ApprofondimentiAttualità

L’Arkansas vuole negare ai giovani transgender i trattamenti medici: un’altra tra le dozzine di leggi anti-trans

Lunedì, i legislatori dell’Arkansas hanno approvato una misura che potrebbe rendere lo stato il primo nel Paese ad impedire ai medici di fornire determinati tipi di assistenza ai giovani transgender, aggiungendosi a quell’ondata di legislazione statunitense che limita fortemente i loro diritti. Sono, infatti, almeno 80 le leggi restrittive dei diritti dei transessuali arrivate nel 2021. E’ il numero più alto di proposte legislative anti-trans mai depositate in un solo anno. Di recente, Arkansas, Mississippi e Tennessee hanno messo in atto misure che vietano alle ragazze transgender di partecipare a squadre sportive che corrispondono alla loro identità di genere, comprese le squadre extracurriculari ed elementari, medie o superiori: in Tennessee gli studenti devono indicare il loro sesso alla nascita per praticare sport a scuola, mentre in Arkansas la legge richiede che l’identità di genere di una persona corrisponda al sesso assegnato alla nascita. E questo perché, a detta dei legislatori, consentire alle ragazze transgender di giocare con le altre sarebbe discriminatorio per queste ultime. Non bastava. Adesso si aggiunge il fronte sanità: niente farmaci e nessuna autorizzazione a interventi chirurgici. Se il governatore dell’Arkansas farà passare la legge, approvata in modo schiacciante dal Senato dello stato americano con 30 voti favorevoli su 7, i medici non potranno più prescrivere terapie ormonali o bloccanti della pubertà a bambini transgender, né eseguire interventi chirurgici di transizione. Con nessuna possibilità neppure di essere indirizzati ad altri medici per trattamenti specifici. Una proibizione così ampia sarebbe la prima negli Stati Uniti.

I principali gruppi medici hanno affermato che questo disegno di legge è “dannoso” per i bambini transgender che sono già ad alto rischio di suicidio e ora non saranno in grado di cercare assistenza sanitaria che affermi la loro identità di genere. Perché i giovani adolescenti che non si identificano nel loro sesso di nascita affrontano sfide diverse rispetto agli adulti, come il bullismo, il rifiuto, ed altre forme di vittimizzazione. Le associazioni mediche professionali affermano che un’assistenza appropriata può includere assistenza sanitaria mentale di supporto, transizione sociale e bloccanti della pubertà, che ritardano lo sviluppo di caratteristiche sessuali secondarie per dare ai bambini il tempo di prendere decisioni su azioni più permanenti. Il presidente dell’American Academy of Pediatrics, Lee Beers, ha infatti parlato di “discrimination by legislation”: una discriminazione della legge “dannosa in due modi”. In primo luogo, perché “minaccia la salute e il benessere dei giovani transgender; e secondo, mette i politici al posto dei pediatri a occuparsi delle cure mediche di un bambino”. Mentre l’American Civil Liberties Union of Arkansas – organizzazione nazionale che si dedica alla protezione delle libertà personali garantite dal Bill of Rights e dai successivi emendamenti alla Costituzione degli Usa – ha detto che se il governatore repubblicano, Asa Hutchinson, firmerà il disegno di legge, farà causa allo stato. “Le decisioni mediche appartengono ai giovani trans, ai loro genitori e al loro medico, non al governo”, ha aggiunto Holly Dickson, direttore esecutivo dell’ACLU dell’Arkansas, in una dichiarazione a PEOPLE: “Questo disegno di legge è in contrasto con la comune decenza, i diritti umani fondamentali e i consigli di tutte le principali associazioni mediche, per non parlare della legge federale. Cosa potrebbe essere più crudele che tentare di privare un bambino dell’accesso alle cure che potrebbero salvare la sua vita?

Il problema è nel modo in cui vediamo le persone trans. Il problema è nella cultura.

Alla Camera del Missouri, qualche settimana fa, ha raccontato la sua esperienza Brandon Boulware, padre di una ragazza transgender, per anni costretta dai genitori a vestire da maschio. Ha detto che pensava di proteggere lei e i suoi fratelli, “ma alla fine lo facevo solo per proteggere me stesso, per non dover rispondere alle domande, spiegare perché mio figlio non si comportava come gli altri ragazzi; le nostre azioni l’avevano ridotta a uno stato penoso, non aveva più fiducia in nessuno, non aveva amici, non sorrideva più”. Un pensiero, quello di Brandon, comune a molti, perché l’accettazione e il sostegno familiare non sono scontati come dovrebbero: in molti casi si assume una posizione di “controllo” che porta il bambino a non parlare delle propria identità, e questo si ripercuote sulla salute mentale, fisica ed emotiva. I bambini non nascono sapendo cosa significa essere ‘maschio’ o ‘femmina’. Lo imparano dai genitori, da chi li circonda: è il mondo che hanno intorno a condurli in quel processo di apprendimento che inizia presto. Ma le aspettative sociali sull’espressione e il comportamento “maschili” e “femminili” sono quasi sempre rigide, non considerano che il genere non esiste solo in termini binari.

Il rifiuto è dunque automatico, e non è altro che il riflesso della rappresentazione che si è sempre data delle persone trans nella cultura popolare. Dal cinema alla tv, i transgender spesso vengono ridicolizzati, ritratti in modo caricaturale, al punto che l’unica reazione possibile sembra essere il disgusto. In quest’ottica, i media contribuiscono alla formazione di quel filtro attraverso cui vediamo il mondo e le persone che lo vivono, la comprensione che ne abbiamo e il nostro immaginario: tutto ciò che ha contribuito a creare gli stereotipi nocivi che distruggono l’esperienza trans sin dalla giovane età. Ancor di più se è il governo a legittimarli. Secondo il National Center for Transgender Equality, solo Trump, durante il suo mandato, firmò 72 atti discriminatori nei confronti delle persone trans, abolendo qualsiasi riferimento alla comunità LGBT+ dal giorno in cui ha messo piede alla Casa Bianca. Un’avversione che ha raggiunto l’apice con la definizione che il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli USA ha dato di “sesso” sui propri documenti, stabilendo che il “sesso identifica lo stato di una persona come maschio o femmina, basandosi su tratti biologici immutabili“, ed escludendo dunque tutte quelle persone che si identificano in un sesso diverso da quello assegnato alla nascita. La cosa grave è che scelte di questo tipo sono per lo più ideologiche. Non hanno alcuna base scientifica. Ma le conseguenze sono, al contrario, più che concrete: negare i trattamenti sanitari sulla base dell’identità di genere è l’ennesima dimostrazione.

Francesca Perrotta

Back to top button