Cultura

L’arte incantata di Henri Rousseau, la forza pittorica al di là della critica

Henri Rousseau (Laval, 1844 – Parigi, 1910) è stata una personalità centrale della cultura figurativa tra la fine XIX secolo e il periodo delle avanguardie. Divenne famoso per sue le atmosfere oniriche, le foreste e i paesaggi incantati. Sfugge da qualsiasi etichetta, sebbene la sua pittura sia stata in passato vittima di critiche, catalogata banalmente come ingenua e infantile. Ma il modo stesso in cui il pittore è stato interpretato – il più delle volte – è frutto di una serie di malintesi; la forza della sua pittura è infatti espressione di un fenomeno che non ha paragoni nel campo dell’arte tra Otto e Novecento.

Henri Rousseau, pittore francese dalla formazione atipica: un autodidatta in età di pensionamento

Pittore di formazione autodidatta, deve la sua ispirazione ad alcune sue esperienze personali. Durante il servizio militare conobbe alcuni soldati reduci dalla campagna francese in Messico a sostegno dell’imperatore Massimiliano. Furono probabilmente le loro descrizioni di quel paese a ispirare le sue raffigurazioni vivide della giungla, suo tema prediletto. La cosa curiosa è che si dedicò completamente alla pittura solo in tarda età, dopo aver lavorato quasi tutta la vita presso gli uffici daziari di Parigi. Ecco la ragione del suo soprannome: il “Doganiere”.

La produzione artistica di Rousseau

I dipinti del Doganiere furono sin da subito molto originali, tale indipendenza stilistica non consente di inserire l’artista in nessuna tendenza o movimento del periodo. A partire dal 1886, espose le sue opere – tra cui Sera di Carnevale –  al Salon des Indépendants conquistando l’ammirazione di Paul Gauguin e Georges Seurat. Al Salon D’Automne del 1905 espose per la prima volta l’Antilope assalita da un leone (1905). La particolarità di questo dipinto – rispetto ai precedenti – va ricercata nella figura del leone: il felino, raffigurato solitamente dall’artista come animale calmo, assume un ruolo crudele e selvaggio.

Dopo un primo periodo dedicato a ritratti e vedute di Parigi, negli anni Novanta passò alle raffigurazioni fantastiche, caratterizzate da paesaggi tropicali con figure umane che giocano o riposano e animali immobili e vigili. Nel celebre dipinto Il sogno del 1910, rappresenta una figura nuda distesa su un divano in una giungla dai colori vivaci, con piante rigogliose, leoni inquietanti e altri animali; nella Zingara addormentata (1897), una donna riposa nel deserto mentre un leone la osserva incuriosito.

Il rapporto di Henri Rousseau con la critica & con gli artisti

Non pochi lo valutarono come un semplice pittore, privo di qualunque spessore artistico. Alcuni suoi amici pittori fecero di lui una figura comica e patetica. Ma la spontaneità che sembrava debolezza si è rivelata la base della sua originalità. Oggi Rousseau è considerato il più personale e autentico dei naif della pittura moderna. Il suo stile “primitivo” – caratterizzato da colori vivaci, da un disegno piatto e dai soggetti fantasiosi – fu imitato dai pittori moderni europei. Proprio perché “incolto” e privo di regole, Rousseau verrà visto come un artista capace di superare la tradizione attraverso il candore, andando al di là delle regole accademiche. Fu inoltre tutt’altro che sprovveduto, bensì un uomo politicamente attivo e impegnato socialmente.

Di lui si ricorda la partecipazione ai fermenti rivoluzionari dell’epoca. Un tratto che lo accomuna ad un altro pittore socialista, Camille Pissarro, il quale rimase molto affascinato dalla sua pittura di cui esaltò ricchezza del colori ed equilibrio. Il Doganiere diede inoltre importanti contributi alle avanguardie del Surrealismo e del Realismo Magico che trovarono in lui le radici. Un momento di svolta fu l’esposizione del 1907 dove conobbe il critico tedesco Wilhelm Uhde il primo a scrivere una monografia su di lui e che divenne intimo amico. Le cose cominciarono a migliorare e Rousseau iniziò ad essere stimato perfino dagli artisti più giovani: Pablo Picasso ne rimase affascinato a tal punto da ricordarsi dell’opera di Rousseau intitolata La Guerra per la realizzazione della sua Guernica; l’artista italiano Ardengo Soffici infine paragonò le sue opere a quelle dell’antico maestro del Quattrocento Paolo Uccello.

Alessia Ceci

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