Difficilmente oggi molti possono (o vogliono) ricordare che il Cinema un tempo era una fabbrica dei sogni propensa a tante sperimentazioni. Film come “Il Ladro di Bagdad” è lì a ricordarcelo.

Le fiabe hanno sempre esercitato un potente fascino su registi, sceneggiatori e sognatori di tutto il mondo. Come dimenticare quelle facenti parte de “Le Mille e una notte” che hanno dato vita a innumerevoli film, compresi prodotti animati quali “La Rosa di Bagdad” e il film Disney “Aladdin”.

Non è stato nominato uno dei migliori prodotti disneyani degli anni ’90 a caso, dato che quel film deve molto al gioiellino diretto (tra gli altri) da Ludwig Berger, Michael Powell e Tim Whelan.
Proprio come “La Bella e la Bestia” di Cocteau influenzò l’omonimo cartone animato, “Il Ladro di Bagdad” contribuì a fornire il materiale di base della storia con protagonista Aladdin e soci.

“Il Ladro di Bagdad” è un film che nacque nel 1924, diretto da Raoul Walsh e con protagonista Douglas Fairbanks.

Fu poi soggetto anche di un film del 1961 con protagonista Steve Reeves (oggi su RAI Movie alle 17:50) ma la versione più stupefacente e celebre è probabilmente quella del 1940.
In questo film troverete tutto quello che potete immaginare sulle storie raccontate dalla cantastorie Sherazade: sultani inesperti, visir malvagi, principesse da salvare, tappeti volanti, incantesimi, inganni e ovviamente geni pronti a creare scompiglio.

È comprensibile se uno spettatore contemporaneo, guardando questo film, trovi divertenti e forse un po’ ridicole le trovate visive presenti in un’ora e quaranta fatta di avventure e magie. Bisogna però contestualizzare il tutto all’epoca.
Non starò certo a dirvi che “Il Ladro di Bagdad” non mostra il peso dei suoi anni perché mentirei. Gli effetti speciali, i fondali e persino le dinamiche narrative appartengono a un’epoca cinematografica ormai sparita. Ed è qui che sta il bello!

“Il Ladro di Bagdad” può rappresentare oggi l’occasione giusta per riscoprire un modo di fare cinema che, nel bene e nel male, appartiene al passato. Quando i registi erano ancora succubi dei produttori e dove spesso la forma superava la sostanza.
Ciò non significa però che “Il Ladro di Bagdad” sia un film privo di spirito. In questo film c’è una voglia di sperimentare ma soprattutto d’intrattenere lo spettatore che dovrebbero essere solo esempi per le attuali generazioni.

Nella storia di Ahmad (John Justin), il suo fidato amico Abu (il celebre attore indiano Sabu), il diabolico Jaffar (il sinistro Conrad Veidt) e soprattutto lo spudorato Genio (lo strepitoso Rex Ingram) c’è tutta la potenza del mezzo cinematografico, capace di trasportarci in un mondo pronto a stupirci e incantarci.

In attesa che il mondo riprenda a seguire la sua abituale routine e preparandoci a ritornare nelle sale cinematografiche, perché non recuperate “Il Ladro di Bagdad” per non dimenticare il Perché andiamo al Cinema?

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