Nel giorno in cui avrebbe festeggiato il suo compleanno, il ricordo di Massimo Troisi torna inevitabilmente a uno dei suoi lavori più amati: Il Postino. Era il 1994 quando usciva in sala l’opera-testamento del comico dei sentimenti, che riuscì a portare a termine le riprese, ma non a vedere l’opera conclusa. Proprio in questo film Troisi mise tutto il suo cuore e- del resto- fu sua ferma decisione non realizzarlo “con il cuore di un altro”.

Basato sul romanzo dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta (Il postino di Pablo Neruda del 1986), il riadattamento cinematografico ottenne numerose candidature per importanti premi, tra cui ben cinque agli Oscar vincendo come miglior colonna sonora drammatica, oltre alla vittoria di un Nastro d’Argento, un David e tre BAFTA.

Il Postino“, la forza gentile della poesia

Il Postino ph credits isliada.org

Il Postino parla d’amore, d’amicizia e, se si dovesse utilizzare la metafora tanto cara ai suoi protagonisti, questo film sarebbe poesia. Il poeta Pablo Neruda (interpretato da Philippe Noiret) a causa di profonde discrepanze politiche è costretto ad allontanarsi dal Cile ed approda nell’isola di Procida agli inizi degli anni ’50, dove vivrà quasi un doppio esilio confinato in casa con la sola compagnia della moglie e delle numerose lettere delle ammiratrici. Il Mario Ruoppolo di Troisi è invece un giovane dell’isola che si rifiuta di diventare pescatore per non rimanere incastrato a vita tra “reti tristi” come il padre. Inizia così a fare il postino e gli sarà affidato il compito di consegnare la posta- in sella alla sua fedele bicicletta- proprio al poeta esiliato.

L’ammirazione che le donne nutrono verso Neruda e le loro numerose lettere d’amore saranno fonte di curiosità nei confronti di quel “poeta delle donne”. La stessa curiosità che porta il postino a leggerne i versi, a subire il fascino di parole che riescono a dar voce ai suoi sentimenti più nascosti e a voler imparare tutto su quel mondo sconosciuto: la poesia. Neruda– dal canto suo- viene coinvolto dallo stupore da fanciullo che si cela nello sguardo del giovane e tra i due si creerà un legame paragonabile al rapporto allievo-maestro, che culminerà nel momento in cui Mario si innamora di Beatrice (interpretata dall’allora esordiente Maria Grazia Cucinotta) che, alla pari della Beatrice dantesca “suscita un amore sconfinato” diventando il centro di tutti i suoi pensieri. Come un moderno Cyrano, il poeta, con i suoi versi tradurrà in parole i sentimenti del postino, deciso a far breccia nel cuore dell’amata.

Il Postino“, l’eredità poetica di Massimo Troisi

Nel celebrare il compleanno di Massimo Troisi, tornare a Il Postino significa riscoprire una lezione che va oltre il cinema. Nel silenzio dell’isola, tra il mare e le parole di Pablo Neruda, prende forma un’idea rivoluzionaria nella sua semplicità: la poesia appartiene a tutti, si nasconde nel quotidiano, nei gesti timidi, nelle emozioni più pure, nei sogni di chi trova il coraggio di dare voce a ciò che sente. Troisi consegna al suo Mario la scoperta che esprimersi è un atto di dignità, di resistenza contro un’esistenza piatta e rassegnata. Aprirsi agli altri, rischiare, amare e portare avanti i propri ideali diventa una metafora della vita stessa: fragile, imperfetta, autentica. Ed è forse questa l’eredità più importante che Troisi ci lascia nel giorno in cui lo ricordiamo: la certezza che se sapremo trovare la poesia nelle cose semplici, nessuna vita potrà dirsi davvero vuota.

Valeria Devardo