i nazisti arrivano e li prendono per portarli in un lager. In questa nuova situazione Guido prova a nascondere gli orrori del campo di concentramento al figlio convincendolo che stanno partecipando a un gioco a premi, dove il vincitore otterrà un carro armato vero.

Guido (Roberto Benigni) in un frame del film "La vita è bella" - Photo Credits: malatidicinema.it
Guido (Roberto Benigni) in un frame del film “La vita è bella” – Photo Credits: malatidicinema.it

“La vita è bella”: gli elementi positivi e negativi del film

In questo gioco di premi e sfide Benigni ci racconta l’Olocausto quasi come un gioco visto attraverso gli occhi di un bambino, in questo caso suo figlio, il piccolo Giosuè. La scelta di raccontare una storia drammatica con un tono favolistico e da commedia è vincente, seppur rischiosa. Roberto gioca infatti sempre sul filo del buonismo, ed è molto difficile gestire un tema come quello della Shoah in un film come questo. La leggerezza del racconto nonostante il tema spinoso riesce a coinvolgere spettatori di tutte le età, e rende i grandi eventi drammatici della storia ancora più dolorosi per lo spettatore. La capacità di Benigni di far sorridere e vedere il bello laddove sembra esserci solo il brutto è lodevole, ed è ciò che ha fatto guadagnare alla pellicola l’apprezzamento di tutto il mondo.

Sicuramente però il film ha anche dei lati negativi. Dall’eccessiva presenza di cliché all’interpretazione di Nicoletta Braschi, moglie del regista toscano nella vita e nel film. L’attrice non si dimostra all’altezza del ruolo, regalando una prova attoriale appena sufficiente. La Braschi non riesce a tenere sulle spalle il peso drammatico del suo personaggio, né tantomeno gestire con i giusti tempi le scene comiche. Un altro elemento negativo è sicuramente quello delle forzature storiche inserite dal regista: dalla volontà di non mostrare le brutalità dei nazisti, alla scelta di dipingere gli americani come degli eroi. Infatti a liberare gli ebrei nel film sono gli americani, mentre la storia ci racconta che sarebbe stata l’armata rossa, dunque l’Unione Sovietica, a liberare il fronte orientale. Un falso storico che Benigni sembra aver inserito per ingraziarsi l’Academy.

Giosuè (Giorgio Cantarini) e Guido (Roberto Benigni) in un frame del film "La vita è bella" - Photo Credits: imdb
Giosuè (Giorgio Cantarini) e Guido (Roberto Benigni) in un frame del film “La vita è bella” – Photo Credits: imdb

L’originalità della sceneggiatura firmata da Benigni e Cerami

“La vita è bella” è un film dalla sceneggiatura complessa e ambiziosa. In verità si potrebbe dire che è una pellicola che contiene in sé due film distinti: il primo è la storia d’amore tra Guido e Dora; il secondo è una storia d’amore padre-figlio. Dunque si tratta di una favola che mette al centro l’affetto e dove il tema della Shoah sembra quasi passare in secondo piano. Le due parti del film sono divise da un passaggio temporale che avviene intorno al cinquantesimo minuto. Infatti il salto temporale ci porta a Dora e Guido ormai sposi e con un bambino, che hanno quindi raggiunto il loro obiettivo. Ma quando subito dopo la loro casa viene messa a soqquadro dai nazisti che li catturano, inizia una nuova storia, dai toni molto più drammatici.

Benigni e Cerami hanno saputo legare sapientemente le due parti del film attraverso una serie di elementi seminati nella prima parte e raccolti solo in seguito: dalla conoscenza del Dr. Lessing che Guido ritroverà al campo di concentramento, alla doccia che Giosuè proprio non voleva fare. Ma importanti sono anche elementi secondari che restituiscono allo spettatore delle sensazioni di familiarità, come il singhiozzo, l’iconica frase “Buongiorno Principessa” o la marcia che Guido improvvisa per far ridere il figlio. La grandezza di Benigni è quella di non banalizzare mai il male nel raccontare uno degli eventi più sconvolgenti della storia dell’essere umano. Questo è più di un film sull’Olocausto. È un film sulla voglia dell’uomo di restare aggrappato al bello anche quando di bello non c’è nulla. Perché alla fine dei conti, qualunque cosa accada, c’è sempre un momento della nostra esistenza in cui abbiamo pensato che “La vita è bella”.

Paola Maria D’Agnone

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