Il 26 e 27 gennaio il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen saranno a Nuova Delhi per un vertice che le istituzioni europee definiscono già “storico”. Non solo per la densità dei dossier sul tavolo, ma perché segna il culmine di un anno di intensa diplomazia tra Unione Europea e India. Dopo l’inasprimento dei dazi Usa, Bruxelles è alle prese con una nuova geopolitica del commercio e gli effetti dei nuovi accordi potrebbero essere non solo compensativi ma offrire perfino un valore complessivo superiore. Dopo quasi venti anni dall’inizio delle trattative, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India è prossimo a diventare realtà.
L’obiettivo dell’accordo UE-India è ridurre in modo sostanziale i dazi e aprire nuove opportunità in settori strategici come idrogeno, apparecchiature solari, macchinari e manifattura avanzata. “Il valore strategico dell’accordo”, sottolinea un funzionario, “sta nella possibilità di costruire catene di approvvigionamento più resilienti e meno dipendenti da attori dominanti”.
Con 20 capitoli su 24 già definiti secondo Rajesh Agrawal, segretario al Commercio indiano, le parti puntano a raggiungere l’intesa completa in vista della visita nel subcontinente dei vertici europei – il presidente del Consiglio Ue António Costa e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – già prevista tra il 25 e il 27 gennaio, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della Repubblica Indiana. Per Nuova Delhi, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India rappresenterà il più vasto trattato commerciale mai sottoscritto, e secondo Piyush Goyal, ministro per l’industria e il commercio indiano sarà “la madre di tutti gli accordi”.
Accanto al commercio, il vertice lancerà la prima partnership UE-India su sicurezza e difesa, un passo definito “di portata paragonabile solo agli accordi con Giappone e Corea del Sud”. L’intesa rafforzerà il dialogo sulle principali minacce, aprirà la strada allo scambio di informazioni classificate e potenzierà la cooperazione operativa, dalle tecnologie antidrone alla protezione delle infrastrutture marittime critiche.
Per l’Italia, che vive di export e trasformazione industriale, diversificare non è un lusso ma una necessità. India significa accesso a un grande mercato senza le rigidità politiche della Cina e senza l’imprevedibilità dell’America trumpiana.
L’accordo Ue-India non è un trattato lontano dai problemi reali. È un’opportunità immediata per l’industria italiana, per l’agroalimentare, per il vino, per le Pmi che tengono in piedi il sistema Paese. Se Bruxelles lo firma, l’Italia deve essere pronta a usarlo. Vinitaly in India ha già indicato la strada: presenza, visione, pragmatismo. In un mondo che torna a dividersi in blocchi, chi arriva tardi resta fuori.





