L’America volta pagina: appello di Biden all’unità nel discorso inaugurale

In una Washington D.C. letteralmente blindata, con più di 26.000 militari ad impedire che si ripetano episodi di violenza, inizia ufficialmente la presidenza Biden.

Lo scenario è a dir poco surreale. 200 mila piccole bandiere americane, silenziose e fragili, al posto delle migliaia di persone alle quali eravamo abituati nel giorno dell’inaugurazione. Poche le persone ammesse all’interno del rigidissimo protocollo di sicurezza.

Alle 17 cominciano ad arrivare gli ex presidenti da Obama a George W. Bush, passando per Clinton

Presente anche Mike Pence nello stesso momento in cui Trump atterra in Florida.

Come era stato ampiamente annunciato Donald Trump non è presente, una forzatura del protocollo presidenziale senza precedenti. L’ormai ex presidente aveva lasciato la Casa Bianca poche ore prima in sordina, ormai lasciato solo al suo destino anche da buona parte del partito Repubblicano. 

Biden arriva alle 17:16, pochi minuti dopo Kamala Harris, proprio mentre comincia a nevicare, regalando uno spettacolo se possibile ancora più suggestivo.

59esima cerimonia di insediamento

Il giuramento di Kamala Harris è intervallato dalle performance di Lady Gaga e Jennifer Lopez. La prima di origine italiane e la seconda rappresentate del mondo ispanico, un segnale di svolta anche in chiave di importanza del ruolo delle donne.

Alle 17:49 Biden giura come 46 esimo presidente degli Stati Uniti d’America e poco dopo inizia il suo primo discorso ufficiale da presidente.

“La democrazia ha vinto”

Dopo pochi minuti Joe Biden, nel suo primo discorso ufficiale, comincia dal ribadire quanto sia importante la democrazia, messa sotto attacco recentemente: “Questo è il giorno della democrazia, Per anni l’America è stata messa alla prova ed è sempre stata all’altezza. Siamo qui a festeggiare non un candidato ma una causa, quella della democrazia. Abbiamo imparato che la democrazia è preziosa, è fragile ma in quest’ora la democrazia ha vinto“.

Il pensiero di Biden va poi all’assalto di Capitol Hill: “Pochi giorni fa la violenza ha cercato di scuotere il cuore di questa nazione, ha cercato di impedire il trasferimento di potere pacifico come abbiamo sempre fatto”.

I ringraziamenti ai predecessori

Biden passa poi ai ringraziamenti agli ex presidenti presenti all’inaugurazione, assenti solo Carter, con cui Biden ha parlato ieri sera, oltre ovviamente a Trump: “Tutti i nostri presidenti hanno fatto il giuramento che ho fatto io ma il futuro dipende da tutti noi e dopo secoli di tribolazione abbiamo ancora tanta strada da fare per arrivare alla perfezione. C’è ancora tanto da fare, da guarire, da guadagnare”.

La questiona razziale

Uno dei punti centrali del discorso di Biden è stato quello del razzismo e dell’uguaglianza sociale, temi cari al neo presidente: “Si sente un grido di giustizia, equità e uguaglianza che echeggia nei secoli. Un urlo di sopravvivenza che non potrebbe essere più disperato che in questo momento, con temi come il razzismo e la supremazia bianca”.

Il richiamo al presidente Lincoln che nel 1863 firmò la Dichiarazione di emancipazione: “Oggi tutta la mia anima è racchiusa in questo causa e chiedo agli americani  di starmi vicino. Insieme possiamo fare tanto, ricostruire e dare la giustizia razziale e l’America può diventare ancora forte”.

Se è vero che c’è ancora tanto da fare non lascia però passare in secondo piano la storica elezione di una donna di origine afro-americana alla vice presidenza: “Qui M. L. King e milioni di persone hanno marciato per il loro diritto al voto e oggi siamo qui insieme alla prima donna eletta alla vice presidenza, non ditemi che le cose non sono cambiate da allora.

L’appello all’unità

Tutto il discorso di Biden ruota intorno al concetto di ricostruzione di un’America divisa in un tentativo di ritrovare una difficile unità nazionale: “Dobbiamo vederci non come avversari ma come vicini, smettere di urlare e abbassare la temperatura.

Senza unità non c’è pace, progresso ma solo rabbia e una nazione di caos. Questo è il nostro momento della storia ma l’unità è quello che ci salverà. Se saremo veramente uniti non perderemo mai.

La frecciata a Trump

Pur non nominandolo mai, Biden non risparmia una frecciata all’ex presidente sulla lotta alla manipolazione dei fatti: “Non bisogna sempre combattere distruggere, dobbiamo davvero cancellare quella cultura in cui le notizie vengono modificate, manipolate o addirittura inventate. L’America deve essere migliore di quello che è adesso”.

Il presidente di tutti

Come quasi sempre avviene in questi casi, Biden assicura gli americani che da oggi li rappresenterà tutti allo stesso modo: “Per tutte le persone che ci hanno sostenuto vi ringrazio, per quelli che non l’hanno fatto dico una cosa ascoltatemi, giudicatemi e giudicate il mio cuore e se no sarete ancora d’accordo con me va bene, non importa. Ma ascoltatemi chiaramente il disaccordo non deve essere tra noi, sarò il presidente di tutti gli americani e mi batterò per tutti allo stesso modo”.

Il messaggio al mondo

Con l’elezione di Biden cambia anche radicalmente l’approccio degli Stati Uniti al multilateralismo e al sistema di alleanze: “Sappiamo che tuto il mondo ci sta guardando, un messaggio per tutti l’America è stata messa alla prova e ci riconnetteremo al mondo per pensare e sconfiggere i problemi del presente. I nostri obiettivi sono pace, progresso e sicurezza. Saremo giudicati per tutto questo, dobbiamo scrivere il prossimo capitolo glorioso della storia di questo paese“.

Un messaggio di speranza

La conclusione del messaggio di Biden è un inno alla speranza, la certezza che per quanto grande sia la sfida, l’America saprà farsi trovare pronta.“Insieme riusciremo a scrivere una nuova storia di luce, di dignità, di grandezza, di guarigione, di bontà e spero che questo possa essere il capitolo che ci ispirerà e guiderà e che assicurerà a tutti che abbiamo risposto all’appello della storia, che durante la nostra vita la giustizia e l’uguaglianza non sono morte ma hanno fiorito.

Questo è quello che dobbiamo fare gli uni per gli altri, dobbiamo risolvere questi problemi del nostro tempo, sostenuti dalla fede in una nazione che tutti amiamo.

Che Dio benedica l’America e che Dio protegga le nostre truppe, grazie America.

Valerio Altieri

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