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“Lady Mandalorian” e il boobplate

Lady Mandalorian e il boobplate nell’armatura: sì o no?


Per risolvere la vicenda ecco confronto due pareri, quello di Mary e quello di Dario. Un maschio, antropologo anti-sessista e nerd; e una ragazza, femminista nerd e studiosa di sociologa politica.

“Lady Mandalorian’s have boob armour? Oh come on seriously”, così ha commentato Anita Sarkeesian, la fondatrice di “Feminist Frequency“.

Ovviamente i riflettori erano puntati sull’undicesimo capitolo della serie The Mandalorian (il terzo della seconda stagione), nel quale viene introdotto un gruppo di mandaloriani, composto da due donne e un uomo, guidato proprio da una di esse, il personaggio di Bo-Katan, già noto per il suo ruolo nella serie animata The Clone Wars. Il punto della questione? Le armature delle guerriere mandaloriane e la loro palese sessualizzazione, tipica rappresentazione del cosiddetto “boobplate”.

Lady Mandalorian: il parere di Dario

È giusto? È sbagliato? Ci muoviamo su un terreno pieno di mine dove anche gli esponenti del femminismo si trovano contrapposti. È forse sessista sottolinearlo? È un atteggiamento maschilista “mortificare” le forme femminili naturalmente armoniose con un’armatura squadrata, quasi fosse un burqa o una veste da suora? Allo stesso tempo, quanto sessismo vi è dietro l’esatto opposto, ossia l’accentuare quella femminilità, generando quasi una promessa di future “dolci visioni” per il pubblico maschile? E restando all’interno delle ultimissime produzioni dell’universo Star Wars, perché ad esempio il personaggio di Phasma nella nuova trilogia sequel non ha subito questa sessualizzazione?

Lady Mandalorian: dietro le quinte

Tra l’altro, in questi termini, la scelta stessa dell’attrice è molto rappresentativa. Come in realtà lo è la scelta dell’interprete di Bo-Katan, ossia Katee Sackhoff, di certo non nuova a tematiche legate al genere. Una riflessione, per esere almeno accettabile, poi, dovrebbe coinvolgere anche il “dietro le quinte”. Riguardo le scelte di produzione e le scelte di design dei costumisti, sappiamo che si tratta di Joseph Porro e Shawna Trpcic, che è una donna. Infine, parliamo di cultura mandaloriana: quanto ne sappiamo? Quanto è importante in una cultura guerriera la distinzione di genere e che questa distinzione emerga anche prima di una battaglia, in quell’istante nel quale i nemici si guardano un attimo prima di spararsi?

Sappiamo che anche nella serie animata, in un certo modo la principale documentazione sui mandaloriani, in molte scene l’armatura risultava “ammorbidita”. La scelta di riproporla potrebbe essere semplicemente legata al voler restare fedeli all’originale?

Tante domande, troppe domande, ahimè, tutte legittime. Ma proviamo a trovare un filo conduttore, o perlomeno sciogliere qualche nodo.

Uncanny Valley:

Una via interessante potrebbe essere tirare in causa il cosiddetto perturbante freudiano e perché no una sua “deriva”, il cosiddetto uncanny valley (che all’interno di uno Sci-Fi ci sta particolarmente bene). Di cosa parliamo? Di una scelta tutta di marketing. Seguendo la linea freudiana e applicandola alle logiche di mercato la sensazione di estraniamento generata dal non sapere chi ci sia sotto quel casco, anzi, sotto quell’armatura, rischierebbe di danneggiare l’audience, pertanto risulta fondamentale dare sin da subito dei riferimenti.

Ciò incontra perfettamente gli studi sul citato uncanny valley: l’ipotesi presentata dallo studioso Masahiro Mori infatti riporta, su uno studio a campione, una sensazione di familiarità e piacevolezza nei confronti di automi molto antropomorfizzati rispetto ad altri meno umanizzati. Ecco, l’armatura dei mandaloriani, un po’ come quella degli Stormtroopers, probabilmente per motivi tattici, tende a deumanizzare chi la porta, quindi a generare un elemento, appunto, di perturbanza, che in guerra ci sta tutto, mentre negli affari… un po’ meno.

Lady Mandalorian: perchè Katee Sackhoff

Parliamo ora di Katee Sackhoff. Chi è? Potremmo definirla una delle primissime protagoniste di una serie Sci-Fi della storia, assieme all’iconica Amanda Tapping nei panni di Samantha Carter. Katee nello specifico ha interpretto “Scorpion” (Starbuck) in Battlestar Galactica. Perché è importante questo personaggio? Perché in origine, negli anni Settanta, nasce uomo, mentre nell’adattamento moderno è interpretato appunto da una donna, pur mantenendo tutti i tratti caratteriali del personaggio originale.

L’interpretazione della Sackhoff è un palese esempio di capovolgimento di genere che non cambia il risultato finale. L’attrice entra a gamba tesa in un ambiente mediatico, quello del fine anni Novanta/inizio anni Duemila. Un ambiente pregno di stereotipi, ma allo stesso tempo inzeppato di tentativi femministi (probabilmente ancora molto ingenui) di scrittori e sceneggiatori maschi.

Perché parlare di questo? Per aggiungere un’altra domanda alle molte. Potremmo auspicare che la scelta di un’attrice così iconica fosse stata operata ad hoc proprio perché ritenuta impermeabile a questioni legate al sessismo e ad un certo uso del corpo nei media? Katee Sackhoff può ergersi a Totem di un simile spiraglio interpretativo?

Perdonerete in un articolo che poteva dare risposte la grande quantità di domande ma… quando il tema è così delicato probabilmente è meglio fare le giuste (speriamo) domande piuttosto che dare risposte affrettate e di parte. 

Lady mandalorian: il parere di Mary

Come femminista, nerd, fan di Star Wars e fondatrice di BRAVE GIRLS ho voluto dire la mia. Tuttavia, affronterò l’argomento basandomi su altri presupposti.

Possiamo interpretare il fenomeno prendendo in considerazione un passato di rappresentazione della donna nel cinema e televisione. Icone femminili che vanno da Xena a Wonder Woman (che sono anche dei simboli per un certo femminismo) sono esempi di come la sensualità del personaggio non ne leda necessariamente la credibilità. Non è scontato ma anzi, sembra quasi che la esalti. Sia Xena che Wonder Woman sono donne forti, eroiche, giunoniche; ma anche bellissime e sessualmente consapevoli.
La donna quindi, per quanto sessualizzata, emerge in tutte le sue qualità. Qualità che anzi sono parte di un insieme che la comprende come corpo e nella sua corporeità.

La sessualità è quindi in tal caso un elemento di forza e non di debolezza. Il suo abbigliamento è collegato non solo al concetto di Male Gaze ma anche un empowering personale.

Esiste perciò un passato di rappresentazione da cui quindi non si può prescindere. Certo è però che sebbene la sessualizzazione dei loro corpi non leda lo spessore in quanto personaggi, non si può ignorare che la sessualizzazione c’è.

Ci sarebbe da chiedersi quindi: quand’è che l’esaltazione della corporeità è positiva e quando è puro Male Gaze? Perché il rispetto della parità di genere non deve necessariamente andare di pari passo con la mortificazione del corpo femminile.

Perchè oltre all’uncanny valley io vedo anche questo. Ma cos’è esattamente? Per chi non lo sapesse un concetto alla base della teoria femminista è lo sguardo maschile, ovvero il Male Gaze.

Una parentesi sul Male Gaze:

Esso è l’atto di raffigurare l’universo femminile, tanto nelle nelle arti visive quanto nella letteratura, da una prospettiva maschile, eterosessuale. Questo porta spesso, inevitabilmente, ad una rappresentazione delle donne come oggetti sessuali atti a soddisfare lo spettatore maschio. Citando Teresa Cinque nella sua analisi al Corriere:

“Male Gaze è quello sguardo maschile sulle donne che le identifica come oggetti sessuali. È il tipo di sguardo che troviamo nel cinema, in tv e nelle pubblicità. È la ragione per cui nel cinema, in tv e nelle pubblicità le donne sono spesso nude, seminude, provocanti, belle, perfette. Cioe è quell’ingrediente che rende una pellicola, una serie o un programma televisivo più pruriginoso, più invitante, più seducente perché introduce, anche se il contesto non lo richiede affatto una gratificazione, una solleticazione del desiderio. C’è un particolare però, e cioè questa gratificazione e questo desiderio riguardano solo i maschi. In particolare i maschi etero.”

Perciò quel che come femminista voglio criticare non è l’esaltazione della corporeità, che apprezzo. Piuttosto l’esaltazione di un certo tipo di corpo femminile ad uso e consumo dello spettatore maschile, in un’ottica eteronormativa.

Lady Mandalorian, la domanda è: era proprio necessario?

Non è corretto che rendere appetibile il corpo di una donna è sempre congruente all’oggettificazione. Non è corretto nemmeno limitare la sessualità e la corporeità di un personaggio. Tuttavia, nel momento in cui non c’è effettivo bisogno di una simile mossa, non c’è accrescimento nella caratterizzazione del personaggio. C’è solo un tentativo di gratificazione rivolto ad un certo tipo di pubblico.

Non è quindi la sessualizzazione in sé il problema, ma quando questa non è coerente al personaggio né al contesto della narrazione. Perchè quindi avviene?

Si tratta di una strategia di Marketing, come Dario affermava. La volontà di lucrare sugli stimoli sessuali non ha nulla a che vedere con l’ideologia sex-positive. Si tratta di strategie del Capitalismo, che rende anche i desideri merce e trova strategie per venderli. Non c’è bisogno di inserire un “boobplate” nell’armatura mandaloriana. Questa è la differenziazione sulla quale io vorrei porre l’attenzione: sessualizzare non é sempre necessariamente negativo, ma quando questa non ha alcun tipo di apporto positivo alla trama o alla caratterizzazione del personaggio si tratta di pura strategia di Marketing.

Questo avviene per volontà di lucrare eccessivamente sul desiderio, in questo caso il desiderio sessuale. Una strategia che strizza l’occhio ad un Capitalismo di stampo patriarcale che conosciamo bene e vogliamo combattere.

Articolo di:
Maria Paola Pizzonia (Rae Mary)
Dario

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Dario Bettati

Laureato in Teorie e Pratiche dell’Antropologia e laureato magistrale in Discipline Etno-Antropologiche. Studioso e appassionato delle “declinazioni” più contemporanee e "Pop" della cultura e della società, divulgatore scientifico, ma soprattutto un grande e grosso NERD.
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